COMMISSARI POLITICI E DELEGATI CIVILI


Scheda n.8 Gennaio 1999 

Prima d'entrare nel merito del tema indicato, riteniamo utile rilevare un fatto importante, e cioe' proprio nel mentre imperversa un "revisionismo storico-politico" di dimensioni e contenuti spesso grotteschi, a volte anche ignobili, vengono proposti all'attenzione di chi possiede un qualche interesse storico di memoria collettiva, alcuni opere di grandi storici, quali: SASSOON, GINSBORG, MAC SMITH ecc., le quali giungono fino agli eventi dei giorni nostri, affrontando con rigore e serieta' professionalita' anche i temi piu' delicati e controversi. In edizioni economiche, sono ora disponibili saggi di particolare interesse: "Il peccato originale del Novecento", di Domenico Losurdo (Ed. Laterza, ottobre'98, £ 9.000);"Caro revisionista ti scrivo ..." di Gianni Rocca (Ed. Riuniti, novembre '98, £ 20.000; "La storia manipolata" di Denis Mack Smith (Ed. Laterza, ottobre '98, £ 19.000).

Sul piano locale a', ancora una volta Ugo Flavio PITON, a riproporsi, quale studioso in storia contemporanea, felicemente capace di coniugare le testimonianze orali e scritte, cioe' "il vissuto" della nostra gente, con la salvaguardia di un ricco patrimonio di memoria collettiva ed i molteplici aspetti di una tradizione culturale e linguistica, altrimenti destinati a sicura scomparsa.

Nella sua nota collana "Ma gent", e' infatti uscito, nelle ultime settimane, un'altra gemma: "Per pa eisublia . per non dimenticare - affinche' i giovani sappiano e gli anziani ricordino", riferita agli anni 1940-1945 e alla Resistenza (Ed. G.B.Grafica Valchisone)-

COMMISSARI POLITICI E DELEGATI CIVILI

Caratteristica storicamente interessante del pinerolese e' stata il sorgere, fin dal settembre 1943, di tre formazioni partigiane sensibilmente diverse fra di loro nelle strutture dirigenziali e operative. Esse sono ben note:

* La Divisione Alpina Autonoma "M.O. Adolfo Serafino", la cui nascita risale a fine settembre 1943, comandata dall'ex sottufficiale del I I I^ Reg.Alpini, Battaglione "Val Chisone", Maggiorno Marcellin (Bluter).

* La 1^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Leo Lanfranco", nata il 10 settembre 1943 dall'incontro fra un gruppo di ufficiali e militari del "Nizza Cavalleria", con alcuni dei massimi dirigenti del Pci di Torino, provenienti dall'attivita' clandestina. La direzione militare venne assunta dall' antifascista di sempre, tenente di Cavalleria Pompeo Colajanni (Barbato): Commissario Politico l'operai torinese, Gustavo Comollo (Pietro), appena rientrato del carcere e dal confine fascista, * La V^ Divisione Alpina Giustizia e Liberta' "Sergio Toja", sorta per iniziativa dl esponenti del Partito d'Azione, gia' impegnati nell'antifascismo attivo, particolarmente presente a Torino e nelle valli Valdesi. Comandante il dirigente del PdA Gustavo Malan, Commissario politico, Jacopo Lombardini, predicatore evangelico-

 

ESPERIENZE DI ALCUNI COMMISSARI POLITICI E DELEGATI CIVILI

a) Carlo MUSSA (Mazza - Carlo), Commissario politico del Gruppo Mobile Operativo (G:M:O:) - GL:

Commissari politici - Se uso questo titolo, un'espressione superato (infatti, ad avvenuta unificazione delle formazioni partigiane, veniva adottata la denominazione di "commissari di guerra") e' proprio per richiamarmi alle origini, alle cause per cui nacque, fin dai primi giorni della resistenza italiana, questa speciale figura di comandante partigiano. E' noto come le forze partigiane si sono, fin dagli inizi, organizzate principalmente intorno a due tendenze che, per fortuna vennero fatte convergere ad un unisco scopo.

Da una parte vi furono alcuni militari che, con coraggiosa lealta', vollero fare il loro dovere ...Per questi militari, in generale, lo scopo della resistenza era uno solo: la guerra italiana a fianco delle Nazioni Unite.

