Milano 001: Il Vapore negli occhi Se in questa città vuoi svolgere attività culturali, se vuoi avere a disposizione un laboratorio di idee e produzione sperimentale, di ricerca artistica e di esplorazione sui nuovi media e linguaggi della modernità, di certo non puoi contare sulle presunte agevolazioni che offre questo recente, e tanto sbandierato, progetto comunale che si chiama la Fabbrica del Vapore: Per prima cosa devi essere un giovane "perbene e normale", parole riportate in data 19 febbraio 1999 dai giornali e pronunciate dall'assessore Scalpelli, grande condottiero del progetto della F. d. V. Devi essere "allineato" all'ipotesi progettuale, cioè sottoposto al severo giudizio di un "comitato dei saggi composto da personaggi di rilevanza nazionale e di chiara fama". Devi avere dei sovvenzionamenti occulti o essere un ricco figlio di papà per pagare gli affitti di mercato dei "moduli" a disposizione. Devi essere per forza "cammellato": a ogni tua sperimentazione, produzione, e manifestazione o esposizione, ti sarà imposto il marchio della F. del V., anche se l'iniziativa dovesse avvenire fuori dal suo recinto. Le attività che svolgerai dovranno collocarsi in una ipotetica e alquanto lacunosa linea di confine tra attività ad alto contenuto artistico-creativo e il mondo della produzione, ambiguità utile a coprire l'unico rapporto possibile tra FDV, giovani e cultura: l?offerta commerciale di "entertainment" ad essi rivolta. Il tuo consumo culturale sarà controllato da sbirri privati, neanche fossi in una banca o in un centro commerciale. Per questi semplici motivi siamo convinti che la Fabbrica del Vapore non sarà risorsa utile alla concretizzazione delle latenti energie creative che non trovano sbocco in città, bensì ed esclusivamente "vapore negli occhi" per quei cittadini "creativi e non" solerti a partecipare a un'inaugurazione, guarda caso, fissata in piena campagna elettorale... Al contrario se in questa città vuoi svolgere attività culturali, di certo puoi ancora contare sulle molte agevolazioni che offrono i centri sociali di Milano e le reti di relazione che li attraversano. Scoprirai che: Chissenefrega se non sei perbene e normale. Non esistono bandi di concorso e quant'altro, c'è sempre stato libero e facile accesso alle attività culturali proposte e prodotte. Altrove in Europa l'hanno capito da tempo: solo la cross-valutazione fra pari, il giudizio reciproco fra uguali, assicura un sviluppo innovativo degli eventi culturali, mediatici, artistici. Se il progetto accende e convoglia energie, cresce e si sviluppa, allora il centro sociale si riempie di corpi e di saperi: non serve nessuna commissione. Non è necessaria alcuna intermediazione economica e tutte le iniziative sono state offerte alla città a prezzi popolari, una politica che di fatto ha costretto anche i luoghi di intrattenimento privati ad abbassare i loro biglietti di ingresso, che, ricordiamo, solo pochi anni fa erano proibitivi. I movimenti culturali più vitali di una città si sviluppano solitamente in maniera informale e irrazionale, proprio quelli contro cui vuole porsi la F. del V., mentre nei C.S. questi movimenti sono sempre stati tutelati, aiutati, con collaborazione reciproca, e soprattutto senza alcuna richiesta di scambio politico. I fermenti culturali più vitali di una città si sviluppano solitamente in maniera informale e irrazionale, attraversando ambiti e canali dispersi sul territorio: nella F. del V., con i suoi filtri d'accesso sulle finalità economiche dell'arte da produrre, questo fattore non è assolutamente considerato, mentre nei C.S. questi movimenti sono sempre stati tutelati, aiutati, con collaborazione reciproca, e soprattutto senza alcuna richiesta di cammellaggio. I centri sociali, secondo il parere di molti osservatori rappresentanti delle più alte sfere intellettuali, sono le nuove camere del lavoro postfordista, veri e propri centri di formazione professionale e di collocamento, (quanti attivisti dei centri sociali sono poi diventati musicisti, artisti, promotori, oppure tecnici luci, del suono, e organizzatori, o ancora esperti del computer, grafici, e inseriti dentro qualche casa editrice) persino gli stessi artisti proposti in questi primi giorni nella F. del V. sono già stati più volte rappresentati nei C.S. milanesi o berlinesi. E questo si è realizzato senza dover ricorrere a stage o a costosi master, ma grazie a un libero scambio dei saperi, orizzontale e gratuito. Corsi di teatro, HTML, Linux, rassegne di cinema, seminari autogestiti, dibattiti su e presentazioni di testi: nei C.S. si fa formazione. Quella stessa per cui la regione spende miliardi europei per inculcare alla gente saperi spesso obsoleti o limitanti, con immane e deprimente spreco dei soldi di tutti. Sottolineiamo che la F. del V. è sovvenzionata con soldi pubblici, non sappiamo quanti ne siano stati spesi, né per le iniziative specifiche, né tantomeno per il progetto complessivo, invece i centri sociali non sono mai pesati, in alcun modo, sulle casse comunali, se non in termini di repressione, per pagare qualche manganello, o qualche aitante questurino. Alla conclusione del suo primo ciclo, il bilancio delle politiche giovanili della giunta Milanese è un deserto d?iniziativa, in cui si profila all'orizzonte questo contenitore di prodotti culturali che di per se potranno anche essere di valore, ma che derivano questo valore da chi ha (spesso inconsapevolmente) contribuito a definirlo in una vita di autoproduzioni, senza ricevere adesso alcun tipo di incentivo o riconoscimento formale al proprio lavoro. In definitiva possiamo proporre ai promotori della Fabbrica del Vapore, di istituire una commissione di controllo etico sulla proposta culturale che si avrà nei prossimi mesi all'interno di tale progetto, formata da un gruppo di attivisti dei C.S. stessi, per monitorare oltre alle attività, anche l'operato della commissione dei saggi, che per il momento non ci è dato di sapere chi siano, anche se alcune informazioni a riguardo sono trapelate, ma essendo un po' troppo assurde, quasi a sfiorare il surreale, preferiamo prima accertarle e quindi rimandarle a un prossimo dossier, intitolato "Il vaporoso progetto della Fabbrica del Vapore". Nel frattempo vorremmo che gli architetti comunali progettassero un possibile ufficio per la nostra commissione, noi pensavamo a una grande bolla di vetro sospesa sopra tutti i moduli, con tanto di piatto adiacente da adibire a eliporto, il modello, chiaramente, è quello del Lingotto di Torino, oh Yeeeesss!! Deposito Bulk