Ateismo

In origine il termine ateo (dal greco atheos cioè senza dio) era usato dai fedeli di una religione per indicare, dispregiativamente, chiunque si riteneva credesse in false divinità, in nessuna divinità o in qualsiasi dottrina in contrasto con la religione affermata.
Successivamente, con la diffusione del libero pensiero e del criticismo delle religioni, il significato del termine è cambiato e oggi l'ateismo denota la posizione di pensiero di chi afferma l'inesistenza del divino o, più in generale, l'inesistenza di qualsiasi essere sovrannaturale. Tuttavia, secondo questa definizione, ateismo non è necessariamente sinonimo di irreligiosità in quanto un ateo potrebbe credere in concetti come l'animismo, lo spiritismo o simili, i quali, pur non essendo di natura teista, conservano elementi di religiosità. Noi, in accordo con l'ateologia del filosofo francese Michel Onfray, ci riferiremo agli atei sempre e solo come agli atei naturalisti cioè quelli che oltre a negare l'esistenza del divino rifiutano anche ogni approccio mistico e/o soprannaturale.
Inoltre, nell'uso comune, ateo è spesso semplicemente sinonimo di non credente.
Fin dal passato gli atei sono stati perseguitati, perchè ritenuti pericolosi e immorali, nel dialogo Le Leggi del filosofo greco Platone (427-347 a.C) veniva proposto di introdurre pene severe per gli atei, dal carcere fino alla messa a morte, e nel medioevo per gli atei era previsto inizialmente il taglio della lingua e successivamente il rogo. Ancora oggi nei paesi a regime teocratico gli atei sono osteggiati e anche in molti paesi dichiaratamente laici essi continuano a venire considerati cittadini di serie B.
Questo comportamento tra origine dal fatto che fin dal passato chi detenesse il potere ha sempre usato la religione come uno strumento di controllo del popolo. Un senza dio però non è controllabile in tal modo e dunque i potenti hanno fatto di tutto per screditare l'ateismo e farlo apparire immorale all'opinione pubblica.
Vedremo invece che gli atei non sono affatto privi di un'etica e di una morale, prima però consideriamo alcune delle principali argomentazioni a favore dell'ateismo.

L'assenza di prove

Il principale argomento a sostegno dell'ateismo è la considerazione che l'assenza di evidenze a favore dell'esistenza di Dio prodotte dai credenti, a cui spetta l'onere della prova, è un motivo sufficiente perchè il buon senso possa negare l'esistenza di qualsiasi essere sovrannaturale. Come diceva il matematico greco Euclide: "Ciò che può essere asserito senza prove concrete può essere anche rifiutato senza prove concrete".
Che debba essere chi afferma a fornire le prove è un fatto naturale e viene applicato in tutti i contesti, ad esempio nei tribunali: se accuso qualcuno di un crimine devo fornire delle prove, altrimenti vengo a mia volta accusato di calunnie, se così non fosse allora chiunque potrebbe accusare chiunque altro di qualche reato senza mostrare delle prove e il sistema giudiziario cadrebbe nel caos totale.
D'altra parte i credenti sono soliti sostenere che l'esistenza di Dio non può essere provata con la ragione e che anzi, la ragione, è troppo presuntuosa se pensa di potersi esprimere su queste questioni, però, secondo questa linea di principio, se per credere in Dio bisogna rinunciare alla ragione, allora allo stesso modo si può credere in qualsiasi cosa!
Il filosofo Bertrand Russell inventò una curiosa metafora al riguardo: se si affermasse che esiste un teiera di porcellana, tra la Terra e Marte, in rivoluzione attorno al Sole e così piccola da non poter essere rivelata da un telescopio, allora nessuno potrebbe confutare questa ipotesi. Tuttavia, se si aggiungesse che non credere in tale affermazione è segno di presunzione ed arroganza, allora si verrebbe presi per matti.