Dall'altra parte scesero in campo gli uomini dell'antifascismo. Per questi la resistenza si presento' come una continuazione, una nuova fase della vecchia lotta contro la tirannide. Nuova fase che, se pure era caratterizzata da una ben piu' intensa decisione, aveva un nuovo e molto importante vantaggio: era anche una guerra nazionale, mirante alla liberazione nazionale dell'Italia dall'oppressore straniero, a fianco delle nazioni del mondo libero. Non che la precedente lotta contro il fascismo non avesse gia' questo carattere che. anzi, proprio in nome dell'interesse nazionale, gli antifascisti avevano sempre messo in guardia il popolo italiano contro le conseguenze che la nefasta dittatura avrebbe avuto per il paese...l'altro scopo si puo' riassumere in questi termini: mobilitazione delle energie popolari nella lotta per la liberta' politica.

Pareva infatti ad esso vano e illusorio chiamare il popolo a sacrificarsi in una lotta spietata senza impegnarsi altresi' perche' dalla lotta stessa scaturisse per il popolo una nuova vita politica, veramente rinnovata, in cui fosse sradicata per sempre ogni possibile ritorno fascista ... Cosi', come duplice fu lo scopo della nostra guerra partigiana, duplice fu fin dall'inizio l'autorita' che la condusse: a fianco del comandante militare nelle formazioni politiche (Garibaldi, Giustizia e Liberta' e. piu' tardi, Matteotti) sorse il commissario politico, con pari grado con il comandante.

Anche le Formazioni Militari Autonome ebbero ben presto qualcosa di analogo: il "delegato Civile". Questo espletava alcuni dei compiti del commissario politico ma, diversamente da questo, era subordinato al comandante militare.

Compiti del commissario politico - Un compito, comune a quello del delegato civile, era quello di mantenere i rapporti con la popolazione civile: rapporti molto delicati, perche' si trattava di dare veste di garanzia legale alle violazioni della legalita' nemica che le forze partigiane erano costrette per loro natura a fare, per vivere ed operare. Egli doveva pertanto autorizzare e disciplinare le requisizioni e dirigere, assieme al Comandante militare, tutta l'attivita' amministrativa e giudiziaria connessa colla vita della formazione partigiana.

Egli, in una parola, era il rappresentante della nuova autorita' civile che si affermava in una data zona, per effetto occupazione di questa da parte della forza militare partigiana.

...Quando le bande, moltiplicandosi e crescendo, divennero Divisioni e vennero a limitarsi l'una con l'altra, sorse il problema della loro convivenza. I commissari politici divennero allora una specie di ministro degli esteri della formazione, incaricata di tenere i rapporti con i vicini, stabilire accordi, dirimere le eventuali controversie.

...Fu nella veste di rappresentanti dell'ordine politico nuovo che nelle valli e nelle regioni liberate, sia pure temporaneamente, i commissari politici e i delegati civili sanzionarono con la loro autorita' le prime forme di autogoverno che il popolo si era liberamente dato: le giunte comunali ed i comitati di liberazione periferici.

Ma il compito forse piu' importante, e caratteristico dei soli commissari politici, fu forse un altro: quello di spiegare agli uomini i motivi ideologici della loro lotta, di sviluppare in essi la precisa coscienza del dovere che si erano liberamente assunti prendendo le armi per la liberta'. Bisognava tradurre il sovente inconscio istinto che li aveva spinti verso la montagna in consapevolezza matura, necessaria per affrontare con animo fermo i disagi ed i rischi, spesso la tortura e la morte. E cio' doveva esser fatto non con spirito fazioso, in nome di una particolare ideologia politica, ma in nome di una formula politica generale, quella dei Comitati di Liberazione Nazionale.

Prima condizione, perche' i partigiani li ascoltassero e li seguissero era questa: i commissari politici dovevano essere con loro sempre e dovunque, partecipando alle vicissitudini della loro vita, della durezza dell'esistenza nelle baite alpine d'inverno, ai combattimenti, ai rastrellamenti e nelle azioni offensive. Il commissario politico doveva essere un po' dappertutto, facendo per prima cosa il suo dovere dl partigiano e, quando giungeva il momento opportuno e i suoi compagni lo desideravano, spiegare loro tante cose: come si era arrivati al fascismo, quale era il male piu' grave che ci aveva fatto, perche' non poteva e non doveva vincere. ...dire a questi ragazzi nati e vissuti sotto la tirannide che cosa significassero liberta' e democrazia, di cosa e' fatta la giustizia sociale.

