Le carte sono tutto per Abdellatif Kaoukabi: ogni tappa della sua vita recente è segnata da pezzi di carta - fatture, bollette, documenti, ricette mediche - che lui conserva gelosamente. Fogli che raccontano del suo arrivo in Italia nel 1990, della sua speranza di costruirsi una vita migliore e infine del suo lento affondare, solitario e disperato, nei pericolosi abissi della povertà.
Per 16 anni Abdellatif, marocchino d’origine, si è guadagnato da vivere come carrozziere, con contratti a termine e stipendi bassi, ma la speranza non l’ha mai abbandonato: c’era la salute e poi una moglie, venuta a vivere con lui a Trento dal Marocco e una figlia, nata qui nel 2005.
Poi però qualcosa va storto: il 7 aprile di quest’anno il 49enne, appena finito il lavoro, va in motorino a fare la spesa in un supermercato vicino all’officina e viene scaraventato a terra da una macchina che non rispetta uno stop.
Abdellatif deve stare in ospedale, per curarsi, e intanto il contratto semestrale scade; non gli viene più rinnovato. L’Inail non gli dà niente, perché l’incidente è avvenuto su un tragitto che non è quello tra la casa e il lavoro. Nello stesso periodo la moglie perde il lavoro e tutto precipita.
Le bollette si accumulano: gas, acqua, luce, rifiuti, e poi bisogna mangiare, pagare la retta della scuola materna per la bambina e comprarle le medicine. La piccola, infatti, da quando la famiglia ha traslocato nella nuova casa di San Pio X è sempre stata malata: «Non l’ho mai vista sana», spiega la mamma, che porta i jeans e ha i capelli nerissimi scoperti, come per sfatare tanti luoghi comuni.
La coppia nel 2004 ha ricevuto lo sfratto dal padrone di casa precedente, che voleva dare l’appartamento alla figlia, così marito e moglie traslocano in una nuova casa: muri scrostati e infissi cadenti, muffa in inverno e spifferi ovunque, che però Abdellatif e la moglie rendono dignitosa.
Ma i 430 euro di affitto, quando Abdellatif perde il lavoro, diventano un peso insostenibile; tutte le spese diventano insostenibili. I 7.000 euro ricevuti dall’assicurazione per l’incidente se ne vanno per far riparare il motorino e per pagare bollette e debiti in banca.
Inizia la parabola discendente, fino a che il 4 dicembre la Trenta gli toglie il gas e la famiglia resta senza riscaldamento: gli arretrati non pagati ammontano a più di 400 euro. Eppure Abdellatif aveva fatto richiesta ai servizi sociali del Comune per ricevere un sostegno: l’affitto gli viene pagato per metà, ma la richiesta per il finanziamento delle bollette gli viene rifiutato.
«Non so più cosa fare», racconta lui in lacrime: «Ho paura di fare una pazzia». Eppure Abdellatif ci ha provato: ha imparato l’italiano, ha lavorato duro, ha rispettato le regole.
C’è un’altra carta
che dice che il padrone attuale, un trentino, l’ha messo sotto sfratto,
perché non paga da due mesi l’affitto di quella casa indecente. «Eppure
spiega il marocchino - lui ha tre mesi di caparra».
Ora il gas è tornato: la coppia ha fatto un debito in banca e la moglie ha trovato un lavoro come donna delle pulizie. In un cassetto l’uomo conserva gli articoli sulla vicenda di Belgachem: le tragedie nascono così, dalla banalità della disperazione.