Ottobre 2011 -
Ricucire le crepe
Chi non si e' ancora accomodato in qualche angolino di questa societa` in
decomposizione accelerata, ed e` quindi ancora alla ricerca di una dimensione piu`
esplorativa dell'esistente, fara' meglio a drizzare le uege.
L'esistente e' sconfinato, e non basterebbe una vita per esplorarlo tutto: per questo
abbiamo bisogno di appigli, di una buona mappa - dove siano indicati gli angoli pulsanti, perche`
tutti sappiamo che non sara` in mezzo alla noia di un deserto relazionale che troveremo
il bandolo della matassa .
Gli appigli sono quello spazio di condivisione in cui si puo`
sperimentare una relazione. Essere pronti a cogliere gli appigli diventa una qualita` importante
quando ti trovi di fronte a muri impenetrabili.
Ma cogliere gli appigli implica una certa pratica, e liberta`, mentale.
Intanto occorre guardare al di la' del proprio naso.
In seconda istanza, per sperimentarsi insieme occorre disporre del proprio tempo.
Inoltre, implica avere del coraggio, qualita` assolutamente non richiesta quando si rimane in
tutto e per tutto all'interno dei meccanismi della societa` ordinaria - esercizi
di teoria e prassi della rivoluzione, a parte.
L'iperflusso di informazione che ci turbina intorno porta inoltre i piu` all'immobilismo,
a perdere di vista un loro punto di partenza.
Tanto piu` sono frastornati da notizie e informazioni, tanto piu` si ritengono impegnati
e solidali con questo o con quello, e tanto piu` si ritrovano sempre allo stesso punto:
ad esser maligni, uno potrebbe pensare che in fin dei conti, gli va bene cosi... ma non
siamo maligni (non e' vero) e preferiamo pensare che, nonostante gli anni passino in fretta e
nulla di buono sembra profilarsi all'orizzonte, le cose stiano andando per il meglio: la
crisi che acuisce i conflitti sociali, la val susa dove c'e' una valle intera in lotta, ed altre amenita'
del genere buone giusto per le litanie della domenica.
Chi non trasmette nessuna scintilla vitale (chiamo cosi' quell'unione instabile
tra teoria e pratica, amore e odio, passione e razionalita') deve essere un morto che
cammina... non sta a noi donargli la vita; ma son certo che a lungo andare, convivere lungo
tempo nelle vicinanze di tali mostri sia altresi' nocivo. Occorre disfarsene al piu` presto.
Trovare il proprio punto di partenza, e da li' delineare il proprio percorso e' l'unica chiave
che puo` permetterci di entrare in relazione con gli alri. Prescindendo da questo, si arriva
al triste rituale in cui, non sapendo che cazzo dirsi, perche` non sai chi hai davanti, invece di
passare del tempo a conoscersi, trovare ognuno gli appigli negli altri, investire delle energie in
qualcosa che potra' dare i suoi frutti, c'e' sempre chi "spinge l'acceleratore". La macchina
non e' ancora partita, i pezzi sono ancora smontati ma intanto ti sorbisci un primo pippone. Poi
un secondo. Si alternano i vari maniaci della parola, fino allo sfinimento.
Basterebbe metterli a tacere, gli "oratori". Ma il silenzio che si produce, genera ansie. Ecco li'
le prime crepe... nervosismo che monta...
Stare in silenzio per dieci minuti, ognuno a pensare al proprio, di filo logico, magari dopo aver
ricevuto un qualche input; e solo dopo, parlare.
In caso di gravi intossicazioni, specie croniche, da parlantina propongo che il silenzio sia
protratto piu` a lungo possibile. Dopo, supponiamo, un'ora di silenzio, la prima cosa che
ascolti deve essere sensata se no ti girano veramente i coglioni.
E di questo se ne accorgera' anche il parlatore piu` incallito.
Per comunicare ci vuole un minimo di concentrazione ed attenzione.
Per informare non e' richiesto nulla,
Se i momenti di socialita` che ancora riusciamo a ritagliarci vengono rintuzzati
da aggiornamenti sulla situazione X,Y,Z. Resoconto dei fatti. Informazione, informazione e ancora
informazione, allora c'e' un grave problema. Qualcuno deve aver confuso la propaganda del
fatto con il fatto della
propaganda.
