L'ora di Religione Cattolica

Poco dopo l'Unità d'Italia l'insegnamento della religione cattolica era previsto solo per le scuole elementari, affidate ai comuni. In seguito alla presa di Roma nel 1870, con cui cessò il potere temporale del Papa, il ministro della Pubblica Istruzione Cesare Correnti stabilì che l'istruzione religiosa scolastica venisse impartita solo su richiesta dei genitori dell'alunno.
Ci furono poi tutta una serie di riforme atte a separare lo Stato dalla Chiesa: nel 1873 vennero soppresse le Facoltà teologiche di Stato; nel 1877 venne abolita la figura del direttore spirituale nei licei e nelle scuole tecniche; infine nel 1888 la commissione incaricata dal ministro Paolo Boselli di redigere i nuovi programmi per la scuola elementare concluse che: "lo Stato non può fare, né direttamente né indirettamente una professione di fede, che manchevole per alcuni, sarebbe soverchia per altri". Tuttavia, l'insegnamento della religione cattolica non fu eliminato e rimase comunque facoltativo. Questi progressi nel senso della laicizzazione dello Stato furono distrutti nel 1923, quando il primo governo fascista, con la riforma della scuola, rese obbligatorio l'insegnamento della religione cattolica.
In seguito, con il concordato 1929, si introdusse l'ora di religione anche nelle scuole medie e superiori, quale "fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica", così da completare l'alleanza tra la Chiesa Cattolica e il Fascismo anche nel campo dell'istruzione.
Nel 1984, con le modifiche al concordato, sebbene venne meno l'obbligatorietà di frequentare l'ora di religione, la formula fu trasformata così: "La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principî del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado", dunque l'insegnamento della religione cattolica venne esteso anche alle scuole materne.
Oggi l'insegnamento della religione cattolica, altrimenti abbreviato IRC, prevede che in tutte le scuole pubbliche non universitarie italiane siano riservate lezioni settimanali (un'ora e mezza per materna, due ore per primaria, un'ora per secondaria di primo grado e secondo grado) all'insegnamento della religione cattolica. Ogni anno, all'atto dell'iscrizione alla classe successiva, lo studente decide se avvalersi o meno di tale possibilità.

Gli insegnanti di religione

Fino al 2004 la totalità degli insegnanti di religione era scelta dalla curia diocesana, a suo insindacabile giudizio, tramite un meccanismo di segnalazione al dirigente scolastico, che in seguito confermava la nomina dell'insegnante. Il contratto era annuale e gli insegnanti dovevano chiedere ogni dodici mesi il nulla osta all'autorità diocesana.
Con l'entrata in vigore della legge 186 del 18 luglio 2003 gli insegnanti di religione sono entrati in ruolo, significa che, anche se nominati dalla curia, possono essere assunti direttamente dallo Stato. Così oggi la nomina dei docenti di religione per il 70% delle cattedre complessive spetta all'Ufficio Scolastico Regionale, in accordo con l'Ordinario Diocesano, mentre la nomina per il restante 30% delle cattedre spetta ancora unicamente alla curia diocesiana, la quale si riserva inoltre il diritto di revocare ogni insegnante, anche per motivi che non hanno a che fare con l'insegnamento, ad esempio la curia ha licenziato una professoressa di religione perché era in gravidanza senza essere sposata, l'insegnante ha tentato un ricorso giudiziario ma nel febbraio 2003 la Corte di Cassazione, applicando la normativa vigente, ha dato ragione alla curia.
Gli insegnanti di religione sono retribuiti, come tutti gli altri insegnanti, dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Si stima che nel 2008 il costo annuo a carico dello Stato per la loro retribuzione sia stato di circa 800 milioni di euro, soldi che pagati con le tasse di tutti, cattolici e non. Inoltre la normativa stabilisce che l'insegnante di religione è attribuito rigidamente per classe, dunque non è possibile accorpare diverse classi con pochi studenti avvalentisi dell'IRC, anzi l'insegnante di religione c'è sempre, anche se solo uno studente della classe sceglie l'ora di IRC, così da aumentare le ore e le cattedre.
Ovviamente le iniziative legislative per ridurre questo spreco si scontrano da sempre con le proteste ecclesiastiche per la conseguente riduzione di occupazione.