Ricordare soprattutto a loro, che nascevano alla vita politica attraverso le armi e la violenza, che le armi e la violenza erano un male necessario, ma che la politica deve avere altre armi, fatte di persuasione, di liberta' e di rispetto reciproco. Dire ad essi che una unica esperienza dovevano conservare di questo periodo di vita: Quella dell'intransigenza e del coraggio morale...Questi sono stati i compiti dei commissari politici. I quali sperano che i loro compagni li ricordino sotto tale veste: fratelli maggiori piu' che comandanti o maestri.

Dal "Commissario "Pietro" di Gustavo Comollo. Operaio, primo commissario politico, fin dal settembre 1943, del Battaglione garibaldino "Carlo Pisacane"; futuro commissario di guerra della V^ Zona militare del Piemonte (figura emblematica del proletariato torinese).

..."L'idea del commissario politico all'inizio della guerriglia non era cosi' generalizzata come lo fu in seguito. In un primo momento furono solo le nostre formazioni ad averlo, ed era soprattutto un responsabile di partito. Infatti io ero considerato tale..

:::Ma al di la' delle tradizioni era evidente per tutti la necessita' di compagni sperimentati che costituissero una garanzia per l'orientamento di una lotta e di una guerra fino ad allora assolutamente originale, e che volevamo patriottica ed unitaria. Senza lo loro presenza era piu' facile, in circostanze difficili che si verificassero sbandamenti, proprio per la debolezza ideologica dei reparti o per il morale basso che e' la stessa cosa ...In fondo non era cosi' difficile, in certe situazioni, scoraggiarsi, pensare a casa, magari quando capitava un rastrellamento particolarmente duro, di vagare dispersi, affamati, qualche volta disarmati.

...Con l'evolversi della situazione i nostri compiti divennero sempre piu' complessi, perche' spesso l'attivita' delle formazioni non era puramente militare, ma (di) promuovere la convocazione di libere assemblee e l'organizzazione di elezioni nelle zone libere: in questi casi si doveva affrontare la realta' dei rapporti col clero e le forze tradizionaliste.

L'ingrossamento e il moltiplicarsi delle formazioni aveva creato un altro problema: quello dell'insufficienza di quadfri politici per tutti i reparti, e la conseguente eccessiva autonomia in taluni di essi ... per i partigiani la tentazione di insediarsi nei paesi era forte, particolarmente quando si trattava di quelli di una certa importanza, come Bibiana, Bagnolo , Barge: tanta era l'attrattiva esercitata da quel che restava di vita civile e di comodita'. Cosi' molti al calar della notte si rifugiavano in case ospitali, che pero' troppe volte finivano per dimostrarsi poco sicure a causa magari di spiate o di improvvise irruzioni nemiche.

...Quello che poteva migliorare o al contrario inquinare i rapporti con la popolazione, se doveva essere cura di tutti, dal comandante all'ultimo partigiano, lo era particolarmente per il commissario. Le questioni che sorgevano con gli abitanti dei paesi come si puo' immaginare erano della piu' diversa natura: nelle zone piu' povere, dove i renitenti erano con noi o nostri sostenitori, la solidarieta' delle loro famiglie fu tale che nominammo un responsabile per la confezione e la raccolta di calze di lana per i nostri combattenti.

...Di solito al Commissario si pensa come a un uomo duro ...per quanto ne so io, l'intervento dei commissari in cui si poteva ravvisare una certa fermezza avveniva in realta' nei tribunali di guerra. Pero', contrariamente a quel che si puo' pensare, il commissario per lo piu' era quello che introduceva elementi di riflessione , e di ponderazione, a temperare gli ardori e la severita' a volte eccessiva di altre personalita', magari valorosissime ma poco sensibili a certe valutazioni politiche...c'erano di mezzo i principi essenziali della nostra guerra e la sopravvivenza delle nostre formazioni. Per la pieta' non c'era piu' posto, come quando si aveva a che fare con le spie, che per motivi piu' o meno abbietti, mandavano spesso a morte intere famiglie. Certe volte agimmo senza pieta' anche con partigiani fasulli, che abusavano del titolo e delle armi per commettere prepotenze contro i civili. In un caso si procedette anche contro un commissario indegno, che venne fucilato.

