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I percorsi delle Spezie L’iniziativa
Sealine Tirrenica: un gasdotto nel basso Cilento di Romina Fusillo maggio 2010
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“Nel
Cilento dell'anarchia da emigrante Il
metanodotto dell’Iniziativa Sealine Tirrenica e le premesse del progetto Ancora
pochi lo sanno e troppo poco se ne discute. Il basso Cilento è
interessato territorialmente dal progetto “Iniziativa Sealine
Tirrenica” della SNAM Rete GAS S.p.A. per contribuire al potenziamento
dell’approvvigionamento nazionale di gas naturale, con la realizzazione
di un gasdotto che attraverso condotte sottomarine approderà alle coste
cilentane partendo dalla Sicilia, con il suo carico di gas algerino, per
proseguire poi su terraferma, tagliando il Cilento e ricongiungendosi
infine ai gasdotti della rete nazionale lungo la dorsale appenninica, nel
vallo di Diano. L’Iniziativa
Sealine Tirrenica origina nell’ambito delle politiche energetiche che
l’Italia ha intrapreso a partire dal 2000. I cambiamenti climatici e la
necessità di abbattere le emissioni di gas serra in atmosfera possono
essere affrontati con scelte radicali e rivoluzionarie o mirando a qualche
risultato di misura. Molti paesi europei hanno deciso per il primo
approccio, lanciando una poderosa politica a sostegno delle fonti
energetiche rinnovabili (solare, vento, acqua, biomasse ecc.) e del
risparmio energetico, l’Italia ha deciso di puntare sul gas naturale che
rinnovabile non è, ma che rispetto ad altri combustibili fossili
consentirebbe di produrre energia elettrica con minori emissioni in
atmosfera (fonte Edison). In realtà le emissioni di CO2, il
principale responsabile dell’incremento di effetto serra, non sono
ridotte o eliminate, solo si vanta al gas naturale l’assenza di
emissioni di zolfo (fonte Edison). Dunque,
a partire dal 2000, l’Italia ha deciso di investire nel gas naturale,
accrescere l’approvvigionamento e lo stoccaggio non per i consumi
residenziali o industriali, ma per la produzione termoelettrica, con
l’obiettivo aggiuntivo di fare dell’Italia un “hub” del gas verso
l’Europa: l’Italia dovrebbe diventare ponte di collegamento e nodo di
smistamento del gas verso paesi limitrofi ed il mercato dell’Europa
centrale. Sebbene alcuni analisti mettano in guardia circa un possibile
fallimento di quest’ultimo obiettivo, a causa dei costi del gas
destinati a crescere a livello nazionale, la prospettiva è stata tuttavia
sufficiente a dare la stura ad oltre
una decina di progetti di importazione gas, tra cui 9 rigassificatori e 2
gasdotti. Uno
di questi è proprio il gasdotto dell’Iniziativa Sealine Tirrenica che
interesserà il Cilento. L’opera
e gli impatti In
sintesi l’Iniziativa prevede la realizzazione di due tracciati a terra
ed un tracciato sottomarino. Dalla centrale di San Pier Niceto, in Sicilia, il gas algerino ivi stoccato sarà portato attraverso un
metanodotto ad una condotta, fino alla centrale di Monforte S. Giorgio,
sulla costa tirrenica siciliana. Da qui due condotte sottomarine
percorreranno 245 Km di Mar Tirreno per raggiungere la costa cilentana a
Policastro Bussentino. Da Policastro le due condotte, dove il gas è
compresso ad una pressione di 215 bar, risaliranno il fiume Bussento per
circa tre chilometri attraversandone tre volte l’alveo per raggiungere
una centrale di decompressione (terminale di Policastro B.) da realizzarsi
a poche centinaia di metri dal corso d’acqua e da insediamenti
abitativi. Le due condotte occuperanno una fascia servitù di 74 m e una
fascia di terreno più ampia sarà probabilmente interessata dai lavori in
fase di esecuzione. Dalla centrale partirà un ulteriore tracciato, in
condotta unica e con una pressione di ‘trasporto’ dimezzata, che
raggiungerà la centrale di Montesano sulla Marcellana. Quest’ultimo
tratto del metanodotto è stato oggetto di variante rispetto al progetto
originario (come vedremo tra breve). Il
gasdotto Sealine Tirrenica non servirà per la ‘metanizzazione’ del
Cilento, semplicemente attraverserà il territorio cilentano, con
conseguenze per nulla trascurabili, per portare il gas alla rete
nazionale. Il
progetto presentato da SNAM Rete GAS a giugno del 2008, e per il quale era
stato redatto opportuno Studio di Impatto Ambientale o SIA (doc.
