CHIESA VALDESE E PARTIGIANATO


CHIESA VALDESE E PARTIGIANATO

(da "Appunti" n.28- Gennaio 1997)

Una seria, sia pure a sommi capi, analisi dei rapporti fra Chiesa Valdese, Resistenza e lotta partigiana, non puo' che trovare il proprio punto di partenza in due fondamentali saggi storici : "La Chiesa Valdese di fronte allo Stato Fascista" di Jean Pierre Viallet (1985), e "La Resistenza nelle Valli Valdesi" di Donatella Gay Rochat (1969, riedito nel 1985).

Il primo e' una ponderosa introspezione all'interno della Chiesa stessa, avendo al centro il periodo fra la prima e la seconda guerra mondiale, resa possibile dalla apertura, fin dal 1968, dei "suoi archivi vecchi e ordinati":

Non conosciamo - afferma Giorgio Rochat nella Prefazione - altri organi ecclesiastici o politici che in quegli anni abbiano avuto il coraggio civile e la serena coscienza di dare in mano i propri archivi ad uno studioso (per di piu' esterno al mondo valdese, anche se altamente qualificato) senza alcuna riserva e censura". Aggiungendo, con profondo senso critico, che "Molti lettori rimarranno addolorati per la documentata narrazione del Viallet dei cedimenti della Chiesa Valdese dinanzi alla dittatura fascista, che fa giustizia della leggenda agiografica di un antifascismo valdese ... Non bisogna ... dimenticare che l'adesione al regime fu assai piu' dignitoso e della media italiana". Citando il caso della chiesa cattolica che "strinse una alleanza di potere con il fascismo, lo appoggio' e lo esalto' in termini entusiastici che fanno scolorire i telegrammi al Duce del Sinodo Valdese. Ci sembra invece giusto - sottolinea il Rochat - rimproverare alla Chiesa Valdese di non avere saputo fare un bilancio critico ed autocritico dei suoi rapporti con il regime fascista : la confessione del peccato che il gruppo barthiano presento' al Sinodo dell' 8 settembre 1943, con l'ordine del giorno Subilia, fu lasciato cadere allora e in seguito, aprendo la via ad auto-assoluzioni consolatorie e superficiali".

Senza la precisazione di tale contesto sarebbe difficile comprendere i limiti e le contraddizioni verificatesi fin dalla nascita dei primi gruppi partigiani in Val Pellice. ad opera di coerenti antifascisti locali, con l'apporto potente di massimi esponenti del Partito d'Azione che gia' operavano nella clandestinita', pagando un duro prezzo di carceri e confini. Sarebbe certamente errato - nel contempo - non mettere nel dovuto rilievo l'impegno diretto di alcuni alti esponenti della Chiesa Valdese, il cui simbolo puo' essere individuato nel Pastore-Martire Jacopo Lombardini.

Donatella Gay Rochat : "La prima cosa che salta agli occhi, quando si affronta il problema dell'atteggiamento delle Chiese valdese e cattolica verso i partigiani, e' che i singoli pastori e preti ebbero posizioni molto diverse, frutto soprattutto di inclinazioni personali... alcuni pastori valdesi ebbero parte attiva nella Resistenza (Lo Bue, Aime, Genre), o l'aiutarono per quanto era in loro (Miegge, Peyronel); altri furono piu' esitanti, talora ostentatamente neutrali ...particolarmente nella primavera 1994".

Essa aggiunge in "Nota" : "Quando gia' questo lavoro era stato inviato in tipografia, il prof. J.P. Viallet dell'universita' di Grenoble mi ha gentilmente fornito alcune interessanti notizie sull'atteggiamento dei pastori valdesi dinanzi alla Resistenza ... ha potuto liberamente attingere agli archivi della Tavola valdese; in particolare, ha visto una serie quasi completa di rapporti sul periodo 1943-45 che la Tavola chiese dopo la Liberazione ai pastori titolari di parrocchie nelle Valli".

"Nell'insieme ... se tutti i pastori esprimono giudizi molto severi sul comportamento della truppe nazi-fasciste, li si sente in gran maggioranza reticenti dinanzi al fenomeno della Resistenza... Questi rapporti insistono molto sul ruolo dei pastori, la loro funzione di ostaggi, le minacce di cui erano oggetto da parte dei nazifascisti ... Tra questi rapporti solo tre prendono dichiaratamente posizione ..: i pastori Genre e Aime in senso positivo, il pastore Geymet (Rora') in senso molto negativo. Il pastore Aime e' l'unico a trattare della natura dei rapporti tra partigiani e la popolazione locale: "Il pastore si e' sempre preoccupato di entrare in contatto coi comandanti di questi gruppi per i bisogni spirituali dei partigiani valdesi, facendo parte di essi, onde cercare di eliminare quegli inconvenienti che potevano talvolta presentarsi tra i gruppi armati e la popolazione. In genere trovo' sempre buona accoglienza e comprensione da parte dei comandanti.

Possiamo dire che, salvo qualche malinteso, non si verificarono incidenti degni di nota ...Anzi, la popolazione presto' quasi sempre, salvo poche eccezioni, il suo appoggio per aiutare questi combattenti.

Se talvolta lievi incidenti si verificarono, questi avvennero, secondo il nostro parere, per ragioni di incomprensione da una parte e per mancanza di tatto dall'altra".


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