Medici e medicine di anok4u@libero.it

La cosiddetta scienza medica occidentale conosce la sua consacrazione e la sua ascesa di credito presso il potere nell'800, dopo la rivoluzione industriale, quando improvvisamente il materiale umano inizia ad assumere un valore d'uso e di scambio in quanto forza lavoro. In precedenza, nel medioevo e nella società feudale, la reputazione sociale del medico non valeva più di quella del barbiere, del postino o del boia, in quanto per secoli la vita umana agli occhi di re e regnanti non significava nulla e aveva assai poco peso dal punto di vista economico. E' stato necessario che lo sviluppo capitalista portasse ad attribuire all' essere umano valore di scambio mercantile sul nascente mercato industriale perché al medico venisse riconosciuto un elevato status sociale, in quanto tecnico riparatore della macchina umana intesa come unità produttiva a cui bisogna prolungare al massimo l'utilità di sfruttamento. Parte del plusvalore estratto dallo sfruttamento della classe operaia fu utilizzato per finanziare lo sviluppo e la ricerca, il progresso della scienza medica, che doveva servire anche a compensare lo snaturamento e la nuova forma di oppressione a cui la gente veniva sottoposta dall'imposizione del lavoro forzato nelle fabbriche, e si prestava ad una straordinariamente efficace forma di controllo sociale. La medicina moderna quindi nasce su basi di calcolo e ragionamento economico, ben lungi da quel vergineo manto di umanitarismo del quale i potenti di turno hanno sempre cercato di rivestirla. E così come essa nasce da un processo storico-sociale violento ed aggressivo, essa farà propri gli stessi metodi di agire disumani, sanguinari, violenti e prevaricatori. Essendosi sviluppata prevalentemente durante guerre e catastrofi varie, la medicina ha sussunto un tipo di approccio violento e "militare" alla malattia: taglia, strappa, cuce, espianta, invade, trapianta, amputa, cronicizza, sperimenta a casaccio, bombarda con farmaci i cui danni sono di gran lunga superiori ai benefici. Essa spara con l'artiglieria pesante su ogni malattia, anche a costo di eliminare il malato o di provocargli patologie peggiori di quella che avrebbe la pretesa di "curare". Oggigiorno, dopo due secoli, non è cambiato nulla, anzi le cose si sono evolute e raffinate in peggio. I medici ufficiali, nella loro immensa ignoranza della materia umana, continuano ostinatamente i loro discorsi infantili e ipocriti sull'efficacia o meno dei farmaci, e proseguono imperterriti sulla strada medioevale, torturatoria e sanguinaria degli interventi chirurgici e della sperimentazione selvaggia sugli esseri umani, e più in generale su tutto il vivente, contribuendo alla sua distruzione. Il bello che è che la maggioranza di questi soggetti lo fa in buona fede, magari inconsciamente, convinta di agire in nome del benessere e della salute degli uomini. Il rimanente ha capito tutto, non crede nella medicina e spesso, fuori dalle fogne ambulatoriali o dai letamai ospedalieri lo ammette disinvoltamente, sa che è una gigantesca truffa, ma se ne sbatte allegramente, trovandosi in una posizione giuridicamente inattaccabile ed economicamente assai redditizia. Le poche voci di dissenso che si levano dal belante coro medico vengono soppresse costantemente. Il rapporto tra il proclamato sapiente medico e il presunto ignorante portatore di malattia, resta un autentico pugno in faccia, a cui è stata aggiunta una pesante gabella economica per accedere a questi "preziosi" servigi. Con la crisi del lavoro degli ultimi vent'anni causata dalla iper-sovrapproduzione di merci e dal passaggio dalla società industriale a quella tecnologica, la macchina umana passa la priorità di sfruttamento economico dalla produzione al consumo, quindi uomini e donne assumono ancor più valore in qualità di consumatori. Non importa tanto che l'uomo produca, bensì che consumi. Il suo ruolo lavorativo nella società contemporanea è quello di produttore/consumatore di tonnellate di merci inutili se non dannose, fra cui, ovviamente, farmaci e medicine, che hanno funzione assai più commerciale che medica. Quindi non solo l'uomo, ma la malattia stessa viene messa al lavoro come merce da cui si estrae il plusvalore che consente la progressiva crescita a dismisura dell'impero delle multinazionali farmaceutiche. I cosiddetti passi da gigante spesso vantati a destra e a manca che la medicina avrebbe fatto, non sono null'altro che gli enormi balzi al rialzo delle quotazioni di borsa di queste case produttrici della multi-morte. Cosicché, per garantire l'espansione di mercato alle case farmaceutiche, la medicina nei suoi laboratori di ricerca si occupa non di curare ma di creare sempre nuove malattie, e i suoi avamposti concreti sul territorio, ambulatori ed ospedali, provvedono a cronicizzarle al fine di prolungarne la redditività. Gli interessi del business divergono costantemente da quelli della salute reale dei cittadini, i quali negli ultimi trent'anni hanno cominciato progressivamente a staccarsi dagli interessi tentacolari della medicina ufficiale e dalla sua mortifera inefficacia, per rivolgersi ad un nuovo mercato, quello delle medicine alternative. Queste ultime sono senza dubbio meno invasive, violente e aggressive, ma non sono nient'altro che il rovescio della medaglia: un nuovo mercato più morbido e "a misura d'uomo", che produce profitto e che assolve comunque sempre alla stessa funzione, quella di riparare la macchina umana laddove questa si inceppi davanti all'imperativo capitalista "produci, consuma, crepa!". Per mantenere il genere umano efficiente nel suo ruolo di consumatore ad oltranza, funzionano spesso meglio le sirene suadenti del mercato dolce e "alternativo" che i cazzotti nello stomaco della medicina ufficiale, così come da tempo il capitale si è accorto che per mettere al lavoro 24 ore su 24 un essere umano si prestano assai meglio i neon dei supermercati e il miraggio della felicità attraverso il possesso di nuove merci luccicanti che la baionetta del soldato o il manganello della polizia. La salute si concretizza prioritariamente evitando di rivolgersi alla medicina con cieca fiducia, e realizzando che ognuno di noi è il medico di se stesso prima di chiunque altro, imparando ad ascoltare il proprio corpo e le sue esigenze che sono sempre distanti e radicalmente divergenti dagli interessi dei padroni. La malattia è la ribellione del corpo che si trova a dover sostenere ritmi infernali in una società triste, assurda, alienante, opprimente e invivibile. E' conseguenza di un'infanzia violentata dai modelli della società adulta e di una vita intera messa al lavoro, strappata alla gioia, al piacere, al divertimento, alla felicità in nome del profitto economico. La malattia riempie i vuoti che la frustrazione scava nel corpo. L'unica terapia per tutte le malattie è la trasformazione radicale dell' esistente, che ogni individuo cosciente deve iniziare soggettivamente dalla trasformazione di se stesso: dal rifiuto del lavoro forzato al ripudio delle regole imposte dal sistema dominante, da ogni possibile forma di sabotaggio alla macchina tritacarne alla consapevolezza che i valori imperanti corrispondono a lenta agonia e costante avvilimento e infelicità, dalla negazione globale dei meccanismi di morte sistematica e programmata che la società mercantil-spettacolare spaccia per l'unica forma di esistenza possibile, alla riappropriazione di spazi di vita autonomi e contrapposti al pensiero economico del profitto ad ogni costo.