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Politica
RELATIVISMO E DEMOCRAZIA
Teocons
Ritorno in questo spazio perché un po' di giorni fa mi è capitato di ascoltare un'intervista a Gustavo Zagrebelsky, passato presidente della Corte Costituzionale. Si parlava di Democrazia, di laicità e di rapporti dello stato con la chiesa. Io avevo una confusione tremenda su questo tema e ora vi racconto come mi è stata chiarita, cercando di ricostrurire il ragionamento del Prof. Zagrebelsky.
Il concetto da cui si parte è il relativismo, cardine della democrazia. Il relativismo che consiste nel porre le proprie tesi sullo stesso piano delle tesi antagoniste senza alcuna posizione dogmatica (in democrazia non esistono dogmi). Il relativismo vero è quello fatto di punti saldi, di convinzioni profonde ma sempre disponibili al dibattito. Eliminato quindi ogni dubbio, non dobbiamo più avere paura del relativismo.
Ora però seguendo le parole del costituzionalista vado avanti nel distinguo da lui fatto fra sfera politica e sfera sociale. In quest'ultima il soggetto può esprimere la propria idea con ogni mezzo: giornali, tv, comizi. Può tenere posizioni dogmatiche senza per questo calpestare la democrazia. In questo scenario la posizione della chiesa è assolutamente legittima. Il no ai DICO e la visione indeformabile della famiglia fondata sul matrimonio appaiono scelte coerenti col messaggio della CEI e del papa che richiamano a valori assoluti. Le dichiarazioni e gli articoli sull'Avvenire appaiono scelte coerenti.
Ma nella sfera politica democratica tutto cambia. In un confronto non si può richiamare valori assoluti e considerarli intrattabili. Non posso dire di essere democratico ma tenere la mia tesi a un livello più alto perché fondata su valori assoluti. In democrazia l'unico imperativo deve essere il relativismo.
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E staccandomi dai pensieri di Zagrebelsky dico che i TeoCon e i TeoDem andrebbero esiliati in uno stato islamico dove non c'e' democrazia perché non c'è relativismo e dove le regole sono frutto d'interpretazioni assolute dei testi sacri.
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peace-keeping vs. giustizia mondiale
giustizia
Vorrei dire a Prodi e a tutti quelli che vogliono l'ampiamento della base statunitensa a Vicenza che a quelli "che portano ancora avanti discorsi basati sulla pace delle armi, dobbiamo far capire di quanto siano più efficaci le armi della pace. Prima fra tutte la promozione della giustizia. Quella globale, quella complessiva. Quella invocata dai Sud del mondo che muoiono per fame e indebitati fino al collo. Quella implorata dai popoli senza terra e violentati nei più elementari diritti umani. Quella rischiesta dalle genti del Medioriente, per le quali l'Europa non ha dimostrato di sapersi spendere con mediazioni intelligenti e libere da antiche soggezioni". Tutte parole di Don Tonino Bello sul Manifesto del 18 gennaio 1991. Siamo nel 2007, in mezzo ci sono state:
Prima guerra del Golfo
Guerra in Jugoslavia
Guerra in Cecenia
Guerra del Kosovo
Guerra in Afghanistan
Seconda guerra del Golfo
Guerra Israele-Libano
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Sicuramente le missioni di peace-keeping non risolvono proprio nulla. I soldati statunitenti e europei che vanno a giocare a 1,2,3 stella e sparano al primo iracheno che si muove non riappacificano né (come è evidente) nell'immediato, né (come sono convinto) a lungo andare. Ma lo sanno tutti: è fin banale dirlo. E' già luogo comune. L'Irak è un nuovo Vietnam.

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La vera pace avrà un costo, che non saranno le spese militari per le missioni. Sarà un costo elevatissimo, che cambierà le nostre abitudini, il nostro stile di vita. Il costo sarà smettere di consumare tutte quelle risorse che non ci toccano. Europa e Usa sono il 20% del mondo? ... Bene, allora prendiamo solo un quinto di tutte le risorse del pianete. Si tratta di ridurre di più di tre quarti i nostri consumi.
Rinuncia ai beni (Giotto)
E' sconvolgente, ma è l'unica soluzione. Altrimenti, chi per colpa nostra non ha per vivere è giusto che s'incazzi e che ci faccia neri appena può. Non è questione di fondamentalismo o terrorismo, (che in un clima di giustizia mondiale sarebbero marginali), è una questione di pancia.
La soluzione è semplice, le parole sono belle, ma noi siamo pronti a riununciare a tre quarti delle cose che compriamo/consumiamo/buttiamo?

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Se no allora non ci sono altre soluzioni che continuare a bombardare, distruggere, saccheggiare, minare perché più li schiacci più li tieni con la testa bassa.

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"Bisogna cambiare tutto affinché nulla cambi"
Il_Gattopardo260
Sicuramente non ci sono cambiamenti se niente cambia.
Allora la riuscita o meno del cambiamento è casuale? Io sono convinto di no. Per far coincidere le cose introduco il fattore tempo, spesso trascurato. Sono convinto che non esista una rivoluzione che si concluda in poco tempo, il processo rivoluzionario è al contrario lungo e continuo. Il gesto più estremo viene assorbito dal sistema e in poco tempo le sue vibrazioni scompaiono.
Se collego il discorso alle vicissitudini politiche italiane, in particolare al governo Prodi, non mi meraviglio che in Italia non sia cambiato molto nell'ultimo anno. Primo perché, come detto prima, i cambiamenti veri avvengono nel tempo. Secondo perché il governo si ferma, e meno male, a far funzionare l'infrastruttura ma alla fine quello che conta è la salute del tessuto sociale.
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Giorno 10: La carrozza che non c’è
TRENOSicuramente la situazione sui treni italiani non è ancora come nella foto. Però la devono smettere di vendere biglietti per carrozze che non esistono. L’altro giorno mi hanno venduto un biglietto per la carrozza 311, e la numerazione partiva da 1. Non c’era più posto ed erano tutti nei corridoi. Davvero assurdo! A volte penso ai treni di quest’estate in Norvegia e Svezia, tutta un’altra cosa.
O si aprono alla concorrenza nelle ferrovie oppure devono tornare statali. È una fregatura com’è adesso: una s.p.a. che, in quanto tale punta solo profitto, che opera in modo monopolistico. E non venitemi a dire che è a partecipazione statale.
Ohi ste, diventa un ingeniere gestionale in fretta così cambi un po’ sta cosa.
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Giorno 7: Differenziare... che casino!
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A Pavia eliminare i rifiuti di casa è un bel problema. Prima di tutto non ci sono cassonetti in tutto il centro storico, che è la parte più grossa della città, poi la differenziata è introvabile. Fino ad ora non ho ancora trovato la plastica. La carta invece mi cade sempre mentre la porto in bici.
Rumenta a parte, le mie amicizie siciliane si stanno moltiplicando, sono tantissimi: in 10 da un paesino di 3000 abitanti.

foto scattata sull’intercity genova-milano
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