Sono due gli ostacoli che si frappongo alla risoluzione dell’annoso problema legato alla bonifica delle aree ex Sloi e ex Carbochimica a Trento nord: quello delle tecniche da utilizzare per ripulire il terreno inquinato in profondità e quello delle compatibilità economiche, le condizioni cioè che rendano attrattiva per i possessori dei terreni la scelta di disinquinare. Una partita non facile, dell’entità complessiva in 100 milioni di euro, il costo necessario a dissinnescare quella che resta una potenziale bomba chimica su un’area di 10 ettari, inutilizzabile per lo sviluppo urbano della città. Ma forse ora, tra mille problemi, si annuncia qualche novità. “Per quanto riguarda la Carbochimica, le soluzioni ci sono. Per la Sloi, invece, non vi sono ancora sistemi di bonifica sperimentati e certificati”, spiega l’architetto Alverio Camin, dirigente generale del Progetto speciale per il recupero ambientale delle aree industriali. “La vera difficoltà sta nel fatto che il principale inquinante, il piombo organico o piombo tetraetile, è sostanza molto volatile oltre che cancerogena. Anche solo movimentare la terra potrebbe causare un suo rilascio nell’aria, con grave pericolo per la salute degli abitanti della zona”. Per questo Camin ipotizza, quando i lavori prenderanno il via, un cantiere coperto e pressurizzato, dentro il quale si lavorerà con le bombole e che permetterà di depurare l’aria prima di rilasciarla nell’atmosfera circostante. E’ proprio sul fronte della sperimentazione di metodi per il trattamento di questo pericoloso inquinante che arrivano interessanti novità: “senza voler anticipare nulla, abbiamo cominciato a sringere legami con una università Europea che ha esperienza in questo campo”. Si tratta dell’Imperial College di Londra, uno dei più prestigiosi centri di ricerca scientifica e medica al mondo. Intanto nelle prossime settimane partiranno a destinazione di un laboratorio statunitense, lo Shaw Group in Louisiana, tre o quattro campioni di terreno inquinato, ognuno tra i 5 e i 10 chili, sui quali verranno effettuati esperimenti di desorbimento termico. Quest’ultima è la tecnica di bonifica per l’area ex-Sloi, che pare essere più efficace: il terreno viene introdotto in un forno ad alta temperatura, provocando l’ossidazione del piombo e annullando il suo effetto inquinante. Esistono anche altre soluzioni, come quella chimica, dove l’ossidazione è provocata dalla reazione con un’altra sostanza, nel caso del piombo, l’ozono. Ancora più semplice, almeno in apparenza, sarebbe il conferimento del terreno inquinato alle discariche specializzate, come ve ne sono a Torino; soluzione questa che però non fa che spostare geograficamente il problema. A partire dal 2005, dunque, anno entro il quale il dirigente del Progetto speciale Alverio Camin si augura di vedere i primi cantieri in funzione e per i due o tre anni necessari a completare i lavori, la popolazione che abita nelle vicinanze delle aree ex-Sloi e Carbochimica potrebbero trovarsi, oltre che un cantiere coperto, anche un forno mobile per il trattamento del piombo organico contenuto nei circa diecimila metri cubi di terreno da depurare, con il rischio di destare paura e preoccupazione. Una vicenda accaduta qualche mese fa è indicativa di questo aspetto del problema, quello psicologico, di cui bisogna tenere conto: i tecnici di un’azienda chiamata a fare le rilevazioni lungo le rogge inquinate dalle due fabbriche si sono presentati sul luogo con camice bianco, mascherine e guanti di lattice, la tenuta di “ordinanza” insomma, destando però qualche timore tra la popolazione. Proprio per evitare di allarmare la cittadinanza, Alverio Camin propone di fare come a Berlino durante i lavori per Potsdamer Platz: “una struttura informativa vicina alla zona dei lavori che dica tutto della bonifica in corso, nel segno della trasparenza”. Intanto si sta per chiudere la rima fase di analisi dei terreni inquinati: lo studio di caratterizzazione verrà con tutta probabilità approvato martedì prossimo a Roma, in una appposita conferenza dei servizi e quella sarà la base sulla quale costruire il progetto esecutivo.