|
Nuove destre, altri morti, vecchi incubi...questi sono i primi pensieri che vengono in mente all'ennesimo atto di nazifascismo perpetuato a scapito di un inerme passante e ben più scuri sono gli orizzonti che ci attendono.
L'avallo da parte delle nuove istituzioni di destra, che giudicano questo scempio un mero "atto criminale e non politico", che minimizzano l'assassinio di un ragazzo reputando "ben più grave bruciare le bandiere d'Israele", ci lascia stupiti ma colmi di rabbia, increduli ma attenti.
La nostra società ha nell'antifascimo uno dei suoi cardini fondanti e quindi tolleranza, accoglienza, cittadinanza, solidarietà e fratellanza dovrebbero essere i valori comuni.
Oggi vediamo ribaltare questi principi basilari della democrazia con provvedimenti, atteggiamenti e prese di posizione che aizzano alla xenofobia, alla tolleranza zero, all'individualismo più spinto.
Noi diciamo no alla xenofobia, no al razzismo, no al nazifascismo, no alla tolleranza zero e rivendichiamo i capisaldi fondanti di una società costruita sull'antifascismo.
Riportiamo alcuni passi del comunicato degli antifscisti e delle antifasciste veronesi gridando con loro "CONTRO IL FASCISMO ORA E SEMPRE RESISTENZA".
"Nella notte tra il 30 aprile e 1 maggio a Verona, in pieno centro, un
gruppo di fascisti di Forza Nuova ha pestato brutalmente un ragazzo di
29 anni di nome Nicola uccidendolo. L’unica "colpa" del ragazzo è stata
quella di rifiutare una sigaretta e non accettare l’atto arrogante e
intimidatorio dei 5 neofascisti, un pretesto già usato in altre
aggressioni per dare il via al pestaggio. Queste squadracce di nazi
fascisti è oltre 3 anni che scorrazzano impunemente per il centro di
Verona aggredendo, picchiando, derubando e accoltellando chiunque sia
"diverso" : l’immigrato, il comunista, l’anarchico, quello con i
capelli lunghi o con l’orecchino. l’importante è fare "pulizia" nella
"loro" città. La loro ferocia è rivolta a chiunque non entri nei loro
canoni estetici o non sia immediatamente pronto ad abbassare lo sguardo
e cambiare velocemente marciapiede al loro passaggio. Ricordiamo che da
anni sono avvenuti pestaggi a danno di compagni/e, accoltellamenti a
militanti antifascisti e una miriade di aggressioni e furti a ragazzi e
ragazze solo perché avevano un Kebab in mano o perché semplicemente non
gli piacevano ed erano nel "loro" territorio. La polizia, e in primis i
carabinieri di Verona con la complicità della stampa e della
televisione asservita e obbediente, per tre giorni hanno tentato in
tutti i modi di coprire la matrice politica di estrema destra e hanno
materialmente dato la possibilità ai fascisti assassini di poter
scappare all’estero e nascondersi.
Questa continua copertura a Forza Nuova, a Fiamma Tricolore, Veneto
Front, a Verona, è possibile grazie ad una serie di coperture date dal
fatto che una buona parte di questi individui appartengono a quella che
viene definita Verona bene, l’elite della Verona che sfrutta e
produce...
Il deliriuo sicuritario delle ronde e delle squadracce è figlio della
mentalità Leghista e dell’estrema destra che ha sempre sostenuto
attivamente il sindaco Tosi. Queste aggressioni e l’assassinio di
Nicola rispondono alla mentalità leghista e fascista che ormai da anni
ha sviluppato la maggior parte dei "bravi" e "onesti" cittadini
veronesi...
Le istituzioni e le sinistre riformiste hanno creato questi mostri che
si sentono investiti del potere di stabilire le regole nelle città,
dove la parola sicurezza significa persecuzione del diverso, mentre
nello stesso territorio quella che manca è la sicurezza sul posto di
lavoro, che porta a continue tragiche morti..
Morire ancora per mano fascista ad oltre sessant’anni dalla liberazione non deve essere tollerato!
Ci appelliamo a tutte le realtà antifasciste ad autorganizzarsi per
stroncare queste formazioni fasciste che tutt’oggi aggrediscono ed
uccidono.
ANTIFASCISTI/E VERONESI.
-----------------------
Verona - La risposta della città parla un linguaggio meticcio
I migranti si mobilitano contro l’omicidio di Nicola Tommasoli. Contro chi tollera l’intolleranza
"Io sono un nuovo cittadino di questa terra" comincia così Khaled,
Coordinamento Migranti Verona, il suo intervento per esprimere
solidarietà ed indignazione durante il presidio che si è tenuto lunedì
sera proprio nei pressi del luogo in cui è stato consumato l’efferato
pestaggio neofascista che ha portato alla morte di Nicola Tommasoli.
E non è stato l’unico khaled ad intervenire, alle sue parole sono
seguite quelle di Mustafa e ancora del presidente della consulta degli
immigrati di Verona.
Segno di un nuovo inizio, di un cambiamento profondo che sta attraversando il corpo vivo della società che ci circonda.