Febbraio 2011 - sul disastro nucleare
Nella notte tra Domenica 6 e Lunedi 7 Febbraio in Val Susa è transitato un treno carico di scorie, partito da Saluggia
(provincia di Vercelli) e diretto in Bretagna a Le Hague, dove esiste un centro per il riprocessamento del
combustibile radioattivo. Questi treni da oltre vent'anni transitano
in gran segreto nelle giornate e nelle ore in cui il traffico ferroviario è ridotto, con un ingente schieramento di forze armate e
tecnici addetti alla sicurezza del convoglio. Arrivato alla stazione di Chiusa Condove, in Val Susa, è incappato in un presidio di circa una
quarantina di persone che hanno provato a bloccarlo. L'intervento di circa duecento tutori dell'ordine ha riportato alla "normalità"
la tranquilla stazione di Chiusa Condove. Il convoglio è potuto arrivare alla frontiera con la Francia, lì preso in consegna dai
tutori d'oltralpe.
Due persone sono state arrestate e ventinove denunciati. giornalate hanno parlato di
attentato alla sicurezza dei trasporti.
Le scorie sono arrivate a destinazione, e tra qualche mese, dopo essere state riprocessate, ritorneranno
in Italia con la medesima trafila. Per circa un anno continueranno i viaggi tra Saluggia e Le Hague, viaggi che sono cominciati vent'anni
fa. In questi tempi in cui il nucleare torna di moda, risulta utile chiarirsi le idee con dati alla mano su che significa produrre, nel nostro caso
aver prodotto trent'anni fa, energia
dall'atomo. Soprattutto dal momento che il problema delle scorie viene sottaciuto e minimizzato negli enfatici dossier pro-nucleare.
A genova, durante il festival della scienza - sponsorizzato principalmente da Enel - ci è capitato di assistere incrudeli a
proiezioni audiovisive in cui il problema delle scorie veniva graficamente minimizzato nei termini di un ditalino procapite di scorie ogni
anno... cosa volete che sia...
Sempre a genova, a pra, gli abitanti issano striscioni "adotta anche tu un container radioattivo" dopo la scoperta di un container carico
di cobalto depositato nei piazzali del WTE. Il problema della fuga radioattiva, a detta del fisico che l'ha rilevata
"la più alta mai rilevata in italia" è stato tamponato con l'interposizione di svariati containers pieni d'acqua.
Avendo a disposizione dei contatori geiger si potrebbero avere dati più allarmanti, ma il problema non è l'allarme in se, ma se qualcuno è in
grado di sentirlo. Da questo puo' dipendere la possibilità di incidere sulla propria e l'altrui vita. Di fronte a milioni di persone ben
consapevoli che il nucleare sia presente nelle nostre vite, solo poche sono disposte a mettersi in gioco. In Francia e in Germania i
passaggi dei treni cosiddetti "castor", carichi di scorie radioattive, incontrano sul loro passaggio una resistenza ed eterogenea.
contadini hanno gettato i trattori in mezzo alla strada spaccando le chiavi dentro i blocchetti dell'accensione
per impedire che venissero spostati;
la gente ha tolto i sassi dalla massicciata per bloccare questi treni super pesanti, a cui letteralmente è venuta a mancare
"la terra sotto i piedi"...
come è successo durante la lotta contro la TAV in Val Susa, sono stati gli abitanti dei paesi ad avere un sussulto
di vitalità: a uscire tutti dalle case, a riversarsi in strada, ad organizzarsi rendendosi conto di essere loro stessi a dover determinare
la sorte dei territori in cui vivono.
Alla sera, non alienandosi davanti al televisore di fronte a puttanate di ogni sorta, si può scendere
in strada con i vicini e con gli amici, semplicemente vivere, ma con una qualità differente.
Riportiamo il resoconto sul blocco del treno Castor in ValSusa fra il 7 e l'8 febbraio 2011.