Il rasoio di Occam

Il rasoio di Occam è un principio metodologico che prende il nome dal suo ideatore, il filosofo e frate francescano William of Ockham. Esso afferma che tra due teorie ugualmente valide quella con meno ipotesi si rivela più probabilmente vera, oppure, in altri termini, non è bene aggiungere a una teoria più ipotesi di quante ne siano necessarie. Ad esempio, il primo principio della dinamica di Newton afferma: "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale ed opposta.", alternativamente si potrebbe affermare: "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale ed opposta, eccetto il 1 gennaio 2099, quando la reazione avrà metà intensità.", ovviamente entrambe affermazioni sono ugualmente valide (almeno fino al 1 gennaio 2099); Tuttavia, il principio del rasoio di Occam, suggerisce di scartare la seconda affermazione poichè contiene un ipotesi non necessaria. Senza questo metodo pratico non sarebbe mai possibile giungere alla giustificazione di una particolare teoria, scartando tutte le sue infinite variazioni altrettanto consistenti con i dati.
Ora, nel caso dell'esistenza di Dio, i credenti affermano: "L'universo è stato creato da Dio, il quale è sempre esistito.", ma se si ammette che qualcosa possa essere sempre esistito, allora perchè non anche l'universo? Dunque in base al rasoio di Occam la teoria si semplifica in: "L'universo è sempre esistito.". Cioè l'esistenza di Dio è un ipotesi superflua e non è utile a spiegare l'esistenza dell'universo, per cui va scartata in linea di principio.
A tal proposito è possibile citare una vicenda che ha come protagonisti Napoleone Bonaparte e il matematico francese Pierre Simon Laplace, quando quest'ultimo presentò al primo la sua opera Esposizione del sistema del mondo, la quale trattava l'origine del sistema solare, Napoleone gli disse: "Ha scritto questo libro sulla nascita del mondo ma senza menzionare una sola volta il suo Creatore." e Laplace rispose: "Non ho avuto bisogno di questa ipotesi".

La pluralità delle religioni

Nel mondo ci sono migliaia di religioni diverse e nelle varie epoche sono state venerate milioni di differenti divinità, dagli Dei in forma animale a quelli antropomorfi fino al Dio come concetto completamente astratto. Se, però, la verità è nella fede e la verità è unica allora dovrebbe esistere un'unica religione. Quindi, da un lato nessuna religione deve avere mai prodotto prove inconfutabili della sua veridicità, d'altro lato, anche volendo essere credenti, non si capisce perchè si dovrebbe preferire una religione rispetto ad un'altra. Infatti il credente ha sempre un comportamento fazioso, in quanto sostiene la sua religione senza aver studiato e conosciuto tutte le altre (cosa che richiederebbe più di una vita di studi), mentre l'ateo negando tutte le religioni si trova in una posizione imparziale. Inoltre il credo è normalmente ereditato dai genitori, cioè i cristiani sono nati in famiglie cristiane, i musulmani in famiglie musulmane... eccetera. Dunque, quello che oggi è un cristiano convinto, sarebbe stato un musulmano convinto se fosse nato in una famiglia di musulmani. Questo poichè alla maggior parte di noi viene insegnata una religione quando siamo ancora molto piccoli, spesso prima di saper leggere e scrivere. Non si tratta di un processo in cui una persona adulta viene a conoscienza delle moltissime religioni esistenti e sceglie liberamente quella che ritiene giusta o sceglie di essere ateo, bensì esattamente l'opposto, alla persona è imposta una sola religione in un età in cui il suo senso critico non ha potuto ancora formarsi. E' presumibile che il numero di persone religiose sarebbe estremamente minore se a nessuno venisse insegnata una religione prima della maggiore età.
Infine, se oggi si è tutti d'accordo sull'inesistenza di una divinità come Zeus, il quale era venerato dagli antichi greci, non c'è motivo perchè un giorno anche divinità come Jahvé non siano relegate al campo della mitologia.