Nuovi cittadini che si indignano, radicati e protagonisti nella
costruzione di città veramente più sicure, nel rifiuto
dell’intolleranza, anche se si portano addosso un confine che sembra
non voler liberare la loro esistenza.
Vivere a Verona per loro non è mai stato facile, di agguati e
discriminazioni ne hanno subite fin troppe, ma anche di ordinanze
xenofobe, di negazioni del diritto ad abitare, di politiche mirate a
rendere loro la vita un inferno. E’ per questo forse che non hanno
dubbi nel reagire all’omicidio di un ragazzo che a Verona è nato e
vissuto.
Proprio il 25 aprile, pochi giorni prima della tragica serata del 1
maggio, avevano regalato a questo Nord est, rappresentato sempre come
buio e xenofobo, la manifestazione più partecipata e carica che i
migranti avessero mai saputo costruire in questi territori.
Contro l’intolleranza e il razzismo certo, ma anche per affermare che
la società ricca e densa di contraddizioni in cui viviamo, ha bisogno
del coraggio di saperla trasformare, della voglia di lottare per i
diritti e le libertà, insieme.
Così, la risposta di chi non tollera chi tollera l’intolleranza parla
le molte lingue di chi a Verona è arrivato e contemporaneamente il
linguaggio comune dei diritti.
La posta in palio è molto alta, ha a che vedere con le profonde crepe
che una società multiculturale e composta da una molteplicità di
provenienze, porta con sè.
Negare la composizione variegata, globale e plurale del nostro presente è una operazione molto rischiosa.
Da un lato, rischia di rendere impotente ogni tentativo di costruzione
di uguaglianza e pari dignità, se non si parte da un dato di fatto già
acquisito, la società è già meticcia ed in quanto tale problematica.
Dall’altro rischia di risolvere il tutto in violenza ed esclusione,
quando si nega la composizione molteplice del presente tentando di
rifiutarla. Cosa evidentemente impossibile ma che non manca di produrre
subordinazione, violenza, marginalità.
Come negare che lo sfondo, neppure tanto nebuloso, dentro al quale è
nato ed è stato possibile il pestaggio culminato nell’assassinio di
Nicola, non sia la gestione marcatamente "neo-razzista" delle politiche
cittadine e non solo? Come non leggere in quel pestaggio una
interpretazione tutta identitaria ed escludente delle tensioni che pure
la nostra società vive?
Quando il Sindaco Tosi, impegnato in dichiarazioni di condanna del
"gravissimo fatto" tenta contemporaneamente di collocarlo in un quadro
di degrado e tensione che contraddistingue il nostro presente non ha
tutti i torti. Dimentica solo di dire che le tensioni, lui, ha sempre
contribuito ad esasperarle, a scagliarle contro i migranti
utilizzandole e che il degrado è quello che contraddistingue le sue
scelte "neo-razziste".
Qui non si tratta di negare le contraddizioni e le tensioni che
inevitabilmente si producono quando la composizione sociale è
continuamente posta di fronte alla sfida di produrre nuove identità, di
meticciarsi, di ibridarsi. Questo processi non sono mai morbidi e
neppure è possibile gestirli in forma folkloristica.
Si tratta piuttosto di calarsi fino in fondo in questa realtà
difficile, cogliendone sfumature che molto spesso la retorica rischia
di risolvere con la demagogia dell’integrazione culturale, come se ci
fossero culture o peggio razze da integrare, (con l’unico risultato di
puntare ad un gioco a somma zero o peggio alla preminenza di una verso
un’altra) e non invece un comune dei diritti da perseguire. Oppure il
rischio è che la risposta, la risoluzione, venga ricercata con il
ripiegamento nell’identità e nel rifiuto delle diversità (impraticabile
e violento dentro una realtà già così molteplice).
Accettare le diversità
E’ bene essere chiari. Accettare le diversità non può voler dire che
una città debba pensare ingenuamente, o peggio forzatamente, di
convivere anche con pratiche e dinamiche escludenti, identitarie e
localiste, come quelle che a Verona hanno prodotto la morte del giovane
Nicola. Forse questo è il nodo che ci può aiutare a rispondere tutti,
nessuno escluso a ciò che Verona consegna come eco di campanelli
d’allarme che sono già suonati più volte in questi anni.
Non esiste convivenza pacifica in un mondo così segnato dalla violenza,
esistono tensioni che si sviluppano in positivo ed in negativo, come
strade percorribili.
Il problema è la scelta, prendere parte, calarsi nel vivo delle tensioni e provare ad invertirne il segno.
Tutto ciò non può risolversi a pacche sulle spalle, ma affinchè non
finisca in "barbarie" c’è bisogno di coraggio. Coraggio di scrivere la
storia del nostro tempo attraverso la difficile ma appassionante sfida
della costruzione "del comune", della condivisione.
Del coraggio che in queste ore i nuovi cittadini, quelli che qualcuno
si ostina a chiamare semplicemente "migranti", come nella speranza
(tralaltro sconveniente) che prima o poi continuino il loro viaggio
andandosene, hanno saputo mettere in gioco.
Una speranza per Verona.
|