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"Ringrazio i medici, ci sono stati vicino moralmente, con partecipazione e umanità"

L’anoressia si è portata via Sabrina

La mamma: "Era una ragazza solare. Imparate ad ascoltare i vostri figli"

sabato 12 agosto 2006, di Mattia Pelli

Se lo sentiva Annalisa che il momento più brutto sarebbe presto arrivato: Sabrina, sua figlia di 40 anni, non ce la faceva più, era allo stremo. Era alta 1 metro e 64 e pesava 27 chili, era anoressica e giovedì sera, attorno alle 19, è morta. Da qualche tempo la donna era ospitata alla Casa del Sole, la residenza dell’Azienda sanitaria che accoglie persone con disagi mentali. La decisione di trasferirsi lì l’avevano presa insieme madre e figlia, per fare in modo che Sabrina potesse essere meglio seguita.

Prima, ci sono stati 11 anni di sofferenza, da quando i primi sintomi della malattia hanno cominciato a manifestarsi; accanto a lei c’è sempre stata la mamma, Annalisa Ravanelli, una donna di 62 anni di Albiano, che in passato aveva cercato, anche tramite il nostro giornale, di attirare l’attenzione del sistema sanitario trentino sul male di Sabrina.

Quell’appello funzionò: ora, nonostante la scomparsa della figlia, Annalisa ringrazia. Ringrazia i medici, gli psichiatri, il personale della Casa del Sole e tutti quanti hanno accolto sua figlia: «I medici si sono spesi per noi al 1000% - dice commossa - ci sono stati vicini moralmente, con partecipazione e umanità».

Ripercorre, la mamma, la storia della malattia di sua figlia: aveva 29 anni quando se ne andò a vivere a Trento e cominciò a vedersi sempre troppo grassa. Ma allora niente faceva sospettare questo tragico epilogo: Sabrina aveva un lavoro (era estetista) e una vita attiva, con tanti amici e voglia di divertirsi, in discoteca, a ballare. Una ragazza solare, con un bel carattere. Ma con un tarlo, che allora già cominciava a divorarla.

Per cercare di dimagrire, nonostante non ne avesse bisogno, cominciò a prendere lassativi e altri medicinali, rovinandosi l’intestino e dovendo poi ricorrere a una operazione per curarsi: «C’era qualcosa che non andava nella sua testa: era una bella ragazza, voleva essere sempre al top, sempre perfetta».

Così Sabrina continua a dimagrire e iniziano i ricoveri al Santa Chiara di Trento e le cure in diversi istituti in tutta Italia: «La tiravano su di peso - dice Annalisa - ma poi lei calava di nuovo e bisognava tornare in ospedale. Era seguita dagli psichiatri, ma non voleva collaborare». E intanto la preoccupazione della madre cresce: «Io le dicevo "attenta, che vai incontro alla morte" e lei per tutta risposta mi diceva: "Non è vero, non ti preoccupare"».

Quattro anni fa è iniziato il vero e proprio calvario: Sabrina non accettava nemmeno più le cure e la sua situazione peggiorava nonostante i ricoveri in istituti specializzati a Vercelli, Brescia, Pisa, Vicenza e Verona. La Casa del Sole è l’ultimo approdo: «Ieri mattina (giovedì per chi legge, Ndr) l’avevo implorata piangendo di stare con me. Lei mi aveva detto: "non ce la faccio più, sono stanca, ti voglio bene"». Quasi un commiato: nessuno si aspettava però questa morte improvvisa.

Ora Annalisa vorrebbe che le sofferenze di Sabrina fossero da monito per tutti: per le ragazze: «Chiedete aiuto subito!», dice, e per i genitori: «Tenete d’occhio i vostri figli, imparate ad ascoltarli».

I funerali si terranno oggi ad Albiano: Sabrina verrà sepolta accanto ai nonni, come lei stessa voleva.

P.S.

Pubblicato su "l’Adige" il 12.8.06

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