Un libro celebra gli eroi delle tute nere Di Vittorio Feltri Sono già diventati eroi e tra qualche anno diranno ai loro bambini dissimulando l'orgoglio: io quel giorno a Genova c'ero. Stampa e televisione hanno riservato ai giottini indaffarati a spaccare tutto le energie e gli spazi dei grandi avvenimenti. I reduci della manifestazione ora progettano manifestazioni all'altezza della loro gloria. I primi raduni di militanti agnolettini si terranno il 20 agosto ad un mese dalla morte di Carlo Giuliani, martire dell'antiglobalizzazione e dell'ecologia: Sarà la giornata della memoria. Non dimenticare il compagno caduto sotto il fuoco vile dei Carabinieri, pericolosi nemici dello Stato e della democrazia. E non dimenticare che il dovere del militante è menare le mani. Il programma di massima l'hanno annunciato gli stessi fedelissimi di Agnoletto e Casarini: rendere omaggio a Carlo Giuliani sul luogo del supplizio, quindi spedizione in una base Nato, occuparla militarmente, così per non perdere l'abitudine a fare casino. Dalla fase iniziale di riscaldamento, i nostri eroi passeranno al combattimento vero e proprio. Come dire che fino adesso hanno scherzato. La pubblicistica nazionale si è subito adeguata al nuovo clima: Ora si allinea anche l'editoria, capace di compiere miracoli quando c'è di mezzo la migliore gioventù. La Frilli Editore ha mandato in libreria a tempo di record un instant book dal titolo esplicito: "Le quattro giornate di Genova" (l'importante in questi casi è non indulgere all'enfasi, appunto). Vi si narrano le gesta epiche del popolo di Seattle il quale si è liberato dal giogo della Pubblica Sicurezza, dei CC e della Guardia di Finanza, i cui uomini pretendevano con la violenza di impedire la democratica devastazione della città; mercenari spietati e privi d'ogni scrupolo nell'applicazione della legge e nella esecuzione degli ordini. I valorosi giottini, documenta il volume, non solo hanno resistito alla prepotenza degli aguzzini in uniforme, ma alla fine hanno vinto infliggendo alle bande dello Stato una sonora e umiliante sconfitta. "Le quattro giornate di Genova" sono già storia. Nessuno sottovaluti che circa trecentomila piazzisti della guerriglia, armati di spranghe, pietre, molotov e bastoni chiodati hanno tenuto in scacco sette o ottomila agenti e carabinieri: I numeri esprimono la realtà meglio delle parole. Sette o ottomila agenti e militari contro trecentomila ecoangeli non sono riusciti a vincere; e siccome chi perde paga, giusto che siano trasferiti, processati e incarcerati, magari anche frustati. Si arrangino. Hanno voluto stare dalla parte della legge ? Ne subiscano le conseguenze. La prossima volta si uniscano ai santi antiglobal, li aiutino nella nobile causa di sfasciare e incendiare tutto, anche le auto dei poveri allo scopo di affrancarli dalla schiavitù a quattro cilindri. Avranno onori e commemorazioni e lapidi. "Le quattro giornate di Genova", vedrete, diventerà presto se non lo è già un prezioso documento utile ai giottini se allegato alla pratica Inps, per ottenere la pensione: La mutua e l'assegno di disoccupazione ce l'hanno già. Per un paio di settimane intanto regnerà la calma. La rivoluzione è chiusa per ferie, e i rivoluzionari si sono trasferiti sotto gli ombrelloni a godersi il meritato riposo del guerriero. Arrivederci al 30 agosto. Profittiamone per dare un occhiata ai rapporti del Vicinale in cui si lancia l'allarme: le Br pronte a colpire. Uffa. È un anno che Libero, con Renato Farina, lancia inascoltato l'allarme. Vox clamans in deserto. Non c'è da stupirsi che nessuno ci creda e si mobiliti. Negli anni Settanta si accorsero che le Br erano assassini comunisti quando "i compagni che sbagliano" avevano già sequestrato e ucciso Aldo Moro. Fu solo allora, anche per il piacere di entrare nel governo di Solidarietà nazionale, che il Pci e il suo seguito di ammiratori e clienti presero le distanze dai terroristi, trasformandosi con fermezza in diga contro il dilagare della violenza dei loro figli e nipotini.