in attesa del video ufficiale con enea in persona... un video di foto
del coordinamento "Non rubateci il futuro".
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LA PROCEDURA
DOBBIAMO VINCERE di Militant A
Dobbiamo vincere. Questo è il pensiero che dai primi di settembre
contagia l’Italia come una febbre collettiva. Dobbiamo bloccare i
decreti 133 e 137. Molti capiscono che sono leggi dannose per la scuola
e l’università pubblica, ma chi è dentro questo mondo già percepisce la
violenza che si sta abbattendo sulle nuove generazioni: dai neonati ai
ricercatori universitari, tutto il ciclo del sapere e della formazione
pubblica è sotto tiro. Ci stanno rapinando il futuro.
E’ un affondo
troppo grave per passare liscio e tutte le forze devono essere
mobilitate e crescere ancora di intensità e qualità. Mamme
preoccupatevi, studenti sollevatevi, cittadini che non volete la
dittatura combattete in mille forme diverse. Possiamo farcela e in
parte stiamo già portando a casa dei successi. Anche se il decreto ha
incassato il voto della camera e del senato, tutto è in ri-discussione
e la resistenza ha sabotato i sogni di Tremonti. Questo movimento nato
in modo spontaneo e auto organizzato e cresciuto grazie al tam tam e ai
mille contatti di cui si è dotato non è solo potente: è emozionante!
Pensare che migliaia di bambini dalla culla ai 10 anni stanno lottando
con i loro genitori e le loro maestre e con tutti gli studenti e i loro
professori, e che metà dell’intero paese condivida la lotta è un fatto
epocale che commuove per il carico di speranze che porta con sé. I
partiti, grandi o piccoli che siano, come anche i sindacati sono stati
lentissimi a capire cosa stava accadendo e hanno reagito tardi, rigidi,
hanno atteso appuntamenti lontani e sono stati anche loro sommersi
dall’onda anomala. La base ha surclassato tutti i vertici. Le facce
pallide e sperdute dei senatori PD davanti a Palazzo Madama assediato
resteranno nella storia, come anche il silenzio dei vertici della CGIL
che hanno atteso un mese(!) per indire lo sciopero generale e lo hanno
fatto solo perché la loro base guardava sgomenta all’inazione e
spaventati dallo sciopero dei cobas del 17 ottobre. Se ci fosse stata
una loro seria reazione già dai primi di settembre chissà… ma la
battaglia è lunga e il declino culturale prima ancora che politico di
Berlusconi sembra iniziato grazie a una sollevazione di massa che è
venuta tutta dal basso.
PIU’ TEMPO PIENO (MA “PIENO” DI CHE?)
Per entrare nel merito della questione. Il decreto 133 e 137 sulle
materne e le elementari (che mi investe da vicino e che conosco meglio)
è un attacco devastante. Tremonti ha deciso che la crisi e i debiti
elettorali vanno messi in conto per prima cosa alla scuola primaria: 8
miliardi di tagli in tre anni! Blocco del turn over e chiusura di
migliaia di scuole dei piccoli comuni. Questo vuol dire che 87.000
maestre e maestri nei prossimi tre anni andranno in pensione e non
saranno sostituiti (e 44.000 personale ATA, segretari, bidelli e
personale non docente). Nel 2012, quindi, nelle materne e nelle
elementari pubbliche italiane ci saranno 87.000 maestre e maestri in
meno! Una strage. Ma, ancora più grave del danno sull’occupazione,
questa strage mina alla base i modelli organizzati della scuola
primaria, impoverendo il luogo dove i nostri figli trascorrono 8 ore al
giorno e compromettendo la scuola pubblica per i prossimi dieci anni
almeno. Niente più moduli, né tempo pieno come lo abbiamo conosciuto
finora. Fine dell’era del “team”. In più, migliaia di scuole di piccoli
paesi saranno accorpate (260 scuole chiuse nel Lazio, 520 in Sicilia,
…..) con evidenti ricadute nella dispersione scolastica. Per nascondere
questi tagli Berlusconi e la Gelmini hanno cercato di farci credere che
stavano facendo una riforma: con la favola dei grembiulini, del voto in
condotta e del “maestro unico”. Tutte cazzate. Con il tempo si è
svelato che non si trattava di una riforma, ma di una truffa!