Girava voce di un passaggio, fra il 6 e l'8 febbraio, di un treno castor in piemonte, in direzione della francia. Nella giornata di domenica sono
arrivate informazioni più precise che individuavano il passaggio del treno nella notte. Si è cercato di divulgare la notizia più rapidamente
e diffusamente possibile, ed è stato convocato un presidio a partire dalla mezzanotte alla stazione di Chiusa Condove (Val Susa). Erano presenti
al presidio circa 40 persone, di cui la maggior parte anarchici, e qualche valligiano. Nel giro di poco tempo il presidio è stato circondato
da un gran numero di sbirri, circa 200. Alle tre e mezzo, in prossimità dell'arrivo del treno, la digos ha cercato di allontanarci dalla linea
ferroviaria. Nonostante l'inferiorità numerica, abbiamo provato a bloccare i binari con dei copertoni e la polizia ha subito caricato da
diversi lati il gruppo. Abbiamo ritenuto fosse necessario azzardare e tentare comunque di opporci, ben coscienti di quello cui andavamo incontro,
spinti da una giusta tensione etica. Alcuni compagni sono rimasti feriti e sono state fermate tre persone. Nella mattinata due dei fermi si
sono tramutati in arresto. Per più di due ore la polizia ha sottoposto l'area a un completo controllo militare, tenendo in stato di fermo
29 presidianti, poi identificati, perquisiti e denunciati, e chiudendo le statali di accesso alla zona. Alle 4 e 30 circa è passato un primo
convoglio a velocità sostenuta, composto di motrice elettrica, vagoni passeggeri vuoti e fra essi il contenitore delle scorie. Verso le cinque
è arrivato un secondo convoglio che ha sostato in stazione fino alle 6. Questo secondo convoglio era formato da una motrice diesel e vagoni
passeggeri con a bordo vigili del fuoco, tecnici e agenti antisommossa. In coda, un vagone aperto portava qualcosa che somigliava a un'antenna.
Durante la sosta i tecnici sono scesi in modo concitato dal treno e hanno esaminato attentamente i binari. Alle ore 6 il secondo treno è tornato
indietro. Secondo informazioni che abbiamo ricevuto, anche il primo avrebbe fatto lo stesso. Infatti, tra il passaggio del primo e del secondo
treno, pare ci siano stati almeno due blocchi con materiale incendiato sui binari. I treni sono ripartiti in mattinata e, secondo il sito "sortir
du nucleaire", arrivati con 4 ore di ritardo alla frontiera. Anche il traffico ferroviario della mattinata ha subito delle ripercussioni.
Questi trasporti di materiale altamente radioattivo, dei quali la popolazione è tenuta all'oscuro, proseguiranno per circa un anno tra il
deposito di Saluggia (Vercelli) e la Bretagna. Esprimiamo solidarietà ai nostri compagni arrestati, Guido e Arturo, da sempre impegnati nella
lotta contro le nocività e questo miserabile esistente. Riteniamo che questa lunga notte di lotta sia servita ad evidenziare la costante
presenza del nucleare nelle nostre vite e nei nostri territori e a dimostrare che anche in pochi è possibile agire. Ci auguriamo che
questa sia un'occasione per tanti di prendere coscienza della gravità della situazione e dell'urgenza di opporvisi, confidando, quindi, di
essere in molti di più la prossima volta.
2009
La Val graveglia, entroterra chiavarese, confina con la provincia di parma al passo del biscia, un altopiano un tempo terra di pascoli e alpeggi, oggi perlopiu' abbandonato a turisti domenicali per i quali c'e' chi prevede l'installazione di aiuole attrezzate stile autostrada per non poggiare il culo sull'erba umida di piscia di cavallo.
Abitanti del biscia risultano essere proprio gli equini, approdati li'per comodita' di proprietari che videro di buon occhio l'idea di averli bradi senza accollarsi gli oneri del mantenimento, andando di tanto in tanto a prendersi i puledri. Si sa che i cavalli amano scorrazzare per le vallate e sono refrattari ad un contatto con il (losco) bipede addomesticatore. Amanti delle castagne, ogni tanto hanno razziato i cavoli dei vicini, suscitando l'ostilita' degli abitanti dei paesi limitrofi, arzeno in testa, uno dei paesi piu'colpiti.
Da un po'di tempo le pressioni per risolvere quello che e'diventato un problema hanno portato ad organizzare battute di cattura e molto probabilmente abbattimento â che hanno avuto fino alla scorsa settimana esito negativo: riuscivano a spuntarla i cavalli del biscia, e a sfuggire alle grinfie dei tex di turno.
Ma in questi giorni qualcosa e'cambiato, in fretta e furia e' stato montato un super recinto anti sfondamento, i cavalli sospinti e chiusi dentri in attesa di ⦠abbattimento? Adozione?
Queste sono le uniche ipotesi che comune, provincia, parco e regione sono riuscite a partorire.
