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LA FINE NON È LA FINE

Non che ci aspettassimo che all’improvviso i politici di Ravenna si trasformassero in ragionevoli e rispettosi abitanti di questo pianeta.
Non che fossimo tanto ingenui da pensare che, almeno per una volta, sugli interessi economici avrebbe prevalso il rispetto, l’etica.
Magari una minima speranza di un colpo di scena, tuttavia, era ancora accesa dentro di noi, debole come una fiamma in prossimità di spegnersi, ma ancora viva.
Per questo motivo lunedì non abbiamo saputo, né potuto, tacere e rimanere a casa ad ingozzarci di mediocrità davanti alla televisione.
Anche solo per essere un fastidioso rumore dentro alle orecchie di sindaco e consiglieri siamo tornati sotto palazzo merlato.
Anche solo per essere una voce più stridula di chi si è limitato ad essere contrario al progetto dello zoo safari nel proprio salotto, o attorno al tavolino di un bar.

Quanto accaduto lunedì sera a Ravenna è un nuovo esempio di come le istituzioni umane trattano tutto quello che gli è estraneo.
Le ormai abusate motivazioni legali hanno prevalso sulla sensibilità e sul rispetto, i freddi meccanismi della burocrazia hanno schiacciato ogni pulsione di vitalità e solidarietà.
Quello che è accaduto si può riassumere in una sola parola: specismo. Porre l’essere umano a giudice supremo, divinità per la quale tutto ciò che è diverso va governato, vertice inappellabile di una piramide che si sviluppa ormai da millenni.

Oggi date il via ad un progetto che procurerà prigionia a non finire a generazioni di animali non umani, che permetterà a biechi speculatori di continuare ad arricchire vendendo sofferenza e sadismo.
Già vi preparate a ripulire la facciata di questa oscenità nominando garanti e comitati di esperti. Squallidi personaggi utili solo per delegittimare ogni voce contraria e non certo per rendere piacevole una vita in gabbia. Per quanto si potranno rispettare le vostre leggi, non potrà mai esserci benessere per chi si vede alienato in un recinto giorno dopo giorno, costretto ad una vita artificiosa, privato di ogni pulsione naturale e condannato a ripetere all’infinito le stesse azioni sotto gli occhi inebetiti di migliaia di turisti.

Non vogliamo criticare più di tanto lo spettacolo offerto dalla vostra democrazia. L’autoritarismo manifestato dal sovrano e dai suoi diretti collaboratori è più che eloquente.
Ci amareggia enormemente però, vedere come questi signori abbiano il potere, con poche parole o pochi gesti di condannare alla prigionia senza fine così tanti esseri viventi.
Avevate la possibilità di chiudere in bellezza questa ben poco onorevole questione ma avete deciso diversamente. Da parte nostra possiamo assicurarvi che non abbandoneremo quegli animali che oggi avete condannato.
Se pensate di poter convogliare il disprezzo verso questo zoo all’interno di un “gruppo di tutela del benessere animale” vi sbagliate di grosso. Se pensate che ora approvato si potrà dibattere solo di “come” e non più di “se” vi sbagliate ancora di più.
La campagna continua. Fino alla libertà di tutti gli animali.

CAMPAGNA CONTRO LA COSTRUZIONE DELLO ZOO DI RAVENNA
Affinché qualunque specie possa vivere nel proprio habitat naturale senza restrizioni o imposizioni da parte degli esseri umani. Contro la reclusione di animali. Contro lo specismo.