Quando la Gelmini ha presentato il suo decreto a “Buona domenica”
su canale 5 chi c’era a sostenerla? Il segretario dell’associazione
“Scuole private cattoliche”… chissà perché?
Il fatto è che la scuola pubblica primaria in Italia è di
eccellenza. Esistono 3 modelli: a 24, 30 e 40 ore. Quando si parla di
tempo pieno si intende il modello (maggiormente sotto attacco) delle 40
ore. E questo modello dobbiamo tutti sostenere e promuovere come vera
riforma della scuola di domani. I bambini entrano a scuola alle 08.30 e
ne escono alle 16.30, dal lunedì al venerdì. Durante queste otto ore
sono seguiti da due maestre che si alternano 4 ore ciascuna. Sono otto
ore che hanno la stessa qualità dalla prima all’ultima ora,
dall’ingresso all’uscita, passando per il momento del pranzo (fatto in
comune e importante per una corretta alimentazione). Sono otto ore
tutte di serie A. I bambini imparano soprattutto a stare insieme e
relazionarsi con i propri simili (di qualsiasi nazione siano). Il
modello si basa sull’idea che i bambini da 1 a 10 anni imparano stando
a scuola tanto tempo e che tutti ci debbano andare. Che per avere più
conoscenza ci vogliono più ore, che per avere conoscenza bisogna stare
con gli altri e vicino alla cultura. In questo modello (di massima) i
compiti si danno solo il venerdì perché studiare non deve essere
noioso, ma deve essere fatto in modo concreto e in un luogo motivante.
Ora, con il decreto Gelmini, una delle due maestre andrà via, ci
sarà il “maestro unico”, come scritto nell’articolo 4 del decreto 137
(che sottolinea anche di promuovere il modello a 24 ore, la vera
sciagura!). Questo che vuol dire? Alcune mamme ingenue pensano che ci
sarà una sola maestra dalle 08.30 alle 16.30. Errore! Attenti mamme e
papà! Una maestra ha un contratto di 24 ore, quindi più di 4 ore di
insegnamento al giorno non può fare. E allora? Dalle 08.30 alle 12.30
ci sarà la maestra “unica” (che nel linguaggio di Berlusconi ora sta
diventando “prevalente”, visto lo sgomento che ha provocato la sua
proposta e la sollevazione generale senza precedenti) e poi si vedrà.
Inglese, religione, laboratori a scelta interclasse…. A carico di chi?
Non si sa. C’è scritto senza oneri per lo Stato, quindi a carico
dell’istituto (che diventeranno fondazione con aiuti privati nelle
regioni ricche). Quindi non un “maestro unico”, ma un vortice di
maestri che si inter cambiano in continuazione a pagamento delle
famiglie! Insomma, quando Berlusconi dice che addirittura aumenterà il
tempo pieno, bisognerebbe rispondere: “Ma pieno di che”? L’orario sarà
diviso in orario di serie A e orario di serie B. Fino alle 12.30 è
scuola di serie A, poi “doposcuola” di B. Non sarà più tempo pieno di
qualità come è stato concepito per il bene dei bambini. Non è questo un
delitto crudele? E per cosa?
La filosofia che c’è dietro questa riforma è: Troppa scuola fa
male. Meno scuola si fa, meglio è. Bambini state a casa (per questo
invogliano alle 24 ore). Per cui una mamma dirà: “Va bene, se il dopo
scuola fa schifo a questo punto me lo porto a casa alle 12.30”. O,
meglio, subito dopo, dirà ancora: “Va bene, allora tanto vale che lo
iscrivo a scuola privata”. Capito? Questi fanno i tagli e ci
distruggono la scuola pubblica, così allo stesso tempo procacciano
clienti per la scuola privata!