Il sottosegretario alla salute prima di questa cattura si e' opposto all'abbattimento, proponendo l'adozione e comunque il mantenimento di una parte selvatica come gia' avviene in piemonte, in maremma, in sardegna... praticamente ovunque vi siano le condizioni di pascoli ampi.
Altre associazioni locali si sono proposte per l'adozione: risulta piu'semplice privare della liberta' i cavalli del biscia sparpagliandoli in box, stalle e piccoli recinti piuttosto che intervenire proteggendo gli orti e costruendo dispensatori di cibo per il periodo nevoso per rendere possibile la convivenza.
Dal punto di vista economico quella degli equini e' una vicenda di poco conto. Se strade e ponti che sono un insulto al paesaggio e al buon senso consentono la ridistribuzione in poche tasche di commesse milionarie favorendo il business â a partire da chi sventra le montagne per la sabbia e ghiaia dell'industria del cemento fino ad arrivare ai renzo piano di turno -, i recinti degli orti degli abitanti di arzeno finanziati per il 50 % dalla comunita'europea sono un affare ben misero.
Sappiamo bene che il denaro non e'il problema, e che quando serve lo si trova sempre... il finanziamento di 80000 euro annui alle parrocchie del comune di Ne potrebbe ben essere devoluto, ricordandosi un po'meglio che a riscaldare il bambin gesu' nella grotta non era una stufetta elettrica e questo natale chi riscaldera' il bambin gesu' se non il cavallo del biscia?
Sabato 5 alle ore 15.00 si terra'a Conscenti un'assemblea tra tutti quelli interessati ad affrontare e risolvere il problema nel modo migliore, anche per i cavalli.
Invitiamo espressamente gli amministratori attuali, passati e futuri della vallata ad essere presenti al dibattito, per dare concretezza a quella âdemocrazia partecipataâ che tanto alberga nei loro come nei nostri cuori.
Alcuni abitanti della valle
Dal 24 al 31 Luglio : Inizio cantiere (volantino in PDF)
Dal 24 al 31 luglio abbiamo l'intenzione di mettere mano a una parte della casa su cui finora non e'stato fatto alcun intervento, e che si trova a rischio di crollo. Questo comportera' lo smantellamento del vecchio tetto, il consolidamento della struttura muraria, operazioni di legatura delle pareti dissociate tra loro, e posa in opera della nuova travatura. Il lavoro sara' ovviamente piu' lungo della settimana e si protrarra' anche in agosto.
L'intenzione e' arrivare all'autunno con una copertura anche provvisoria che eviti il degrado totale in lento, ma inesorabile, avanzamento!
A parte il lavoro nello specifico, piu' idoneo a gazzelle e scimmie dei tetti, ci saranno una serie di incombenze collaterali ma indispensabili alla portata di tutti.
Per questo chiediamo a chi ha qualche giorno da dedicare a quest'impresa di mutuo soccorso una mano - chi ha intenzione di venire ce lo sappia dire in modo da poterci organizzare in maniera soddisfacente.
contatti: telefono 3772775389 â email ca_favale@inventati.org -
http://www.inventati.org/cafavale
tratto da un volantino diffuso in Val Graveglia
E` noto a tutti che qualche tempo fa un'operazione di polizia ha portato all'arresto di Massimo Porcile ed altri compagni. Non vogliamo entrare nel merito delle accuse a loro rivolte. Vogliamo invece esprimere quello che ci lega a lui.
La Liguria è terra aspra, dove la vita di contadini e pastori è sempre stata messa a dura prova dalle condizioni ambientali. Con il progressivo abbandono delle campagne in cerca di un modo meno faticoso di sbarcare il lunario, chi è rimasto legato affettivamente e materialmente al proprio territorio si trova nella condizione di dover far fronte al dissolversi dei legami sociali che anticamente erano la base della vita nelle campagne. Se è vero che lâindustrializzazione ha accelerato il processo di emancipazione del mondo rurale dalla dipendenza servile della proprietà fondiaria e dai ruoli condizionati della famiglia patriarcale, è anche vero che lâimposizione del modello industriale ha creato un vuoto nelle relazioni di reciprocità e condivisione delle esperienze di vita, che non è stato colmato con lâentrata degli individui nelle società âmoderneâ. A una natura matrigna si è sostituita lâaleatoria sicurezza di un salario. Nel bilancio della pienezza del vivere, in senso lato, lâerosione delle risorse ambientali, della purezza dellâaria, delle acque, della fertilità della terra, comunque, non ci fa evocare un eden perduto abitato solo dai fantasmi di romantici borghesi. Ci troviamo invece a dover affrontare in senso attuale problematiche e impegni di portata globale che, tradotti nella realtà , significano voler adottare stili di vita, scelte e pratiche condivise. Se solo 50 anni fa mutuo appoggio e condivisione dei lavori erano una pratica costante, oggi tutto questo è in via di estinzione. Al suo posto isolamento, frammentazione e il ricorso a tecnologie imposte dallâestensione alle campagne della legge del profitto, le quali contribuiscono nel piccolo di ognuno al degrado umano e ambientale spacciato come progresso.
