E’ la fine degli anni ’30 quando la storia della Sloi ha inizio: l’Italia fascista si sta stringendo allora sempre più nel mortale abbraccio con Hitler. A Bologna un giovane chimico, Carlo Luigi Randazzo, ha sperimentato nei suoi laboratori l’utilizzo del piombo tetraetile, che aggiunto al carburante funziona da antidetonante e aumenta la resa dei motori a scoppio. Gli alleati - inglesi e americani - lo stanno già producendo, perché è indispensabile per una macchina che sarà centrale nel conflitto che pare ormai inevitabile: l’aeroplano. Il chimico coltiva amicizie importanti, tra le quali c’è quella di Achille Starace, segretario del Partito nazional fascista, che lo spinge a potenziare le sue ricerche e che nel ’38 gli chiede di ingrandire il suo stabilimento, allora a Ravenna. Starace ha già deciso dove la nuova industria chimica sorgerà: a Trento, per la precisione a Campotrentino, luogo strategico, vicino alla ferrovia, vicino all’alleata Germania nazista che si era da poco annessa l’Austria. Dove sorgevano campi di grano. La Sloi nasce dunque come fabbrica fascista: un’azienda centrale per lo sforzo bellico, l’unica che produceva piombo tetraetile tra le potenze dell’Asse. La sua attività a Trento inizia nel 1940: la sorte - a volte ironica - volle che da Ravenna il fascista Carlo Luigi Randazzo si portasse dietro anche un po’ di antifascismo. Arrivò insieme a lui alla Sloi attraverso un gruppo di lavoratori della cittadina emiliano-romagnola che si organizzano in fabbrica, dove iniziarono la diffusione di volantini, sostenuti dalla tacita complicità di molti colleghi trentini. A dare il primo impulso al nucleo di resistenti in fabbrica fu Mario Pasi, antifascista di origini ravennate, che durante un soggiorno nella sua città natale incontrò Elviro Galli, operaio Sloi allora in malattia. E’ con tutta probabilità grazie a questi coraggiosi lavoratori che Andrea Mascagni, partigiano nelle valli di Non e Fiemme e sull’altopiano della Paganella riesce ad ottenere la tessera scritta in tedesco che nel ’42 ogni operaio Sloi doveva portare con sé. Serviva da lasciapassare in caso di controlli di polizia e militari e certo a un partigiano poteva essere utile. Nel 1944 sulla testa di Mascagni pende una taglia: i tedeschi - che nel ’43 avevano invaso tutta la penisola - lo cercano. E lo trovano: in un bar dal quale riesce fortunosamente a fuggire. Ma nella concitazione la sua giacca cade: dentro c’è la tessera Sloi, firmata dal direttore Pedinelli. Poco dopo i tedeschi sono davanti ai cancelli della Sloi e Pedinelli - braccio destro di Randazzo - viene arrestato. Finirà nel campo di concentramento di Mauthausen, dal quale uscirà vivo probabilmente solo grazie alle sue conoscenze. Un passo indietro. Otto settembre 1943, data tragica per l’Italia, l’esercito si sfalda e non reagisce all’occupazione, i tedeschi con pochi uomini tengono in scacco il paese. Quel giorno la Sloi, fabbrica nata fascista (e che nel dopoguerra lo resterà...), fu l’unica in Trentino a fermarsi completamente - per volontà dei suoi lavoratori - contro l’invasione nazista. Domenica 25 alle 15 alla Sloi, occupata dai ragazzi del «Laboratorio sul moderno», sono stati ricordati i tanti lavoratori morti, quelli impazziti, ma anche quelli che lottarono per i loro diritti e per la libertà.