L'esistenza del male

Questa non è proprio un'argomentazione sull'inesistenza di Dio, quanto sull'inesistenza di un Dio che sia contemporaneamente onnipotente, onnisciente e buono, come ad esempio il Dio della tradizione cristiana. Infatti se un tale Dio esistesse non si spiegherebbero i mali del mondo. Nel corso della Storia ci sono state innumerevoli guerre, epidemie e catastrofi naturali, mentre tutt'ora ci sono più di un miliardo di persone che soffrono la fame.
Perchè Dio non interviene per impedire ciò? Come potrebbe un Dio buono tollerare la tortura di un innocente, le sofferenze di un malato terminale e la morte di un bambino indifeso?
Se non vuole intervenire allora non è buono, se non può intervenire allora non è onnipotente, infine, se non sa di questi mali ingiusti allora non è onnisciente.
In conclusione gli attributi divini dell'onnipotenza, dell'onniscienza e della somma benevolenza sono incompatibili con l'esistenza del male e dunque un simile Dio non può esistere.

L'etica atea/laica

Dopo questa carrellata di argomentazioni a favore dell'ateismo, veniamo ora alla questione dell'etica atea. Come già detto la principale critica dei credenti agli atei è quella di ritenere l'ateismo immorale e privo di valori etici.
Ciò si sintetizza molto bene nell'affermazione: "Se Dio è morto, tutto è permesso", fatta da uno dei personaggi del libro I fratelli Karamazov dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Secondo questa idea l'ateismo, negando l'esistenza di un Dio che detta regole e premia o punisce nell'aldilà, porta gli uomini all'anarchia e all'egoismo, dunque al diffondersi del crimine e della povertà. In realtà questa tesi non ha alcuna evidenza a suo favore: nei paesi più secolarizzati, dove il numero di non credenti è molto alto, la moralità e la solidarietà sono tutt'altro che morte, anzi, stando a statistiche come il Global Peace Index (una classifica dei paesi più pacifici, basata su 23 fattori qualitativi e quantitativi tra cui il rispetto dei diritti umani e il numero di crimini violenti) nel 2009 i dieci paesi più pacifici del mondo sono caratterizzati da un altissimo numero di non credenti, in particolare al primo posto c'è la Nuova Zelanda seguita dalla Danimarca e dalla Norvegia, mentre un paese fortemente religioso come l'Italia si trova solo al 36-esimo posto, anche i risultati degli anni 2008 e 2007 sono simili.
L'errore nel pensare che l'etica debba dipendere dai comandi divini nasce dal fatto di credere che le persone non abbiano le risorse sufficienti per distinguere cosa sia giusto e cosa sia ingiusto, per se stessi e per i propri simili. Invece i valori fondamentali di ogni società civile (il rispetto del prossimo, la giustizia, la solidarietà...) sono radicati nella natura biologica degli uomini e non necessitano di una connotazione religiosa.
Ora sicuramente l'ateismo non è come una fede o una religione e dunque non ha dei dogmi e delle regole prestabilite, perciò non può esistere un'unica morale atea condivisa, bensì ogni ateo deve costruirsi la propria morale attraverso la serie di esperienze e riflessioni che la vita lo porta a fare. Proprio il fatto di non avere un'etica preconfezionata rende gli atei più aperti e meno condizionati dei credenti quando si tratta di stabilire delle regole per consentire ad ognuno di esercitare la propria libertà nel rispetto degli altri.
Non solo, la vita per un non credente può addirittura avere più significato di quanto ne abbia per un credente, poichè deve essere vissuta nella sua pienezza, e non come la preparazione di una successiva esistenza reputata migliore. Inoltre è probabile che gli atei prendano maggiormente sul serio il loro impegno civile, non confidando in un Dio che possa salvare l'umanità dalle sue sofferenze. Dunque esistono le basi affinchè si possa elaborare un'etica atea, o laica che dir si voglia, fondata sul rispetto delle convinzioni personali dell'individuo e svincolata da qualsiasi principio religioso.
A differenza di un'etica religiosa, un'etica laica è una risposta migliore alla comune umanità di tutti noi, poichè non ha criteri escludenti basati su testi sacri, divinità da venerare o rappresentanti di Dio sulla Terra, perciò è più rispettosa sia delle diversità culturali che di quelle individuali.

Collegamenti

UAAR - L'[in]esistenza di Dio
UAAR - Ateismo - Etica
Vision of Humanity - Global Peace Index