I pedagoghi che proposero il modello “tempo pieno” partivano dalla
constatazione che (fino ai primi anni’80) in prima media venivano
bocciati troppi alunni (il 12%). L’attuale riforma del tempo pieno e
dei moduli 24 e 30 ore ha fatto si che venisse abbassata la percentuale
dei bocciati e quindi diminuita la dispersione scolastica.
Per questo la difesa della scuola pubblica non è (solo) difesa dei
posti di lavoro delle maestre. E’ difesa di tutti i bambini che vivono
in Italia, e soprattutto dei ceti medio bassi e degli stranieri.
Il presidente Napolitano dice: “Non si può dire solo no!”. Capisco
l’età, ma sveglia! A Napoli, la sua città, (e in generale nel sud) solo
il 5% dei bambini fa il tempo pieno. Quindi il 95% dei bambini di
Napoli alle 12.30 se ne torna a casa. A fare che? A guardare la tv con
i nonni o la mamma, oppure in parrocchia, o, meglio, nei vicoli a
imparare i mestieri della strada. Non sarebbe meglio che questi bimbi
stessero a scuola fino alle 16.30?
Allora vogliamo approfittare di questo momento di mobilitazione
per lanciare una campagna di alfabetizzazione? Portiamo il sud al 50%
del tempo pieno!
Tutti i bambini e le bambine hanno diritto al tempo pieno pubblico di qualità con due maestre!
LA LOTTA
In questa lotta è come andare in mare aperto. Ogni tanto prendi il
vento e parte, poi boom, scende, poi riprende alla grande. Il nemico è
forte, certo, ma non potrà finire il lavoro e vincere facilmente. Mi
azzardo a dire, anzi, che il nemico sta arretrando e sul tempo pieno
sta cercando una via d’uscita per non perdere la faccia. E’ in
difficoltà e perde consensi e si vede dalla faccia tirata di
Berlusconi. Ora dobbiamo lottare sui decreti attuativi della legge.
Dobbiamo fare le barricate per difendere il tempo pieno e far ritirare
le leggi in questione. La posta in gioco è troppo alta e coinvolge
troppe persone. Se qualcuno si ferma a prendere fiato c’è sempre
qualcun altro che raccoglie il testimone, in ogni città, in ogni
momento, c’è sempre qualcuno che sta lottando contro i decreti Tremonti
- Gelmini. Sono due mesi che andiamo avanti ininterrottamente.
Angosciati, indignati, incazzati, ma determinatissimi.
Io ho due figlie, di cui una ha 5 anni e va a scuola al 126°
circolo didattico di Roma, l’Iqbal Masih. Naturalmente fa il tempo
pieno ed è felice della sua classe e delle sue due maestre. E da qui,
da questa scuola alla periferia sud est di Roma, abbiamo creato e
organizzato una delle basi della resistenza. È un circolo, il nostro,
con un gruppo di docenti e genitori attivi e il decreto e’ stato subito
accolto con un grido di dolore e di guerra. Bisognerebbe forse scrivere
un manuale su come la lotta sia partita da poche persone (in tutte le
città) e nel giro di due mesi sia riuscita ad arrivata a un tale
livello di fuoco (in cui non si capisce quasi più niente, ci sono 6
cortei al giorno solo a Roma). Forse era la rassegnazione per la
batosta elettorale, forse l’abitudine a chinare la testa, ma quanta
gente aveva detto: “Tanto non si può fare niente”. Ora si sta
ricredendo. Forse qualcosa si può fare. Il primo livello è stato la
raccolta di firme, abbiamo fatto dei moduli e cercato di coinvolgere i
genitori e far capire la gravità della situazione. (Molti ripetevano
quella frase di cui sopra). La raccolta di firme serve soprattutto a
chi si sente isolato, per cercare di entrare in contatto con altre
persone altrettanto preoccupate. Noi eravamo già avvantaggiati avendo
un bel gruppetto di genitori e maestre e abbiamo costituito un
coordinamento chiamato “Non rubateci il futuro”. All’interno del nostro
coordinamento ci siamo ritrovati chi aveva voglia di lottare e reagire
subito, nei momenti d’oro cento (duecento?) persone, anime diverse,
dalla CGIL di base al giro dell’autogestione, a singole mamme e papà
(anche cattolici), una sorta di fronte di liberazione. E’ stato un
momento in cui ognuno è riuscito a dare il meglio di sé e della propria
cultura, nella massima libertà e rispetto reciproco, senza calpestare
gli altri e arricchendo tutti e tutte.
