L’Adige 1 marzo 2008
stefano ischia
VAL DI LEDRO - Marco Bersani ha sgomberato il campo dagli equivoci: «Lasciare l’acqua in mano alle spa, alle società per azioni, significa per un Comune abdicare al suo ruolo. Le decisioni non saranno più prese nei consigli comunali ma dai consigli di amministrazione».
Giovedì sera, al centro culturale di Locca di Concei, davanti a oltre cento persone tra le quali il sindaco Maurizio Mazzola, e diversi amministratori e consiglieri comunali ledrensi, Bersani, autore del libro «Acqua in movimento: ripubblicizzare un bene comune» e componente del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, ha rivendicato il bene-acqua come bene pubblico, come diritto per tutti.
La conferenza dal titolo «Acqua, merce o bene comune? - Quale futuro per i nostri acquedotti?» proposto da il mappamondo, Cgil, Gruppo missionario e Cai Sat, che ha visto sul palco anche i sindacalisti Mirko Carotta e Regina Bertolini, oltre a Maddalena Colò e Paolo Franzinelli, è stato voluto per entrare nel vivo del dibattito sull’Agi, società creata dai municipi di Riva, Arco e Tenno e destinata diventare una multiutility, ossia azienda che gestirà acqua, luce, gas. Dei 12 Comuni dell’Alto Garda e Ledro hanno aderito tutti tranne Tiarno di Sotto e Concei, ai quali non piace l’idea di non poter più decidere in proprio su servizi così essenziali alla cittadinanza. Bersani si è detto d’accordo con Mazzola e ha chiarito gli scenari che si prospettano anche per il C9: «Si dice che è necessaria una spa per reggere alla concorrenza del mercato, ma nel mercato il pesce grosso mangia quello piccolo.
Una spa oggi può essere in mano pubblica al 100% ma domani non si sa. Aem multiutility di Milano si è alleata con Asm di Brescia e hanno creato A2A. Hanno già messo piede in Trentino. Sono aziende che gestiscono tutto, dal ciclo dell’acqua, all’energia, ai rifiuti. Il Trentino è tra il Nordest dove domina Veritas e la Lombardia. Se il Trentino o la Valle di Ledro mettono sul mercato la gestione dell’acqua, si sa già chi vincerà il bando.
In Italia funziona così, le grosse spa si spartiscono i territori: Iride a Nordovest, Hera di Bologna nel centro emiliano, Acea nel centro laziale, Veritas a Nordest. A ognuno il suo, gli altri non entrano. Non lo dico io ma l’Antitrust: si mettono d’accordo. E poi cosa succede quando anche la Val di Ledro sarà in mano a una multiutility?
Credete che interessi di più sistemare l’acquedotto di Pré o quello di Trento? Sappiamo come funziona, lo stesso meccanismo è già in atto da anni alle Poste o per la telefonia e l’adsl». E il consiglio di Bersani è quello di aggregarsi tra Comuni e di uscire dalle logiche di mercato, di rifiutare il modello spa e di affidare la rete idrica ledrense all’Unione dei Comuni della valle. «Chi conosce meglio le vostre sorgenti e le vostre reti? I vostri operai comunali o i tecnici mandati da Milano o da Trento?».
Che il privato poi funzioni meglio del pubblico è un «postulato di fede». Bersani ha citato casi clamorosi tra cui quello di Firenze dove Publiacqua spa avviava tra i cittadini la campagna "Salva la goccia" e dopo 6 mesi e un calo dei consumi, aumentava le tariffe del 9,5% motivando l’aumento con la diminuzione dei consumi di acqua. «Con la privatizzazione le tariffe crescono e il servizio perde in qualità. Vediamo come funzionano le Poste o la Telefonia: Valli montane come la vostra vengono trascurate, perché le spa, che sono di diritto privato, hanno più introiti dai numerosi «clienti» (significativo il linguaggio, non più «cittadini» ma «clienti») di Milano, Trento o Riva che dai pochi clienti di Prè. Loro dicono "liberalizziamo" ma liberalizzazione significherebbe che io posso scegliere tra 6 rubinetti diversi quale acqua voglio. Invece la loro liberalizzazione è dare in gestione la rete a un monopolio privato che deve creare utili più che servire i cittadini». Ecco allora l’appello a mantenere stretto il controllo sui beni pubblici attraverso i Comuni.
Spa, trucchi e illusioni
Riva, Arco e Tenno hanno dato vita nel 2006 alla multiutility Agi srl, presto spa (Alto Garda impianti).Tutti i Comuni del C9 hanno aderito tranne Concei e Tiarno di Sotto. «Una spa - ha spiegato Marco Bersani - per legge è obbligata a remunerare il capitale investito con il 7%. È legittimo, è una società di diritto privato (anche fosse una spa al 100% in mano pubblica ndr.). Ci sono quattro modi per una spa per remunerare il capitale: licenziare personale; prepensionare e assumere precari; ridurre la qualità del servizio; aumentare le tariffe. In genere vengono applicati tutti e quattro».
«Le spa - ha aggiunto Bersani a margine della conferenza - troppo spesso sono un aggiornamento di tangentopoli: servono per piazzare i politici trombati, per affidare appalti, per far lavorare gli amici».
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MAZZOLA PRECURSORE «Sull’acqua Mazzola è un precursore. Non abbia timore, tra vent’anni la gente la penserà come lui»
IL RUOLO DEL PUBBLICO «Se i Comuni delegano tutto alle spa cosa ci stanno a fare i municipi? Che gestiscono sindaci, consigli, la gente?»
VAL DI LEDRO E MERCATO «Una spa per reggere al mercato? Ma nel mercato il pesce grosso mangia quello piccolo. Garda e Ledro sono pesci piccoli»
OPERAZIONI SEGRETE «Acea di Roma ha investito a Erevan, in Honduras, a Tirana e i consiglieri comunali non ne sapevano nulla»
TARIFFE E SERVIZI «Le spa create in Italia per l’acqua, aumentano le tariffe e offrono un servizio peggiore» servono per piazzare i politici trombati, per affidare appalti, per far lavorare gli amici».