La decisione di agire con la massima severita' ...venne talvolta richiesta, come nel caso di Revello, da riunioni dui capi famiglia, delle quali tenevamo il massimo conto.

La stessa fermezza, improntata al massimo rispetto, vigeva circa la questione dei rapporti con la Chiesa e la religione: Valeva per me - commissario e comunista - il principio, imparato nell'esperienza carceraria, che le questioni di fede non dovevano dividere i lavoratori.

...Da quanto dico si dovrebbe capire come non fosse per niente facile far il commissario

 

 

Testimonianza...

Riteniamo utile, in merito alla figura del commissario "Pietro", ricordare il "Diario di Leletta - lettera a Barbato - cronache partigiane 1943-1945", pubblicato dalla Ed. Franco Angeli (1993), con l'autorevole e non formale Prefazione dello storico Giorgio Vaccarino.

Figlia sedicenne della Baronessa Caterina d'Isola (ultima primogenita dei Malingri di Bagnolo "di tradizione feudale"), " il cui inveterato antifascismo, pur nutrito di anticomunismo, la mette con questi vecchi antifascisti in piena consonanza di spirito".

La Casa patrizia di Villar Bagnolo diventa sede di Comando della IV^ Brigata Garibaldi.

Vaccarino definisce Leletta: testimone e straordinaria partecipe alle vicende partigiane", ed il Diario "ha il pregio dell'immediatezza e dell'autenticita'"; (Nel dopoguerra il suo fervore re religioso la portera' ad entrare in Convento, dove terminera' la sua vita terrena in odore di beatificazione). Solo qualche riga:

10/9/'44 -".Alla sera e' venuto a sentire la radio l'operaio che e' stato a Mosca e che e' tanto "francescano". 20/10/'44 - "...Stasera i nostri cari comunisti - solo il quartetto [Barbato, Pietro, Francesco, Mirco] sono scoppiettati in un fuoco d'artificio di ideali compressi. Sono degli apostoli, degli idealisti, che ricreano l'anima in un momento in cui l'umanita' e' cosi' vuota e cosi' tragicamente sofferente, ma ho paura che saranno dei martiri e degli incompresi..."

15/10/'44 - "...Pietro ci ha raccontato le sue prigioni antifasciste dal '25 al '31 e dal '37 al '43 ..."

29/11/'44 - " Aimaro e' andato a Barge ...sono rimasta con Kant, che e' poi stato simpaticamente sostituito da Pietro, caro, aperto, onesto; partente per Cuneo...".

26/3/'45 - arriva Pietro. Non avevo piu' visto la sua buona faccia aperta di piemontese dall'epoca del nascondiglio al Castello..."

 

FINALE (1991) "Ho pensato ai giorni antichi e ho avuto in mente gli anni eterni Salmo 76

"Ho pensato ai giorni antichi della guerra, vissuta fra i 13 e i 19 anni. e li ho visti "veri", liberi dall'eterodirezione dei mass-media, vissuti veramente da me. Li ho visti liberi, questi anni, dagli strati di lardo che il danaro pone sulle realta' essenziali della vita: prima fra tutte la morte. Di fronte ad essa gli ideali politici - l'antifascismo che affratellava persone cosi' diverse - , l'amicizia, la ricerca, la stessa poverta', acquistavano un rilievo del tutto speciale.

Ho avuto in mente gli anni eterni ai quali la vita del tempo conduce, e attendo lietamente anche l'incontro con coloro che in queste cronache sono nominati.