I primi dieci giorni di settembre sono serviti per parlare con
altri circoli didattici e capire il da fare. Lottare in una scuola
elementare è difficile. I bambini sono piccoli e hanno bisogno di
attenzioni e i genitori lavorano e sono schiacciati dagli impegni
quotidiani. Ma abbiamo deciso che bisognava partire subito con una
lotta eclatante, fin dal primo giorno di scuola, il 15 settembre:
l’occupazione di una scuola elementare insieme ai bambini. Ci siamo
buttati nel centro della lotta al volo. Chi doveva difendere la scuola
pubblica? Noi. Dormire a scuola con i nostri figli, tutti insieme, con
questi bimbi dai 5 ai 10 anni che hanno srotolato i tappetini e i sacco
a peli e dormito nella loro scuola per difenderla imparando così presto
a lottare per i propri diritti è qualcosa che ci ha dato una carica
indescrivibile. E’ stata un’occupazione anomala, alle 06.30 di mattina
ci svegliavamo per pulire tutto e far trovare la scuola pronta per gli
altri bimbi che arrivavano per le lezioni normali. E durante le notti,
la pattuglia della polizia che passava ci chiedeva se avevamo bisogno
di qualcosa e diceva che avevamo ragione. Erano già segnali premonitori
del consenso successivo. Abbiamo fatto assemblee, incontri con
pedagoghi e con Ascanio Celestini e anche con politici, trasmissioni in
televisione, “fioccolate” in quartiere (manifestazioni con i
“fiocchi”), feste con lanci di palloncini, merende collettive per orde
di bimbi e bimbe. Notti bianche. Fondamentalmente cercavamo di
aggregare sempre più gente nella lotta e sfondare nei media per
spiegare l’attacco in corso. Abbiamo fatto magliette che sono diventate
una specie di logo con la scritta “Il futuro dei bambini non fa rima
con Gelmini” e “Io amo e difendo la mia scuola”. Io, personalmente, ho
cominciato a fare delle rime rap con i bambini che non mi mollano più
da allora e mi chiedono sempre di fare “C’ho un’idea disse Enea…” (in
una versione riveduta contro la Gelmini). Insomma una lotta creativa e
a misura di bambini e super determinata. Quelle prime notti di
occupazione pensavamo spesso: “Speriamo che parte l’università,
speriamo che parte l’università…” e quando è partita sono andato in
un’assemblea alla scalinata di lettere e davanti a duemila persone ho
raccontato questa cosa suggellando l’unione tra i due movimenti. Noi
lottiamo con voi e voi con noi. Da quelle notti di occupazione siamo
usciti stremati ma ormai i meccanismi erano partiti. Epifani il 21
settembre andò da Lucia Annunziata e al programma “in mezz’ora” non
disse neanche una parola sulla scuola! E il decreto era in vigore dal
primo settembre. Erano tutti presi dall’affare Alitalia, ma quanta
distrazione e incapacità di capire i sentimenti e gli interessi di una
base che ormai non si sente più rappresentata da nessuno. Solo ai primi
di ottobre si decisero a convocare lo sciopero generale (fuori tempo
massimo?). Dico questo perché nelle scuole elementari le maestre con la
tessera CGIL sono la maggioranza e hanno fatto un grandissimo lavoro
auto organizzandosi. Invitati, andammo anche al cinema Capranica a
parlare con Veltroni a fine settembre, il quale davanti a centinaia di
maestre allibite dette appuntamento a tutti e tutte al 25 ottobre alla
manifestazione del suo partito. Al 25 ottobre? Tra un mese? E chi
aspetta! Ormai il movimento si muoveva in maniera autonoma e
trasversale e senza chiedere il permesso o la spinta da nessuno.