Le menti, ormai disabituate a ragionare tra sé e sé e con gli altri, e quindi ad affrontare problemi comuni, sono facile preda dell'indottrinamento propinato da televisioni e dagli interessi economici di cui i politici si fanno interpreti. La politica, un tempo vissuta come scienza della mediazione tra interessi contrapposti, oggi manifesta chiaramente il suo carattere fazioso. Gli interessi tutelati sono esclusivamente quelli padronali, e alle comunità e agli individui resta, quando va bene, il contentino del sempre più risibile accesso alla società dei consumi â e quando va male, la sorveglianza attenta e poco benevola dei vari corpi militari sempre più presenti. L'occhio attento delle videocamere di sorveglianza, recentemente installate anche qui in paese, introduce quello che nelle città è ormai un meccanismo consolidato.
Perciò il tentativo di riprendere la pratica del mutuo appoggio corrisponde alla volontà di non abbassare la testa, di non rinchiudersi nel proprio privato pensando che non ci sia più niente da fare. Ricreare una rete di relazioni che ci consenta nuovamente di riprendere in mano e dar soddisfazione ai propri bisogni, partendo da quelli più elementari per arrivare poi ai bisogni più complessi ed articolati propri di una comunità - si tratti di tagliar la legna per l'inverno, seminare e coltivare i campi, provvedere all'istruzione dei propri figli, o radunarsi attorno a una tavola apparecchiata â e` quello che pone chi non ha smesso di pensare attivamente alla propria vita su una linea comune. Contro quest'ultimo baluardo di vita âin comuneâ basata su criteri condivisi si erge la società organizzata nazionale e transnazionale che legifera e impone modelli che hanno reso impossibile anche dal punto di vista economico vivere dei frutti del proprio lavoro. Le normative CEE che impongono norme sanitarie da ospedale; l'impossibilità di commerciare prodotti o alimenti fatti in casa tentano di forgiare un mondo asettico e arido in cui non vogliamo vivere.
In un contesto mondiale in cui l'Italia interviene a mano armata per tutelare gli interessi petroliferi nazionali (Eni â Agip) radendo al suolo interi villaggi nel delta del Niger, o a Nassyria dove i militari âcustodivanoâ un impianto petrolifero; o quando in Sudamerica la famiglia Benetton confisca le terre alle popolazioni del luogo, i Mapuche, per impiantarvi un latifondo di dimensioni inimmaginabili... non c'è alcun dubbio su chi, oggi, quotidianamente imbraccia il fucile per tutelare gli interessi del grande capitale.
Tutti coloro che hanno occhi attenti a quel succede al di fuori del proprio orticello, non si fanno abbindolare dalla propaganda.
Massimo è uno di questi. Il suo arresto sottrae per il momento alla comunità rurale del Tigullio un individuo dalla spiccata generosità e disponibilità verso gli altri. Câè chi si sta attivando affinché i progetti agricoli e le collaborazioni che lo vedevano impegnato quotidianamente non vadano perdute, e per contrastare il cancro dell'indifferenza alimentato dai pennivendoli di regime del Secolo XIX che come al solito si sono fatti portavoce delle veline di carabinieri e dei loro simili.
Non voglio cadere nel patetico, ma ragionare su una vecchia questione: la velocità . Contro la velocità del mondo moderno c'è da alcuni la proposta di ricorrere alla lentezza, ma se alla velocità vogliamo contrapporre la lentezza, che sia allora, questa lentezza, un qualcosa di inesorabile e travolgente, come uno schiacciasassi, che lento e pesante si sposa bene con il suo opposto:
la gazzella e l'elefante a braccetto nella giungla!
