DA CASARINI ALLO SCEICCO: STORIE DIVERSE; STESSA MORALE di Giuseppe Pititto Quali che siano gli individui, i gruppi, gli stati-canaglia che, progettando e ponendo in essere azioni distruttive di vite innocenti e di beni-simbolo dell'America, ci hanno resi tutti infinitamente meno sicuri di prima, con peggioramento generalizzato e diffuso della qualità della vita, una cosa appare certa: che costoro sono mossi da odio profondo e sconfinato per quella che, semplificando, possiamo indicare come la civiltà occidentale. L'aver colpito la maggiore potenza economica e militare nei palazzi che ne sono, al contempo, espressione e motore, la minaccia - niente affatto da sottovalutare, per la relativa facilità di metterla in atto - di colpire attraverso la basilica di San Pietro a Roma, il simbolo della maggiore potenza spirituale del mondo, sono la conferma dell'ideologia che ispira e sorregge i nuovi portatori di morte. L'appartenenza al mondo occidentale e alla cristianità diviene marchio di colpevolezza e ragione di definitiva condanna. Si tratta di un'ideologia di fondo comune a movimenti diversi, la cui strategia varia non con riferimento agli obiettivi da colpire ma al prezzo che si è disposti a pagare per farlo. Così se i portatori di morte in America non hanno esitato a mettere nel mucchio la loro stessa esistenza, i cosiddetti no-global non hanno dubbi se si tratta di attentare alla vita di appartenenti alle forze dell'ordine, però immediatamente rifugiandosi nel branco dei complici: Genova insegna. Non è la scala dei valori che distingue Bin Laden da coloro che lanciano sassi e molotov contro le forze dell'ordine ma, semplicemente, la misura del coraggio. Negli uni e negli altri v'è la determinazione di colpire, di eliminare fisicamente chi viene visto come espressione della civiltà occidentale. I seguaci di Bin Laden colpiscono mettendo in gioco la vita, gli emuli nostrani colpiscono mettendo in gioco la vita altrui, preferibilmente quella di poliziotti e carabinieri. E' sconsolante che la sinistra faccia mostra di non capirlo. Non solo: quella commissione presentata come di inchiesta sui fatti di genova, ma in realtà sull'operato della Polizia, che è giunta a sentire chi aveva dichiarato che sarebbe stata guerra allo Stato, l'eliminazione dei vertici della Polizia, le inchieste giudiziarie pendenti su suoi dirigenti ai quali lo Stato avrebbe dovuto mostrare invece gratitudine per averle difese, sono il segno preoccupante che organi politici istituzionali e la stessa magistratura non hanno colto la pericolosità di movimenti operanti in casa nostra sulla base di un'ideologia che non è diversa da quella che ha mosso i portatori di morte a New York. Chi vuole uccidere un poliziotto per quel che gli rappresenta non è migliore dal punto di vista morale, né meno pericoloso dal punto di vista sociale, di colui che si ponga ai comandi di un aereo per farlo schiantare contro un palazzo per quel che questo rappresenta. Quando la sinistra giustifica le ragioni che ispirerebbero i movimenti no global, quando la magistratura, in nome o sotto l'usbergo di formalismi, dà l'impressione di attribuire la colpa di quel che è successo a genova alla Polizia o, in contrasto col buon senso ancora prima che col diritto, accusa di omicidio volontario un carabiniere che ha sparato mentre era sotto tiro assieme ai suoi compagni, viene il dubbio che, consapevolmente o no, si voglia portare il paese sull'orlo di una crisi grave. La tragedia che ha avuto per teatro l'America e per vittima l'intera umanità deve indurre ciascuno , quali che ne siano la posizione politica e il livello di responsabilità, a una riflessione seria, onesta, non più procrastinatribile, sulla potenzialità pffensiva e distruttiva dei movimenti il cui obiettivo sia la guerra alla civiltà occidentale. Sottovalutare il pericolo che questi movimenti rappresentano significa non tenere in conto per un verso l possibilità di una loro involuzione verso metodi di lotta estremi e, per altro verso, che proprio in seno ad essi potrebbero spuntare individui disposti al sacrificio di se stessi pur di colpire lo "Stato nemico". Forse tutti gli Stati sono in ritardo nella lotta al terrorismo. Ma sarebbe suicida per il nostro Paese non stroncare con la determinazione che esige la posta in gioco e che è la vita e la sicurezza di ciascuno di noi, qualsiasi movimento che porti con sé il germe mortale del terrorismo. E, di movimenti siffatti, in Italia, purtroppo, ne esistono.