Abbiamo lanciato un “No Gelmini day”, per vedere cosa succedeva in
giro, chiedendo di attaccare uno striscione alle scuole come minimo. La
risposta è stata manifestazioni di scuole elementari in tutti i
quartieri della città. Striscioni appesi a ogni scuola, e poi 4 sit in
sotto alla camera che di solito sono una cosa noiosa ma questa volta
movimentati e partecipati. Poi lo sciopero dei COBAS ultra partecipato,
in cui abbiamo lavorato per trasformarlo in uno sciopero di tutta la
scuola, abbiamo scritto una lettera dei genitori dell’Iqbal chiedendo a
tutte le maestre di aderire al di là delle rappresentanze sindacali, di
approfittare della giornata per bloccare la didattica, perché c’è
bisogno anche di questo e ai genitori di accogliere il “danno” con un
sorriso complice. E il risultato è stato che nel nostro circolo un
plesso ha chiuso e due chiusi per metà, un successone. E poi è storia
di questi giorni, con gli assedi al senato e gli studenti medi e
universitari che lottano senza sosta. Dai che ce la facciamo.
NO GELMINI DAY E NIGHT - Articolo per il manifesto 30.09.2008
Sono un genitore della scuola Iqbal Masih della periferia sud est
di Roma, in mobilitazione permanente dal primo settembre e vi scrivo da
queste mura che sono ormai come una seconda casa. Siamo in emergenza,
in allarme rosso e non c’è un’ora da perdere perché dobbiamo bloccare
il Decreto Legge 137 del ministro Gelmini. Molti capiscono che è una
legge dannosa per la scuola pubblica, ma solo chi è dentro questo mondo
può già percepire la violenza che si sta abbattendo addosso ai nostri
figli. Dietro la formula del “maestro unico” (e la farsa del
grembiulino) ci stanno togliendo sotto gli occhi una delle poche cose
che funzionano in Italia: la scuola primaria del tempo pieno. Noi siamo
angosciati dalle notizie che arrivano dal ministero e la
disinformazione in atto, ma anche carichi e determinati a vincere
questa battaglia o a vendere cara la pelle.
