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Solo il buon senso ha evitato disordini

In gara per un permesso di soggiorno

Notte all’addiaccio e lunghe file davanti alle poste per centinaia di immigrati

domenica 16 aprile 2006, di Mattia Pelli

di Mattia Pelli

Hanno vinto la solidarietà e l’intelligenza degli immigrati, gettati in piazza per due giorni dal cinismo della legge. Perché poteva andare davvero molto peggio: ieri pomeriggio, negli sportelli delle poste, la richiesta di regolarizzazione di centinaia di persone si è svolta in buon ordine e con tranquillità, dopo una notte per molti passata all’addiaccio per mantenere il posto in fila. La speranza ieri si giocava sul filo dei minuti: a fronte dei pochissimi permessi che verranno rilasciati, a prendere il posto sarà chi ha presentato la domanda prima. Una gara che facilmente poteva tramutarsi in guerra tra poveri; per evitarla gli immigrati si sono organizzati. Piazza Vittoria, ieri mattina alle 10. Elisa, una signora moldava che fa la badante, fa l’appello davanti a 60 persone, donne, uomini, qualche bambino, delle più varie nazionalità. Hanno tutti passato la notte fuori, con le coperte portate dai vigili del fuoco e il thè dei Nuvola, e per evitare sopraffazioni ieri hanno compilato una lista di nomi, in ordine di arrivo. Ogni tre ore l’appello, per evitare che qualcuno arrivasse, firmasse e poi scomparisse e ora consegnano l’elenco alla direttrice della filiale. E nonostante nel pomeriggio di ieri il responsabile di Trento di Poste italiane Carlo Ferremi avesse dichiarato che «il criterio di precedenza sarà quello della presenza fisica allo sportello», la dirigente capisce che così si rischierebbe di far vincere il più forte. Decide allora di ufficializzare la lista fatta dagli immigrati e distribuisce dei bigliettini numerati con il timbro dell’ufficio. Ad aiutarla nel gestire la situazione ci sono gli attivisti dell’«Ambasciata dei popoli», che hanno passato la notte in piazza. «Ringraziamo i Nuvola - spiega Donatello Baldo - che si sono mobilitati, ma come mai Dellai ha chiamato la protezione civile solo lunedì sera? La situazione si poteva prevedere, qui c’era bisogno di coperte e magari di qualche gabinetto chimico, che per il martedì grasso non son certo mancati». Poi si parte su una Punto per un giro negli altri uffici postali della città per dare una mano. Li seguiamo per renderci conto della situazione. In viale Verona ci sono 59 persone in fila, la lista la tiene un giovane albanese, Hoda, che ha passato la notte in macchina. «Questa cosa - dice - non è normale per un essere umano. I diritti e la dignità sono uguali per tutti». Arturo, il direttore della filiale, non vuole dire il suo cognome per modestia, ma intanto propone agli immigrati di cambiare loro i soldi per dargli degli spicci, in modo che possano pagare più in fretta i 4,05 euro. «Dal punto di vista umano - dice - credo bisognasse trovare un altro metodo». La «ronda» dei disobbedienti riparte per il giro degli altri sportelli. In quello di via Degasperi c’è Irina, giovane e decisa migrante moldava, che tiene sotto controllo la situazione. Quando è arrivata lunedì, alla porta dell’ufficio postale c’era una lista appesa e nessuno in giro. L’elenco è stato allora rifatto sulla base di chi era davvero presente e Irina ha fatto l’appello ogni ora. Se le si chiede se non le sembra di essere tornata ai tempi dell’ex Urss, con le file per il pane, trova ancora la forza di ridere. A Ravina, chissà come mai, in lista ci sono 80 persone: qui però l’appello non l’hanno fatto e allora qualcuno, dopo aver firmato, se ne è andato a dormire. Sergio fa l’imbianchino, viene anche lui dalla Moldavia: «I politici - dice - sanno che siamo tanti e che vogliamo solo poter lavorare e allora perché ci negano la possibilità di farlo?». Ultima stazione, Gardolo. Anche qui gente che ha fatto la notte per un pezzo di carta. La lista stilata dagli immigrati viene «certificata» con un timbro dell’ufficio postale, così i biglietti sono fatti e una situazione di potenziale tensione è smorzata. Sono le 14.29. Alle poste centrali di piazza Vittoria entrano in buon ordine i primi cinque immigrati. L’atmosfera è surreale, manca solo qualcuno che urli «pronti, via!». Alle 14.30 la gara per un avvenire migliore è partita: giovani, donne e bambini buttati in pista gli uni contro gli altri. «14-3-06, ore 14.32», c’è scritto sull’etichetta del primo in lista: una giornata da dimenticare. Quando esce tutti gli altri gli dicono: «Buona fortuna».

P.S.

Pubblicato su "l’Adige" il 15.3.06

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