Vinto il ricorso al TAR

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081204_negozio.jpgNei mesi scorsi alcune associazioni aderenti a Progetto Rebeldia (Africa Insieme, Laboratorio Rebeldia e Mezclar) hanno promosso un ricorso al TAR contro l’ordinanza di chiusura anticipata di un negozio gestito da stranieri, in zona Stazione.

È stato, per noi, un atto necessario, e anche doveroso. Il provvedimento del Comune si inquadrava nella campagna sulla cosiddetta “sicurezza”, lanciata in grande stile nel corso della stagione elettorale: una campagna che ha contribuito a trasformare ogni problema sociale in una questione emergenziale e di ordine pubblico.

 

Nell’ordinanza si disponeva la chiusura anticipata del negozio perché – si legge testualmente - “in prossimità dell’esercizio numerosi soggetti, anche senza fissa dimora, [erano] soliti acquistare bevande alcoliche e superalcoliche in notevole quantità (…) e, inoltre, [erano] soliti organizzarvi i giacigli per la notte”.

Si trattava, insomma, di un problema sociale (persone senza casa che cercano un riparo dove dormire), o al più di una questione legata all’alcolismo: problematiche che si potevano e si possono affrontare con interventi sanitari, di assistenza sociale e (per quanto riguarda il consumo di alcool) di riduzione del danno. Lo stesso esercente – completamente estraneo ai fatti – si era reso disponibile, nei limiti delle sue possibilità, ad affrontare queste problematiche assieme ai se rvizi del Comune.

Si è preferito agitare, per scopi elettorali e di propaganda, un’«emergenza sicurezza» che non trova alcun riscontro nei dati reali: un’indagine pubblicata recentemente sul Sole 24 Ore dimostra che i reati in città sono diminuiti del 5% nell’arco di pochi mesi, ben prima degli interventi repressivi attuati dal Comune. Si sono – volutamente – assecondati gli umori, tutt’altro che maggioritari, che alimentano l’intolleranza in città. Si sono ignorate le molte voci che sollecitavano politiche diverse: dalle rappresentanze sindacali del Comune e della Polizia Municipale ai duemila cittadini che hanno sfilato nella manifestazione del 22 Novembre scorso, fino ai prestigiosi intellettuali firmatari di un appello al Sindaco contro il razzismo e l’intolleranza.

Infine – fatto gravissimo, inedito per una realtà come Pisa – si è voluto in consiglio comunale un accordo bipartisan con la destra sui temi delicati dell’ordine pubblico e delle politiche sull’immigrazione: avallando così il vergognoso “pacchetto sicurezza” del Governo di centro-destra, quello che introduce le impronte per i bambini Rom e il reato di immigrazione clandestina. Questa «svolta» delle politiche locali ci sembra particolarmente grave, e ha suscitato preoccupazioni diffuse, che l’amministrazione avrebbe dovuto ascoltare.

Così non è stato. E, nello specifico dell’ordinanza sulla chiusura anticipata del negozio, il TAR ha pienamente accolto le nostre tesi: i giudici hanno sostenuto infatti che la questione «doveva essere affrontata con interventi programmatori di medio periodo e il coinvolgimento dei soggetti interessati». Non c’era, insomma, nessuna «emergenza»: e i problemi dovevano essere risolti con i commercianti stranieri, coinvolgendoli attivamente.

Si tratta di una sentenza che dovrebbe far riflettere, perché riguarda il primo tra i provvedimenti sulla “sicurezza” messi in cantiere dall’amministrazione comunale: altri potrebbero seguire, su ulteriori ordinanze già annunciate dal Sindaco. Sarebbe opportuno, in questo contesto, che il Comune non facesse opposizione alla sentenza del TAR, e che si riaprisse un dialogo con le comunità straniere e con la città.

 
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