07205-E&E-R-0-001), prevedeva per la porzione terminale in Campania, a
partire dalla centrale di decompressione di Policastro B., lo sviluppo del
tracciato per gran parte in destra orografica del Bussento, fino
all’allaccio alla rete nazionale a Padula, destinazione quasi subito
cambiata con la centrale di Montesano sulla Marcellana, per una
percorrenza totale di circa 45 Km. A questa prima modifica, documentata in
una integrazione al SIA del maggio 2009, ha fatto seguito una più
consistente modifica del progetto con la formulazione di un tracciato
alternativo per il tratto tra Policastro e Montesano sulla M. Il
tracciato alternativo è proposto da SNAM in nuovo SIA, datato novembre
2009, in risposta alle osservazioni e agli approfondimenti tematici
richiesti dalla Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare. Il nuovo tracciato, quello che
per ora è al vaglio della Commissione, lascia invariato il tratto di 3 km
lungo il fiume Bussento; propone l’utilizzo della tecnica del
microtunnel (una “micro” galleria sotto l’alveo bagnato del fiume)
per uno dei 3 attraversamenti del Bussento, mentre due restano a cielo
aperto con deviazione delle acque in fase di posa in opera ecc; piega
verso l’abitato di Santa Marina ed attraversa i territori dei comuni di
Santa Marina, Tortorella, Vibonati, Casaletto Spartano, e Casalbuono per
‘bucare’ con un nuovo microtunnel (lunghezza prevista 1200 m!)la
dorsale di Monte Cocuzzo e raggiungere infine Montesano sulla Marcellana. Il
nuovo tracciato è stato proposto da SNAM “al fine di ridurre al minimo
l’interferenza dell’opera con il territorio del Parco del Cilento e
Vallo di Diano” – PNCVD (doc. 07205-E&E-R-0-1002). Questo
è sufficiente a rendere sostenibile e ambientalmente compatibile
un’opera di tale portata? Nominalmente l’interferenza con i limiti
dell’area protetta è ridotta da circa 5,5 Km a 780 m nel nuovo
tracciato, ma l’intero tracciato del gasdotto va ad interferire con un
territorio che, a parte i limiti amministrativi del Parco Nazionale,
rappresenta un contesto di rilevanza nazionale per la conservazione della
biodiversità, di pregio naturalistico e paesaggistico riconosciuto a
livello mondiale. Infatti, il territorio impattato dal gasdotto, sebbene
in area contigua al PNCVD,: -
è parte di una delle 36 aree prioritarie per la conservazione della
biodiversità individuate dal WWF nella Ecoregione Mediterranea, ovvero di
zone in
cui sono concentrati i valori di biodiversità caratterizzanti l’ecoregione; -
è parte di un territorio più ampio riconosciuto patrimonio mondiale
dell’umanità dall’UNESCO e designato Riserva di Biosfera dalla stessa
UNESCO, - è interessato dalla presenza
di siti di importanza comunitaria (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS),
aree designate per contribuire alla creazione della rete ecologica europea
Natura 2000, al fine di mantenere o favorire o ripristinare uno stato di
conservazione favorevole per gli habitat e le specie di fauna e flora di
interesse comunitario. La rete Natura 2000 obbliga gli Stati membri e gli
enti gestori ad implementare opportune misure di conservazione, tutela e
gestione nei siti al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato; - rappresenta un’importante
porzione dell’area centrale (core area) di distribuzione di uno dei mammiferi carnivori a maggior
rischio di estinzione in Italia, la lontra (Lutra lutra) e come tale priorità per la conservazione della specie
a scala nazionale; In
questo senso il nuovo tracciato lascia invariati gli effetti per le
componenti naturali e l’impatto paesaggistico del vecchio tracciato, che
semmai possono risultare addirittura aggravati rispetto al progetto
originario. Le
aree boscate interferite dalla condotta passano da 18,4 Km a 17,5 Km nel
nuovo progetto, con appena una riduzione del 5%, e si stima che l’opera
comporterà la rimozione di 28603 alberi!!! I corsi d’acqua attraversati
o alterati longitudinalmente e nella fascia
riparia, sono diventati 6 nel caso del nuovo tracciato: oltre il fiume
Bussento, ricordiamo il T. Iunda ricadente nel SIC “Basso corso del
Fiume Bussento”, il T. Gerdenaso, il torrente Sorgitore, il fiume
Calore-Tanagro. Tutti questi corsi d’acqua rappresentano sistemi
fluviali di elevata integrità ecologico-funzionale: essi costituiscono
habitat fondamentali per molte specie tra cui alcune, ad esempio il
gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes) ormai presente in Cilento solo lungo il
T. Rio Casaletto-Sorgitore ed il Bussento; in tutti questi corsi d’acqua
è presente stabilmente la lontra, anche se il SIA dello SNAM lo ignora!
