Con gli operai della Saint Gobain

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contro le colate di cemento

In questi ultimi mesi nella provincia di Pisa abbiamo assistito alle decisioni unilaterali delle aziende che - con la scusa della crisi -  stanno di fatto procedendo a profonde riorganizzazioni che significano licenziamenti, cassa integrazione, aumento dei carichi di lavoro, riduzione dei diritti per i lavoratori. E' il caso della Continental, poi della Piaggio ed ora della Saint Gobain.

Le ultime dichiarazioni dell'azienda cercano di tranquillizzare gli operai e la città: “faremo gli investimenti”.  Sono mesi che la multinazionale dichiara di avviare dei provvedimenti a favore dell'occupazione e poi fa esattamente l'opposto. Ad oggi l'unica cosa certa è che ci saranno 67 esuberi, che il forno Float verrà spento tra meno di due mesi con conseguente cassa integrazione di decine di operai e che non vi è una data per la ricostruzione del nuovo forno. La realizzazione di un nuovo Float è l'unica cosa che garantirebbe gli attuali livelli occupazionali ed un futuro dello stabilimento pisano, tutto il resto è fumo negli occhi.

Per cui occorre non farsi prendere dal facile ottimismo, ma al contrario incalzare l'azienda tramite la mobilitazione ed il sostegno alle lotte che i lavoratori della Saint Gobain hanno intrapreso in questi giorni.

La motivazione addotta dall'azienda per cui non potrebbe fornire una nuova data per il nuovo Float a causa della crisi è una falsa giustificazione che va smascherata: al contrario il rallentamento del mercato del vetro a seguito della crisi dei settori trainanti (auto, edilizia, fotovoltaico, etc.) offre oggi l'opportunità per sospendere senza danni la produzione per il periodo necessario per la costruzione del nuovo Float: così da essere in grado di presentarsi al massimo livello produttivo e con le adeguate strumentazioni alla ripresa.

La realtà è che a Pisa oggi sono a rischio più di 400 posti di lavoro e se gli accordi del 2007 non verranno rispettati alla città rimarrà solo unna grande speculazione immobiliare che ha consentito alla Saint Gobain e ad alcuni imprenditori di incassare milioni di euro. Per i cittadini resta solo la disoccupazione, il cemento ed una progettazione urbanistica che peggiorerà la qualità della vita nel quartiere di Porta a Mare.

Ed anche su questo il Comune deve essere chiamato alla propria responsabilità per quanto concerne il rispetto degli accordi.

Da parte nostra siamo con i lavoratori e le lavoratrici della Saint Gobain e con tutti quelli dell'indotto (da quelli della CRM, a quelli di tutte le altre ditte e cooperative che lavorano per lo stabilimento di Porta a Mare) il cui futuro è ancora più incerto.

Per questo sosteniamo le loro mobilitazioni e per questo saremo

giovedì 7 maggio a partire dalle ore 15:30

davanti ai cancelli della Saint Gobain

per esprimere la nostra solidarietà e sostenere la loro lotta

Partito della Rifondazione Comunista, Laboratorio delle Disobbedienze Rebeldìa, Confederazione Cobas, Sinistra Critica

 
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