Mai come in questo periodo i diritti di chi rivendica la propria scelta sessuale "diversa" sono messi in pericolo: le orrende polemiche attorno ai Dico, un disegno di legge totalmente insufficiente, che hanno dato la stura alla più bieca omofobia e hanno mostrato una classe politica piegata a 90 gradi davanti alle gerarchie vaticane, ci dicono che le conquiste ottenute possono sempre venire rimesse in discussione.
Il "Pride" di quest’anno, dunque, non sarà solo una manifestazione di gay, lesbiche, queer, bisessuali, transgender, ma una protesta di tutti i cittadini, che tengono alla laicità dello Stato e non sono disposti a farsi dettare le regole di vita da piazza S. Pietro.
E anche in Trentino le cose non vanno proprio bene per gay e lesbiche: le associazioni per i diritti lanciano l’allarme sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana, chiedono che la legge Mancino contro la discriminazione contempli anche quella sessuale e pretendono che i legami affettivi dei non eterosessuali vengano riconosciuti con una legge seria.
Addirittura, denunciano Arcigay e Arcilesbica del Trentino, per la propria scelta sessuale si può subire violenza. Una decina i casi denunciati in due anni. E si può anche morire: in tre anni, secondo Stefano Cò, presidente Arcigay, due ragazzi si sarebbe suicidati perché portati alla disperazione dai compagni di scuola per la loro omosessualità.
E’ per combattere tutto questo che due pullman partiranno il 16 giugno da Trento (piazzale ex Zuffo, ore 7.00; uscita Rovereto Sud, ore 7.30) alla volta di Roma per partecipare al "Pride".
E mai come in questi giorni è utile ricordare che Trento non è aliena da episodi di intolleranza omofoba e che, addirittura, il consiglio comunale cittadino è diventato il luogo di espressione del peggiore pregiudizio, quello portato dall’estrema destra.
Era il novembre 2005, quando Emilio Giuliana, eletto per An e ora passato alla Fiamma tricolore, vicepresidente della commissione pari opportunità, accostava i gay ai pedofili.
Allora la reazione delle associazioni era stata forte, con una pacifica invasione del consiglio comunale; meno forte era stata la reazione del sindaco Alberto Pacher, che si era limitato a difendere la libertà di espressione di Giuliana, senza condannarne le parole.
Quella sera c’ero anch’io, con la mia videocamera. Ora, dopo un anno e mezzo, ecco il video che racconta quella serata, e non solo. La preghiera per i feti "uccisi" da donne che hanno abortito, svolta al cimitero di Trento da un prete di estrema destra, sul cui istituto pesa la condanna di antisemitismo; il pregiudizio della destra e il poco coraggio del centrosinistra.
Insomma, Trento una città normale, sì, ma non come la voleva il sindaco nel suo programma elettorale. Una città in cui cresce un’anima oscura, come nel resto del paese, che cova violenza e pregiudizio. Mai come oggi questo piccolo video ci deve fare pensare: che cosa sta succedendo in questa città?
Sul caso Giuliana vedi anche questo articolo