Queste specie, a cui andrebbero aggiunte altre specie indicatrici e con
particolare esigenze ecologiche, ad esempio la lampreda di ruscello (Lampetra planeri), ormai rarefatta a livello nazionale, e gli
ambienti fluviali che le ospitano, costituiscono elementi portanti di
quella riconoscibilità e qualità naturalistico-paesaggistica che
rappresentano la principale ricchezza (anche in senso economico) cilentana.
Un
dorsale come quella di Monte Cocuzzo, importante anche per
l’approvvigionamento idrico delle popolazioni locali, sarà addirittura
trivellata. Il nuovo progetto lascia invariata la porzione di tracciato
nel tratto di foce del Bussento, ricadente in area SIC (SIC IT8050007
“Basso corso del fiume Bussento”) e in area ZPS (IT8050047
“Costa tra Marina degli Infreschi e Policastro B”), mentre altri siti
di importanza comunitario saranno interferiti dal progetto: SIC IT8050022
“Montagne di Casalbuono” per ben 12 Km, e il SIC IT8050019 “Lago
Cessuta e dintorni”. La posa in opera del
gasdotto comporta il taglio di alberi, la movimentazione e asportazione
del suolo fertile (anche se assicurano che sarà accantonato e
riposizionato a conclusione lavori), l’alterazione morfologica,
strutturale ed ecologico-funzionale dell’alveo fluviale e la
destrutturazione della fascia riparia con perdita di habitat (vegetazione
ripariale). Il gasdotto comporterà l’espropriazione di aree agricole e
l’istituzione di fasce di servitù. Il tracciato interferirà con alcune
sorgenti che alimentano numerosi abbeveratoi e case rurali e con altre,
invece, che alimentano acquedotti comunali. È il caso della sorgente
Fontanelle, ad esempio, che alimenta l’acquedotto comunale che fornisce
il servizio idrico a diverse contrade nei pressi del comune di Casaletto
Spartano. Le operazioni di perforazione e le attività legate alla
realizzazione ed esercizio dell’opera in questione potrebbero innescare
modifiche sostanziali delle caratteristiche di flusso con conseguenti
deterioramenti fisici dell’habitat, sia diretti (allontanamento
dell’acqua sorgiva), sia indiretti (aumento delle torbidità con
conseguente peggioramento dello stato qualitativo delle acque sorgive). La
centrale di decompressione non può dirsi un opera ad impatto
trascurabile, se si considerano l’impatto visivo e paesaggistico, le
emissioni (anche odorose), l’effetto psicologico di un territorio di
pregio naturalistico, violato da infrastrutture industriali. La
SNAM Rete GAS nel SIA presentato lo scorso novembre, sostiene in diversi
passaggi che il principale impatto dell’opera consiste in una perdita
temporanea di habitat e che il disturbo sarà limitato temporalmente e
spazialmente. La temporaneità suppone la possibilità di un totale
ripristino delle condizioni originarie, e assume che i tempi di recupero
siano tanto brevi da rendere trascurabili gli impatti. È evidente che
questo non può essere valido in generale. Il taglio di ampi tratti di
vegetazione arborea lungo i corsi d’acqua, ad esempio la rimozione di
boschi ripari a pioppi e salici o ad ontani, richiederà diversi anni se
non decenni per tornare nelle condizioni originarie, ammesso che le
alterazioni della morfologia delle sponde e dell’alveo lo consentano.
