Rebeldìa non merita di essere sostituita da un edificio di 7 piani |
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Pubblichiamo qui di seguito la versione integrale dell'intervista con l'architetto Alessandro Baldassari pubblicata sul Tirreno di mercoledì 6 Agosto 2008 Qual'è il suo parere sulla questione Rebeldìa?
Credo che innanzi tutto si debbano distinguere i diversi aspetti della
questione: quella che si intende compiere sull'area del Rebeldìa,
attraverso la realizzazione della stazione degli autobus e di un nuovo
edificio di sette piani è una operazione sostanzialmente immobiliare,
legittima in quanto legittimata dal piano strutturale di cui la stessa
amministrazione che intende eseguire le opere si è dotata. Ciò però ha
poco a che vedere con il presunto risanamento del quartiere della
stazione. Il quartiere della stazione a Pisa ha una storia diversa? Il quartiere della Stazione a Pisa non ha avuto una storia diversa: attualmente il quartiere della Stazione, più genericamente quello che costituiva il territorio della scomparsa Circoscrizione 4 presenta il più alto tasso di stranieri residenti: quasi il doppio, per dire, rispetto alla ex Circoscrizione 1 e oltre il 30% in più rispetto agli altri quartieri, con circa 9 residenti stranieri ogni cento abitanti (la media nazionale, per fare un raffronto, è del 2,3%). E' quindi evidente che si tratta di un quartiere delicato, il primo in cui il contatto fra residenti italiani e residenti stranieri è più fitto, più diretto. Il Comune ha comunque promesso la realizzazione in quell'area anche di un parco urbano.
In un ambito come questo pensare che un piccolo parco urbano come
quello che si prevede di realizzare una volta liberata l'area
prospiciente le mura dalla stazione degli autobus, parco che comunque
non verrà realizzato con questo intervento in cui lo scambio economico
è solo quello della realizzazione dell'edificio di sette piani in
cambio della stazione degli autobus è un'idea tenera ma che appartiene
ad un modo ottocentesco di concepire l'urbanistica. Già nel primo
novecento le amministrazioni locali inglesi e francesi erano costrette
a truccare i dati nel tentativo di dimostrare che le aree dove si
realizzavano i parchi urbani erano quelle dove accadevano meno
delitti. Questo naturalmente non significa essere contro alla
realizzazione dei parchi all'interno della città ma solo che non si
deve confondere qualità urbana ed integrazione. Perchè proprio di
integrazione, pensando al quartiere della Stazione di Pisa e più in
generale a tutti i quartieri "di contatto" Qual'è il suo ideale di urbanistica? E' un tipo di urbanistica che non si limita a considerare la città come un gigantesco Monòpoli in cui la sola attività necessaria è quella di riempire di case ed alberghi i buchi vuoti delle caselle. Ma anche nel Monòpoli esiste la carta degli Imprevisti, che amministrazioni ed imprenditori pescano malvolentieri: gli imprevisti sono i costi sociali che è necessario sostenere quando si interviene in contesti tanto delicati, a meno che non si voglia credere che in un quartiere dove insiste già la stazione ferroviaria, un grande parcheggio interrato (quando sarà terminato...) e la stazione degli autobus, il potenziamento di un ulteriore parcheggio possa costituire un intervento di risanamento. E tutto ciò senza offrire al quartiere nessuna contropartita in termini di miglioramento della vivibilità e delle possibilità di interazione non conflittuale che non sia semplicemente costituita da una striscia di verde, certamente importante, ma ancora di là da venire. Per sovramercato le stazioni di autobus costituiscono un luogo dove due fasce estremamente deboli della popolazione, gli anziani e gli immigrati - che, come sa chiunque abbia preso recentemente un mezzo pubblico ne costituiscono la maggioranza dell'utenza - vengono a contatto amplificando sia le potenziali problematiche che le potenzialità. Qual'è il ruolo di Rebeldìa in questo contesto? In questo contesto l'esperienza di Rebeldia - qui ed ora - rappresenta un unicum. E' un tentativo di dare, nella modernità, risposte alla necessità di rapporti che il mondo, globalizzato con o senza il nostro consenso, ci impone. La presenza all'interno del cosiddetto "Cartello Rebeldia" di associazioni le più diverse, ma il cui scopo è comunque quello di costituire un ponte tra residenti italiani e stranieri del quartiere, costituisce un laboratorio a cui un'Amministrazione avvertita dovrebbe guardare con rispetto e con il massimo dell'interesse. Ancor più oggi, quando le possibilità di mediazione offerte sul territorio dalle Circoscrizioni sono state cancellate e più nessun cuscinetto si pone tra l'Amministrazione centrale ed i cittadini. Qual'è il suo giudizio su tutta la questione che coinvolge il centro sociale Rebeldìa? Pensa che il Comune possa ripensare le sue scelte?
Quello che può rappresentare un laboratorio originale per
l'integrazione della cittadinanza non merita di essere sostituito –
senza alternative - da una iniziativa che complicherà i rapporti
all'interno del quartiere - in senso anche di aumento di traffico,
rumore, inquinamento - anziché alleggerirli. So per esperienza che
niente nelle vicende urbane è ineluttabile quando si incontra
l'attenzione di una Amministrazione avvertita: non esistono processi
economici o urbanistici che non si possano arrestare anche all'ultimo
momento quando possono costituire un danno per la popolazione ed alcune
esperienze di questi ultimi anni sono lì a confermarlo. Spero davvero
che anche questa volta la razionalità e l'amicizia per la nostra città
prevarranno. |
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