No al protocollo del 23 luglio, no all’accordo sulle pensioni. Vogliamo diritti, reddito e salario |
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A distanza di quasi due mesi, si parla finalmente di sottoporre l'accordo del 23 Luglio tra Governo e parti sociali all'esame dei lavoratori. Un esame che sarà fortemente condizionato dalla pressione del governo, della stampa e delle organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto non solo senza mobilitare i lavoratori, ma senza neppure consultarli e senza averne ricevuto alcun mandato.
Il voto contrario del Comitato Centrale della FIOM rappresenta in questo quadro un elemento di critica e di dissociazione, che contribuisce a dare peso e significato al referendum e a consentire un confronto meno squilibrato con le ragioni di coloro che respingono la logica e i contenuti dell'accordo. Contenuti che infatti si scontrano con le aspettative e le richieste semplici e chiare che sono state espresse dalla manifestazione dello scorso 4 Novembre, da molte assemblee di fabbrica, a cominciare da quelle di Dicembre alla FIAT Mirafiori e dalle lotte dei precari in tutti questi anni. Alle affermazioni del ministro Damiano sulla "normalita`" dei contratti a tempo indeterminato è seguita, nei fatti, la difesa rigida e puntuale di una legislazione che ha triplicato in pochi anni il ricorso al lavoro precario. Inaccettabile è l'introduzione del principio conciliativo sulla reiterazione dei contratti a termine, privi di limiti, con effetto inibitorio verso il lavoratore sul diritto ad agire contro tali contratti; per non parlare della riduzione dei contributi sul lavoro straordinario, che significa orari di lavoro più lunghi, meno occupazione, più concorrenza e disuguaglianza tra i lavoratori. Al contempo le promesse sull'abrogazione della legge Maroni sono finite in una diversa scansione dei tempi a costo zero e nella previsione di un meccanismo di ricalcolo che ridurrà ancora e sempre piu` l'importo delle pensioni, mentre per i "lavori usuranti" è previsto il limite insultante di 5000 lavoratori l'anno. Il tutto ignorando le obiezioni di chi ha fatto notare il consistente attivo della gestione "ordinaria" dell'INPS, utilizzato tra l'altro per il pagamento di pensioni altissime agli ex dirigenti a spese di tutti i lavoratori. I provvedimenti previsti dall'accordo di Luglio si inseriscono all'interno di un operato del governo che dalla Finanziara del 2007 alla questione del cuneo fiscale non ha fatto altro che privilegiare gli interessi della Confindustria e delle imprese. Come il Presidente del Consiglio ha sottolineato e rivendicato, l'accordo si colloca in perfetta continuità con quelli del '93, che ormai tutti riconoscono essere alla base della caduta del potere di acquisto dei salari e del riconoscimento dei diritti sindacali; con risultati che portano direttamente a un modello sociale fatto di disuguaglianza, sfruttamento, sopraffazione, marginalizzazione e chiusura degli spazi di azione collettiva. Il protocollo sul mercato del lavoro e l'accordo sulle pensioni sono perciò da respingere in modo netto e senza mediazioni. E’ necessario che tutti i lavoratori, anche quelli che si vorrebbero invisibili e senza diritti, esprimano il loro giudizio e lo facciano pesare per contrastare queste politiche e cambiare profondamente gli indirizzi di una pratica sindacale tanto compiacente quanto fallimentare. Gruppo Tn t- lavoro non lavoro Laboratorio delle disobbedienze Rebeldía |
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