Sembra che gli elefanti si apprestino a diventare una razza in frettolosa estinzione. Non c'è posto per loro nella canea del mordi e fuggi â Li immagino ritirati a pensare, a dimenare quelle lunghe proboscidi per ore senza emettere alcun suono. Improvvisarsi gazzella è difficile quando pesi 4 tonnellate e sei alto 5 metri, c'è chi ci ha provato e abbiamo tutti sentito quel barrire solitario.
Ecco, sono tornate le gazzelle. Ce ne è voluto di tempo, dio umanoide, pensa l'elefante che tra le virtù annovera la pazienza. Mi stavano venendo le rughe! Ste gazzelle non sai mai quando arrivano â maledette anarchiche senza legge!
âOra che siete tornate e siamo di nuovo insieme, potremo occuparci del comune nemico: la colonia di umani nel lato est del quadranteâ
âBecchiamo un altro paio di elefanti e andiamo a far bordelloâ, fu la pronta risposta della gazzella.
E fu così che il re della giungla spodestò dal trono quel fancazzista del leone, che con la pancia piena pensava solo a dormire. La legge della giungla era chiara: la volontà di potenza è una corda tesa dall'elefante al super-elefante.
âIo sono il re. Se voglio il potere me lo prendo. Dopodichè, se mi vorrai pulire la proboscide, sarai il mio vassallo, leoneâ.
Il leone gli scurreggiò in faccia. âMa sempre la stessa storia, elefante. Cheppalle. Eddai, fallo tu il re. Quando poi ti scasserai le zanne, tornerò al tuo posto. Yawn.â
L'elefante era contento. Aveva ottenuto ciò che voleva. Sotto la sua guida, il regno si sarebbe risollevato. Sarebbe divenuto il regno unito della giungla.
Passavano i giorni, le settimane, i mesi e sotto la guida del re nuovo tutto scorreva assolutamente identico a prima.
Capitò un giorno il leone, vispo come mai l'aveva mai visto prima (con tutta probabilità , aveva incontrato una leonessa).
Gli disse âma dimmi un po', sinceramente, o re: c'abbiamo una colonia di umani nel lato est del quadrante e te stai ancora a menartela, incagliato nella burocrazia dei regnanti. Tira fuori il tuo miglior barrito, becchiamo un altro paio di elefanti e andiamo a far bordelloâ
Il tam tam nella giungla correva, veloce come il lampo. Da quel momento, nella foresta si potevano udire richiami come da tempo non accadeva. Nel momento della crisi più nera, la giungla non ingoiò più rimostranze ma cominciò a vomitare sentenze. Il nemico va combattuto in ogni quadrante!
Fu facile pensare di unirsi, per tutti gli animali della giungla, contro il nemico comune, l'uomo. Così pieno di risorse, e povero di iniziativa, questo predone del mondo aveva il folle bisogno di addomesticare, ma soprattutto essere addomesticato.
Nel nome della civiltà e del progresso, agli ordini, gli uomini eseguivano! Strade, industrie, gabbie e recinti. Si avvelenavano l'un l'altro. Erano pazzi.
Come ridurli alla ragione? Qua ci voleva un consiglio generale della giungla â in lotta, voleva aggiungere il piccolo uomo, ma si accorse in tempo che sarebbe stata una forzatura troppo umana in un consesso in cui l'unico umano era lui...
Chiamò in consiglio gli elefanti, stanandoli ad uno ad uno con l'aiuto dell'aquila e della gazzella. Li invitò alla chiamata generale del consiglio della giungla.
Avrebbe aspettato di udire il richiamo con gli altri? Per quanto tempo? Noo... non era possibile aspettare un momento di più. Meglio autoorganizzarsi, elefanti a parte â speriamo che quando è il momento si facciano sentire!
Consiglio Generale della Giungla in lotta
all'osteria del resistente
Vogliamo riprendere l'argomento medici e medicina, da tempo nel nostro dimenticatoio... ma oggi
rileggendo
un vecchio contributo ho pensato che potrebbe essere un buon inizio!
Dalla discussione al Mezcal e' riemersa la questione biotecnologie. Si e' parlato dell'EFSA, organismo di
controllo per l'immissione sul mercato di organismi geneticamente modificati, che sulla base di cosiddetti criteri
scientifici generalmente asserisce che "non sussistono rischi per l'ambiente".
Basta andare a vedere i loro verdetti sul sito http://www.efsa.europa.eu per farsi un'idea...
A questo proposito, ritornare sul tema delle biotecnologie ci sembra una priorita'.