 

D E L E G A T I C I V I L I

Estratti ricavati da documenti ufficiali del Comando della Divisione Autonoma Alpine "M.O. Adolfo Serafino" - Disposizioni generali, circolari e documenti -. Archivio di Maggiorino Marcelli,:

Le disposizioni centrali C.V.L. - C.L.N.A.I nei primi sei mesi non furono mai molte...Il Comitato di Pinerolo, che faceva da tramite tra noi e il CLNAI, era tuttavia piu' attivo in proprio, vale a dire prendeva delle iniziative che erano di notevole aiuto. L'esperienza locale era molto importante in quanto, pur essendo impostata diversamente, espletava le stesse mansioni: la differenza sostanziale stava nel fatto che era piu' amministrativo che politico ...I nostri rapporti con i partiti avvenivano tramite il Comando militare. La formazione, dichiaratamente autonoma, non prevedeva commissari...le direttive politiche del CLN le prendevamo in considerazione, ma soprattutto come aiuto e consiglio

(con l'espandersi quantitativo e qualitativo della formazione)...Crebbe l'importanza degli incaricati civili, che passeranno anche ad interessarsi dei rapporti tra noi e le autorita' ... rimaste nei Comuni e a noi gradite (quelle compromesse erano sparite), oppure ancora attraverso persone che avrebbero dovuto sembrare neutrali (i parroci).. .In quel periodo, per meglio organizzare nella valle i reparti militari impegnati in altri lavori, i delegati civili fissarono un'assemblea che avvenne a Souche'res Hautes, fra i rappresentanti dei Comuni, gli incaricati civili clandestini ed i militari. Parteciparono: Filliol, sindaco di Fenestrelle - Massali, segretario di Roreto - Guiot, sindaco di Pragelato - Bausano C.C:; da parte militare, M.Marcellin, S.Marcellin, Breusa, Baldi e vari altri. Fu il primo congresso di una certa consistenza: si stabilirono a fondo certi rapporti fra militari e civili e l'intervento diretto dei Comuni nel rifornimento diretto alle bande.

 

...Col passare dei giorni venne via via organizzandosi una zona libera perfettamente autonoma ma diversa da come erano impostata in altre zone del Piemonte. da noi ... gli addetti civili erano subordinati all'autorita' militare; nelle bande non esistevano commissari; gli aiuti dei partiti erano considerati un dovere degli stessi verso i militari.

...Il Comando militare accettava comunque di discutere liberamente, ed in molti casi concedeva larga liberta' d'azione agli addetti civili: voleva solo che fosse ben chiaro una cosa, e cioe' la subordinazione al Comando ...Diffidavamo poi di possibili e premature iniziativa democratiche, di troppe iniziative fuori tempo ...percio' collaborazione si', ma ragionata e responsabile, una collaborazione che alleviasse, risolvesse certi problemi, studiasse le necessita', si preparasse al dopo, rendesse liberi i combattenti i quali, non piu' impegnati in quel settore, potessero meglio dedicarsi all'organizzazione militare.

...In Alta Val Susa e Val Chisone, come e' probabile in ogni Comune italiano, la sostituzione delle autorita' fasciste non avvenne con quella che viene comunemente chiamata "scambio di consegne". Le autorita' compromesse se la squagliarono dimostrando coerenza assoluta col sistema fascista di gridare forte se in tanti, ma di non avere poi il coraggio di fare fronte alle minime difficolta' se isolati. Rimasero al loro posto buona parte dei segretari comunali e degli impiegati, gente di second'ordine che provvide ad amministrare alla meno peggio, non certo peggio di prima.

...Alcune autorita' fasciste, gerarchuncoli di poco conto, rimasero - tollerati- in zona ; qualcuno, malmenato dalla popolazione, si rifugio' in secondo tempo nei centri occupati dai presidi tedeschi, per ritornare quando i fascisti cominciarono a riorganizzarsi. Rimasero tuttavia alcuni che pensarono di fare il doppio gioco, e furono poi spie molto attive dei nazifascisti.

...La zona libera nacque il 4 febbraio 1944 quando, con un colpo di mano, le forze partigiane occuparono le due estremita' della valle. La zona fu totalmente occupata fino al 30 marzo, giorno della ritirata al Bourcet, nella zona di rifugio di rifugio di Val Troncea . La zona comprendeva: Comune di Perosa Argentina (50% del territorio) - Comune di Roreto - Comune di Fenestrelle - Comune di Pragelato - Comune di Sestrieres . Comune di Cesana (al 50%) ...inoltre parte della Valle Germanasca (Massello) e la Valle Argentera. La Val Troncea era adibita a zone di rifugio e di depositi magazzini.