Durante questo periodo potranno innescarsi effetti a catena sugli
ecosistemi e le biocenosi che non si tenta neppure di prevedere nel SIA,
ad esempio predisponendo un adeguato piano di monitoraggio. Inoltre, il
SIA non produce evidenze oggettive a sostegno dell’asserzione che il
disturbo non porrà a rischio popolazioni locali di alcune specie con
areale molto circoscritto, quale ad esempio il gambero di fiume. La SNAM
propone inoltre misure di mitigazione e ripristino che appaiono, in molti
casi, inadeguate o insufficienti. Sono considerate opere di mitigazione:
deviazione dell’alveo (!), realizzazione di soglie, dighe e difese
spondali nei corsi d’acqua attraversati dal metanodotto. È considerata
opera di ripristino la realizzazione di interventi per la protezione
meccanica della condotta. Le soglie e le dighe, anche a protezione della
condotta, rappresentano interventi che impattano ulteriormente i corsi
d’acqua, trattandosi di opere trasversali che interrompono la continuità
longitudinale del corso d’acqua, limitando la mobilità della fauna
ittica e di altre specie acquatiche. La realizzazione delle difese
spondali non rappresenta un ripristino della situazione originaria, si
tratta di sponde artificiali. Nel caso degli attraversamenti dei torrenti
Iunda, Sorgitore, Gerdenaso e Calore le opere di ripristino prevedono
ricostruzione in massi delle sponde ma senza prevedere nessun inerbimento
né piantumazioni arboree. La
Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente ha richiamato la necessità
di analizzare e valutare tracciati alternativi che interessino zone meno
(rispetto alle aree interferite nel primo progetto) sensibili e che
seguano margini o elementi lineari esistenti per minimizzare gli effetti
di frammentazione degli ecosistemi. Il SIA presentato lo scorso novembre
non sembra rispondere adeguatamente alla richiesta del Ministero. Infatti,
non dimostra che il tracciato finale proposto è il migliore in una rosa
di alternative prese in considerazione; né la SNAM mostra di cogliere
l’invito del Ministero a rivolgere l’attenzione ad aree meno
sensibili. Il
nuovo tracciato è solo esterno al parco, non attraversa aree meno
sensibili. Le
conclusioni La
scelta del tracciato da parte di SNAM non è evidentemente la migliore
possibile. Sembra proprio che ci sia stato un particolare impegno a
scegliere un territorio tanto pregiato, tutelato e vincolato. L’opera
non porterà alcun vantaggio immediato per il territorio e per i cilentani,
né la metanizzazione né il lavoro. La posa in opera della condotta
richiede infatti manodopera altamente specializzata, che per la gran parte
proverrà da fuori. Al più, la manodopera locale potrà essere coinvolta
in lavori collaterali di ripristino, di durata necessariamente limitata.
Inoltre, potrà produrre localmente ricadute deleterie per le popolazioni
(vedi i potenziali effetti sull’alimentazione degli acquedotti
comunali). Al
contrario, l’opera, avendo un impatto diretto, percettibile e
persistente, almeno nel medio periodo, sugli elementi naturali e
paesaggistici caratterizzanti e qualificanti l’area, andrà a minare le
scelte di sostenibilità già intraprese e il faticoso investimento nelle
ricchezze naturali e nella vocazione turistica, operato negli anni dalle
comunità locali. Oltre
ai rischi intrinseci connessi con gli impatti dell’opera, consentendo un
progetto del genere in un territorio tanto tutelato e di tale pregio si
rischia di creare un pericoloso precedente per il Cilento e per territori
con condizioni simili. Per il Cilento potrebbe voler dire nel futuro
rendere più frequente e semplice l’approvazione di altre opere
infrastrutturali ed industriali, che caduti i tabù della tutela e dei
vincoli, potrebbero fiorire in un territorio purtroppo affamato di lavoro.
Ma nessuna attività industriale, nessun lavoro ripagherà la perdita
irreversibile di quelle ricchezze che fanno del Cilento un territorio
unico e patrimonio mondiale, e che rappresentano l’unica eredità, anche
economica, per il sostegno delle generazioni future nell’area. Ad
oggi, i comuni del basso cilento i cui territori saranno attraversati dal
gasdotto dell’inizitiava Sealine Tirrenica hanno deliberato contro la
realizzazione dell’opera, invitando anche altri comuni marginalmente
toccati dal progetto a sostenerli. Un
comitato di cittadini ed associazioni, il comitato COSTA, è stato inoltre
costituito per contrastare l’opera ed informare le popolazioni. |
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