Anni fa l'avanzata degli ogm era stata messa in discussione alla radice, viene in mente la carovana
di coltivatori partita dall'india... ma l'imposizione delle biotecnologie su scala mondiale e' un fatto
che non si puo' semplicemente accettare, continuando a rifornirsi dal verduraio di fiducia... la questione
va affrontata col cuore, col coraggio e non chinando la testa all'ennesima riprova dell'artificializzazione
del vivente...
Ci sono stati mesi di tensione, di assemblea permanente, e la contrapposizione si e' articolata su vari temi:
collettivo contro non collettivo, gruppo contro insieme di individualita'
e' chiaro che e' impossibile descrivere schematicamente la realta'... negli anni vissuti insieme si sono mischiate tensioni
differenti:
l'approccio concreto al prendere in mano la propria vita si dipana in una miriade di forme differenti.
C'e' chi pensa all'autosufficienza, chi al collettivo,
chi continua a domandarsi come andare avanti. La praticita', l'organizzazione, il fastidio dei ruoli, la specializzazione,
sono questioni che ci siamo posti nel corso degli anni.
Problemi che abbiamo tentato di affrontare... invano? Noo, non invano anche se il risultato di svariati mesi di assemblea
quasi permanente è stata l'amara secessione da parte di un gruppo consistente di persone alcune delle quali hanno dato al posto
un'impronta importante.
Le tensioni si sono sviluppate, senza che si riuscisse a trovare una sintonia. Tra alcuni di noi sono aumentate le distanze
, i solchi che ci separavano non sono stati più sormontati.
Ad implosione finita... ripartiamo dall'uno perchè lo zero è scaduto, da questa "nuova" saggezza:
La finalità di questo luogo è condividere una base pratica tra soggetti in relazione - e la relazione, che è il fulcro, include
soggettività , passione ed emozione... che dovrebbero costituire un nocciolo duro.
Ma qua il nocciolo duro non si è sviluppato... è rimasto isolato, non si è allargato. CÃ
di Favale ha smesso di dare energia ai soggetti che vi entravano in relazione, e cominciato a succhiarla.
Ora, qua non esiste più un gruppo "fisso" che vi abita e Cà Favale prende la dimensione di un luogo-progetto cui partecipano
diverse individualità . Stiamo ragionando su come condividere questo posto con altri. Se e' vero che ci sono un sacco di cose da
fare per le quali una mano farebbe piacere, e' anche vero che abbiamo verificato come la condivisione del solo lavoro non
porti da nessuna parte.
Invitiamo tutti i singoli e le realta' che sostengono la pratica del mutuo appoggio a riprendere il filo di un discorso che si
e' interrotto anni fa con la fine dell'esperienza della Maknovicina:
una circolazione "pensata" di persone che mettendo in relazione differenti situazioni dislocate in diversi territori
inneschino un movimento, impedendo la cristallizazione e l'impantanamento delle realta' stesse, portando boccate d'ossigeno,
di comunicazione, di movimento, di affinamento dei mezzi a disposizione di una causa comune. Organizzare questa circolazione
implica la costruzione di una nuova dimensione di relazione, di intervento sociale.
proponiamo un incontro in primavera qua a Ca' Favale per confrontarci su questo.
In buona sostanza: attrezzarsi di tutto punto per poter lavorare all'idea dell'autonomia e del mutuo appoggio, portando con
se nelle strade e nelle piazze il risultato visibile di una tale presa di posizione, pensando che il miglior contributo
all'eutanasia di questa società agonizzante stia nella forza e nella vitalità di un pensiero autonomo, libero e pronto a
contrastare cio' che viene spacciato per ineluttabile dalla propaganda.
Senza trucchi e senza auto-ingannarci (ma quale bellavita! e' una vita di merda), organizzarci a chiudere più in fretta
possibile con la società attuale. Senza televisioni, potere economico, lavaggio del cervello, ma con le teste e le mani,
cogliendo i frutti della passione e del lavoro.
Un immane lavoro, ricostruire quel che le forze dello stato contribuiscono a distruggere: la qualità anarchica
dell'esistenza di ognuno, che si traduce nella capacità di pensare e agire autonomamente, nell'ammutinamento alla legge
e al principio di autorità ... Un immane lavoro che serva a riportare in ogni luogo il fermento e l'attivita` febbrile
che contraddistinguono ogni vita vissuta non a propria insaputa!