In questi giorni qui all’Iqbal Masih succedono cose incredibili:
genitori già gravati da cento impegni e maestre e maestri di tutte le
classi si stanno trasformando in leoni che lottano. Il 15 settembre,
alla prima campanella, abbiamo deciso di occupare la scuola. E’ stata
una decisione presa alla maniera classica con alzata di mano durante
un’affollata assemblea, ma per il resto tutta questa esperienza è
nuova, fresca, totalmente autorganizzata di giorno in giorno. Simonetta
Salacone, la direttrice, la chiama presidio permanente ed è felice di
aprire la scuola a questa esperienza che ci fa crescere tutti e ci
permette di comunicare e spiegare le ragioni della lotta. Nella sala
grande del plesso abbiamo fatto la nostra base e c’è un via vai
continuo di gente che viene per restare o solo per portare un appoggio
o prendere contatti o portare una torta per i bimbi. Arriva il pedagogo
Alberto Alberti a raccontare perché fu deciso di introdurre i due
maestri e il tempo pieno e fa un discorso chiaro davanti a trecento
persone: “Chi dice riduciamo il tempo nella scuola non ce l’ha col
tempo pieno, ce l’ha con la scuola! Vogliono che i ragazzi vengano
bocciati per mandarli alla scuola privata, vogliono clienti per la
scuola privata.” Quando scende la sera srotoliamo i sacco a peli e i
materassini per dormire tutti insieme, bambini, maestre e noi genitori
in un clima di gioia e eccitazione che è difficile da contenere. Questa
notte a scuola oggi è speciale e vale più di un giorno di lezione
normale. Sono le esperienze formative come queste che fanno la
conoscenza e oggi impariamo a lottare per i nostri diritti. Se ci si
addormenta a mezzanotte, per questa volta non fa niente. Piano piano
scende il silenzio e noi “grandi” facciamo turni di “guardia” ogni due
ore, e che sia un’occupazione nuova si vede anche quando arriva la
pattuglia della polizia al cancello: ci chiedono se abbiamo bisogno di
qualcosa e che possono fare per noi, poi si allontanano dicendo che
abbiamo ragione. Sveglia alle 6.30 per pulire tutto, alle 8 comincia la
lezione regolare, arrivano gli altri genitori con i loro figli. C’è
chiaramente anche chi è scocciato dagli striscioni, dalle magliette,
dalle assemblee, dalle foto e gli articoli sui giornali. Mentre
volantiniamo si accendono discussioni. Qualcuno minaccia di togliere i
propri figli e trasferirli dalle suore (contenti voi…). C’è chi è
fatalista e già sconfitto per cui non c’è niente da fare. Chi è confuso
e convinto che maestro unico e tempo pieno sono un aumento della
qualità come dice la Gelmini. Buonanotte. La maggior parte, però,
comincia a comprendere meglio i meccanismi della truffa che ci stanno
cucinando. Non c’è nessuna riforma in atto, è Tremonti il pedagogo di
riferimento della Gelmini. Bisogna fare cassa? Tagliamo le spese e gli
stipendi dei militari! E’ venerdì 26 settembre, quando dopo una
settimana di occupazione e una di assemblea quasi permanente, usciamo
dal cancello dell’Iqbal Masih e attraversiamo il quartiere Centocelle
con più di duemila persone! E chi se le aspettava. Con 38 scuole al
nostro fianco. Dobbiamo resistere. Riguardo le foto di quelle prime
notti di occupazione e mi commuovo, ma non c’è un minuto da perdere.
Dobbiamo intensificare le azioni. In questi giorni il decreto arriva in
parlamento per l‘approvazione alla camera. Abbiamo sentito istituti
della Puglia e di Milano, maestri del Veneto, a Bologna la scuola
elementare XXI aprile ha occupato e anche a Quartu S. Elena vicino
Cagliari (e si chiama anche lei Iqbal Masih). Una scuola di Torre in
Pietra ci dice che sono pronti a entrare in occupazione. La situazione
è bollente. Dopo un veloce consulto collettivo lanciamo per giovedì 2
ottobre prossimo in tutta Italia un “No Gelmini Day”. E’ un modo per
far parlare insieme queste scuole e le università, per produrre uno
sciame di azioni diffuse. Chi può presidiare oltre l’orario scolastico
è il momento di farlo. Anche chi si sente isolato può fare qualcosa. E
che sia il giorno prima o quello dopo va bene uguale. Attacchiamo
striscioni ovunque perchè sia chiaro e visibile il nostro NO! Ricordate
le bandiere dell’arcobaleno appese alle finestre? Che ogni scuola abbia
il suo striscione. Sarebbe bello che ognuno faccia una foto scrivendo
il nome della scuola e la città e la invii a questa mail:
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
.