...A meta' maggio il Comando militare decise di ripristinare la zona libera da noi occupata. Nella notte del 19 maggio furono operate varie interruzioni stradali, che impedirono ai tedeschi, malgrado i loro sforzi, di rientrare in zona.

Il Comando militare inoltre estese l'occupazione a varie altre zone in Alta Val Susa, e sulla sinistra orografica del Chisone, dal Gran Dubbione fino alle porte di Frossasco e Cumiana.

...I vari Comitati civili ( da ottobre chiamati poi C.L.N.), ebbero molto da fare in quel periodo:. regno' sempre il massimo ordine e collaborazione....Non si deve dimenticare che la zona era vasta, con popolazione in prevalenza contadina. Oltre ai Comuni gia' citati ...avevamo influenza sui Comuni di Ulzio, Salabertano, Chiomonte, Bardonecchia, Clavieres in alta Val Susa, e su parte dei Comuni di Dubbione, Frossasco, Cumiana, e in bassa Val Cisone.

...Le Giunte, o se vogliamo Commissioni incaricarte per il ramo civile, erano comunque sotto il controllo militare che doveva ogni volta, per casi importanti, essere informato. Non vi furono comunque mai contrasti.

...Noi della Val Chisone abbiamo sempre considerate le strutture amministrative come l'avvio ad una struttura che stabile lo sarebbe diventata dopo la fine della guerra ...".

 

 

Roberto MALAN - memorie di un valdese del XX secolo

Comandante della V^ Divisione GL - Resistenza -(dicembre 1996)

 

La ... politicizzazione delle bande partigiane e' stata la novita' e la vera forza del partigianeria in Italia. In quel momento noi cominciavamo a pensare al dopo e ce ne preoccupavamo soprattutto perche' eravamo pochissimi ad avere un'impostazione di idee, che era, per quel che ci riguardava, del Partito d'Azione, di quel liberalsocialismo che giu' aveva mandato volontari in Spagna contro Franco, e aveva tenuto, nell'emigrazione come in patria posizioni autonome sia dal Partito comunista che dal Partito socialista.

Avevamo cosi' cominciato un discorso, d'accordo con le altre formazioni partigiane, in particolare con i garibaldini nelle zone di Barge e Bagnolo: quello del commissario politico. Agli inizi non era accettato da tutti, perche' riecheggiava qualcosa di sovietico, ma una volta chiarito che doveva essere un educatore dell'antifascismo e della democrazia, e per quanto ci riguardava anche della repubblica, fu da tutti, capito e accettato: almeno dai nostri. Incominciammo a muoverci di conseguenza e a mandare i commissari nelle bande.

Non c'era ancora un commissario fisso di banda, o di gruppi di bande, ce n'erano tre o quattro gia' preparati, e poi tre o quattro che stavano formandosi per diventarlo, e che sarebbero diventati poi validissimi, gente piu' giovane di me. di diciannove o vent'anni. Un naturale commissario politico era Lombardini; un' altro era mio fratello Gustavo, che fu poi addetto stampa; verra' poi Aldo Guerraz, formatosi in Valle d'Aosta; Franco Momigliano, e molti altri.

Pensavo proprio a Emanuele Artom per la preparazione della banda degli Ivert, quella tutta formata da ragazzi di buona famiglia. Non si offendano i figli di operai e di contadini, e non si offendano i figli di buona famiglia: non so come metterla diversamente.

Questa banda era piena di ardore antinazista, ma anche la meno sensibile ai problemi della responsabilita' per il dopo, quella alla quale bisognava, piu' che per altre, insegnare l'abicci della democrazia. Cosi' Emanuele Artom [ vedere Diario gennaio 1940 - febbraio 1943 ] sali' agli Iverti per stare in banda un giorno o due , a fare le sue chiacchiere e conferenze. Ebbe subito uno scontro molto forte con Ettore Serafino, che, sentendo parlare di monarchia in termini di gentaglia, non lo accetto, prese il cappello e spari' dalla circolazione.... Ricomparve quando si formarono le bande di autonomi nell'alta Val Chisone e nella Valle di Susa [nelle formazioni di Marcellin ], con esperienza e intelligenza militare."

 

 


turna a ca'