LE SQUADRACCE DELL'ULIVO DISSOTTERRANO IL MANGANELLO Uccidere un fascista non è reato. Lo slogan, emerso dai meandri tenebrosi degli anni di piombo, è di nuovo risuonato a Milano, in piazza San Babila, nel pomeriggio di sabato. A scandirlo erano un centinaio di giovani dei centri sociali, che si apprestavano ad aggredire un gruppo di aderenti a Forza Nuova, non più di una ventina. Cinque contro uno. Una bella prova di coraggio, secondo la migliore tradizione. Se c'è da menare le mani, a sinistra hanno sempre preferito non correre rischi. Per fortuna, tra gli uni e gli altri, c'era un cordone di poliziotti in assetto antisommossa. Sembrava di essere tornati indietro di vent'anni e più. O forse ci siamo solo illusi di esserci lasciati alle spalle quella stagione. Lo abbiamo visto a Venezia, con l'assalto alla sede della Lega, e soprattutto con la lettera di solidarietà del prosindaco Bettin al linciaggio, per ora soltanto morale, del professor Franco Damiani, che ha avuto l'ardire di ribellarsi alla cultura di regime. Siamo solo all'inizio. Di episodi simili ne vedremo in abbondanza, di qui alla conclusione della più lunga campagna elettorale che l'Italia repubblicana abbia mai affrontato. In fondo, la base giovanile non fa altro che tradurre in pratica, con eccesso di zelo, le parole d'ordine lanciate con garbo squisito da Rutelli Francesco, in arte Hillary (sempre Clinton, ma il ruolo di Bill se l'è già accaparrato Veltroni). Negli ultimi mesi, Forza Nuova, come altre formazioni di destra antagonista, si è distinta per la lotta alla globalizzazione. Sabato, a Milano, alcuni suoi iscritti raccoglievano firme contro l'aborto. Una causa più che rispettabile. Ma gli autonomi, raccolti dietro lo striscione "Assemblea antifascista di via Torricelli", hanno cercato di sprangarli accusandoli di essere razzisti e xenofobi. Come razzista e xenofobo, secondo la propaganda di chi ci governa, è tutto il centro-destra. Lo abbiamo potuto constatare nelle dichiarazioni, quanto meno imprudenti, e mai smentite, rilasciate all'indomani di quel pacco e contropacco rappresentato dal caso Marsiglia, il finto professore veronese che aveva denunciato la finta aggressione. C'è chi parla, e chi agisce. I centri sociali costituiscono una forza organizzata, che conta simpatie nelle istituzioni e nel variegato arcipelago della maggioranza parlamentare. Sono un gruppo di pressione violenta, sono le squadracce dell'Ulivo planetario, sono una specie di "volante rossa" in versione postmoderna. Pronti alla mobilitazione quando ce n'è bisogno, impauriscono, attaccano, ricordano che certe cose non si possono fare. La loro stessa presenza costituisce una sorta di avvertimento. Prosperano infatti nelle città amministrate dalla Sinistra. A Torino, per esempio, si sono moltiplicati con il bebevolo apporto della giunta Castellani, che ha concesso loro spazi pagando salatissime bollette Enel. A Roma e Venezia è lo stesso, e loro provvedono a sdebitarsi come possono. Che i ragazzi in tuta bianca e passamontagna siano in qualche modo funzionali al potere, l'aveva per esempio capito Giacomo Rossano; qualche anno fa, quand'era a Milano, si era addirittura meritato l'appellativo di "prefetto del Leoncavallo". Ordini superiori, e un buon servitore dello Stato non discute. Malraux, che come ministro della cultura non era certo all'altezza della signora Melandri, sosteneva che il fascismo si compone di due cose: il fascismo appunto, e l'antifascismo. Lo stesso potrebbe dirsi oggi per il razzismo, che si nutre di quel che dovrebbe essere il suo contrario. Sotto il velo della solidarietà umana si nasconde infatti un disegno che non è riconducibile ai buoni sentimenti. Nella cultura politica della sinistra, la società multietnica e multirazziale ha infatti sostituito la società senza le classi; in essa confluiscono i frammenti di utopie condannate dalla storia, dall'internazionalismo all'egualitarismo, dalle ideologie della liberazione al terzomondismo. L'immigrato, quale centro simbolico, ha preso il posto del proletario, e dalla sinistra solidale può attendersi i benefici che la classe operaia ottenne dal socialismo reale. Ieri, l'intolleranza si esercitava nell'attesa che cominciasse a splendere il sol dell'avvenire, come in Cina e Cambogia (l'Urss era infatti giudicata conservatrice). Oggi, in nome della fratellanza fra i popoli. Ma i risultati tendono a essere gli stessi, così come l'acquiescenza di politici e intellettuali, che ieri coccolavano Lotta Continua e Servire il Popolo, oggi impazziscono per quei bravi ragazzi un pò turbolenti dei centri sociali. C'è un'altra ipotesi. Forza Nuova ha di recente protestato contro il Grande Fratello, piazzando a Cinecittà, dove il programma viene realizzato, uno striscione con la scritta "Liberate quei cretini". Che all'origine dell'azione punitiva condotta dagli autonomi ci sia un complotto ordito da Mediaset? Renato Besana.