Poi chiederemo a trasmissioni “amiche” come Blob o Striscia o le Jene o
la Dandini se possono mandarle tutte con la musica di sottofondo
dell’intervallo di un tempo (quando appunto c’era il maestro unico) a
rappresentare una rete di scuole in lotta e degne che sono la nostra
Repubblica. Come uno spot contro il decreto. Mettiamo sotto pressione
la Gelmini. Noi amiamo e difendiamo la nostra scuola.
La volontà del ministro Gelmini di reintrodurre il maestro unico
nella scuola elementare è gravissima. Ormai sono vent’anni che questa
figura è stata superata definitivamente, estendendo a tutta la scuola
l’esperienza di collaborazione e condivisione di responsabilità tra
docenti che era maturata nel Tempo pieno. La pluralità docente ha
permesso ai maestri e alle maestre di approfondire la conoscenza
disciplinare e ha rafforzato lo spirito di collaborazione, rendendo la
scuola elementare una comunità di conoscenze.
Il governo invece vuole solamente un ritorno al passato che gli
permetta di ottenere nuovi risparmi ai danni della già tartassata
scuola pubblica. Che senso ha infatti stravolgere la scuola elementare,
che tra l’altro viene valutata positivamente anche nei test
internazionali, se non con l’obiettivo di mettere in crisi un settore
della scuola pubblica a vantaggio del mercato e delle scuole private?
Per queste ragioni noi, insegnanti, genitori, cittadini, ci dichiariamo
fermamente contrari a questi progetti, ci impegniamo a mettere in atto
tutte le iniziative che potranno contrastarli e a sensibilizzare in
tutti i modi l’opinione pubblica.
Cosa significa in termini di didattica
la restaurazione del maestro unico nella scuola italiana
Non sarebbe più possibile la suddivisione delle materie disciplinari
tra diversi docenti: il maestro o la maestra unica dovrà insegnare
tutte le materie per tutto il programma previsto nei 5 anni e dovrà
aggiornarsi su tutto.
Non sarebbe più possibile impostare il lavoro dei docenti in classe
sulla collaborazione e sul confronto, specialmente in riferimento ai
bambini con difficoltà, alle scelte didattiche, agli stili di
apprendimento. Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla
classe, alla didattica, alla psicologia dei bambini e delle bambine.
Non sarebbero più possibili le uscite didattiche nel territorio, musei,
aule didattiche decentrate, manifestazioni sportive… Per evidenti
questioni di sicurezza il singolo insegnante non può uscire dalla
scuola con la classe da solo. Fino ad oggi questa didattica aperta al
territorio era possibile per la presenza di più insegnanti e delle
compresenze.
Non sarebbe più possibile per i genitori rapportarsi ad un gruppo di
insegnanti. Il riferimento diverrebbe unico, senza appello, senza
possibilità di confrontarsi a più voci.
Non sarebbe più possibile una didattica di recupero e di arricchimento
dell’offerta formativa perché sparirebbero le compresenze e quindi la
possibilità di organizzare percorsi ad hoc per alunni in difficoltà o
attività di arricchimento che prevedano lavori a gruppi.
Cosa significa in termini di posti di lavoro
Un calcolo preciso è difficile farlo, sia perchè i dati che si hanno
non sono nuovissimi, sia perchè sono parziali. Calcolando che le classi
elementari statali in Italia nell'anno scolastico 2006/2007 erano
138.524 e che circa 1/5 erano a Tempo Pieno, lasciando un insegnante
per classe, nelle classi a Tempo Pieno il taglio sarebbe di 27.704
insegnanti; nelle classi a modulo ne verrebbero tagliati 55.410
In totale il taglio di insegnanti di scuola elementare per la
restaurazione a regime del maestro unico sarebbe di 83.114 maestre e
maestri.
… e il Tempo Pieno?
È evidente che la restaurazione del maestro unico annulla di fatto il
Tempo Piano. D’altronde l’esperienza del Tempo Pieno è stata il canale
di pratiche e sperimentazioni attraverso cui la pluralità decente si è
affermata per tutta la scuola italiana.