Cosa viene insegnato

Un protocollo addizionale del concordato stabilisce che l'IRC deve essere impartito in conformità alla dottrina della Chiesa Cattolica, quindi l'insegnamento di altre religioni o concezioni del mondo non è contemplato e anzi, come già detto, potrebbe comportare il licenziamento dell'insegnante da parte della curia, come in effetti accade in un caso su 250. Dunque l'ora di religione resta sempre e solo un'ora di religione cattolica, non con lo scopo di offrire una visione del mondo fra tante bensì con lo scopo di inculcare un'unico pensiero, il cattolicesimo, negli studenti. Lo Stato è completamente escluso dal controllo di questo insegnamento, basta pensare che lo stesso ex ministro per l'Istruzione Berlinguer in una intervista ha dichiarato di non sapere bene cosa effettivamente si insegni durante le lezioni.
I testi di religione adottati hanno spesso un carattere denigratorio nei confronti dei fedeli delle altre religioni e dei non credenti. Si può considerare il libro "Và e insegna! Manuale per i Corsi di Abilitazione dei Catechisti e la preparazione delle lezioni di Religione", stampato nel 1963, nonostante non sia recente rende bene l'idea del clima ideologico in cui si sono formati gli insegnanti di religione più anziani. Esso dice testualmente: "non tutte le religioni sono buone perché non tutte sono vere", in particolare l'unica buona è quella cattolica, poi prosegue riguardo agli atei: "Se la religione è naturale, perché molti non sono religiosi? [...] Le ragioni di queste eccezioni non sono da ricercarsi nella natura, ma nella anormalità degli individui stessi", e poco dopo: "L'ateismo si spiega dalle sua cause: 1) vizio della mente, ignoranza, poca formazione; 2) vizio della volontà, cioè pigrizia, indifferenza religiosa;
3) vizio del cuore, cioè pervertimento morale.", dunque i non credenti sono considerati anormali, ignoranti, pigri e pervertiti! Non è tollerabile che un insegnamento così intriso di odio per le altre fedi e per i non credenti avvenga all'interno di una scuola pubblica.
Ricordiamo anche che la Conferenza Episcopale Italiana fa pressioni affinchè l'ora di religione sia collocata in mezzo alla giornata scolastica, cioè che non sia nè la prima nè l'ultima ora di lezione, di modo che gli studenti che non si avvalgono dell'IRC non possano rispettivamente entrare dopo o uscire prima da scuola. In passato invece, quando l'ora di religione era obbligatoria, la Chiesa era estremamente favorevole a collocare l'IRC la prima ora di lezione, così da contrassegnare l'intera giornata nel segno della fede.

L'IRC e i crediti scolastici

Il 14 maggio 1999 l'art. 3 dell'ordinanza ministeriale n. 128 ha sostenuto confusamente che lo studio dell'IRC contribuisce alla formazione del credito scolastico, e quindi del punteggio di ammissione all'Esame di Stato, precedentemente chiamato maturità.
Ciò comporta una evidente discriminazione nei confronti degli studenti che non si avvalgono dell'IRC, oltre al paradosso secondo cui la religiosità cattolica di uno studente concorre ad un buon voto scolastico, in completo contrasto con il principio di laicità dello Stato e l'art. 3 della Costituzione Italiana.
Contro questa ordinanza, le proteste laiche hanno avviato un ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio. Tuttavia, tale ricorso è stato respinto con le motivazioni più insensate, tra cui quella che i ricorrenti "non hanno notificato le controparti", cioè tutti gli studenti che si avvalgono dell'IRC. Tutti i ministri dell'istruzione successivi (Berlinguer, Di Mauro, Moratti, Fioroni) hanno confermato l'ordinanza ministeriale.
Nel 2007 il TAR del Lazio ha accolto un ricorso di diverse associazioni laiche, tra cui l'UAAR, contro l'attribuzione del credito scolastico all'IRC, il ministro Fioroni si è però rivolto al Consiglio di Stato che ha prontamente fermato la decisione del TAR.
Finalmente, nell'agosto 2009, un nuovo ricorso è stato accolto dal TAR del Lazio il quale ha stabilito: “L'attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica", dunque la sentenza afferma l'illegittimità dei crediti scolastici dell'IRC e che questi debbano essere aboliti.
Nonostante ciò, il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo Regolamento Scolastico, entrato in vigore nel settembre 2009, il quale ignora la sentenza del TAR e continua a riconoscere i crediti scolastici dell'IRC.
Questo è un atto gravissimo, con cui un ministro si considera al di sopra della legge e impone la sua volontà alla scuola italiana.

Facoltà di non avvalersi dell'IRC

È possibile non frequentare l'ora di religione cattolica, come dice la normativa non avvalersi, scegliendo nel momento dell'iscrizione scolastica una delle possibili alternative:

È bene ricordare che nessuna famiglia è tenuta a dare giustificazioni del perché il proprio figlio non partecipi all'IRC, sia all'atto dell'iscrizione che nel caso in cui ci si tolga dall'IRC durante l'anno scolastico. Qualsiasi pressione della scuola in tal senso è da considerarsi una violazione della privacy. In particolare l'Ufficio Catechistico Nazionale, alle dirette dipendenze dei vescovi, ha tentato una vera e propria schedatura per conoscere le motivazioni della mancata frequenza degli alunni, tanto che contro questa grave iniziativa il Senatore Stelio De Carolis presentò un'interrogazione.
Nell'anno scolastico 2007/2008 le percentuali di studenti che si sono avvalsi dell'IRC sono state: il 94.1% per la materna, il 94.6% per le elementari, il 92.7% per le scuole secondarie di primo grado e l'84.5% per le scuole secondarie di secondo grado. Si comprende quindi che con il raggiungimento della maggiore età molti studenti decidono di abbandonare l'IRC, dunque la partecipazione all'ora di religione non rispecchia le reali volontà degli studenti quanto le pressioni che essi possono subire dai genitori.
L'UAAR ha avviato da tempo un cosiddetto Progetto ora alternativa con lo scopo di costituire una reale parità tra chi si avvale dell'IRC e chi no.

Abolire l'ora di religione cattolica

Riassumendo quando già detto, i motivi perché l'IRC sia abolito sono molteplici:

Collegamenti

UAAR - Ora di religione
UAAR - Progetto ora alternativa
UAAR - TAR del Lazio: illegittimi i crediti scolastici per l'IRC
UAAR - Legge 186 del 18 luglio 2003
UAAR - Così preparano gli insegnanti religione denigrare gli atei
UAAR - Una certa rappresentazione dell'ateismo nei testi scolastici di religione
Concorso per l'immissione in ruolo del 2004
L'espresso - Dio non si taglia